LOS ANGELES – Il Dolby Theatre si prepara ad accogliere il gotha del cinema mondiale per la 98ª edizione degli Academy Awards, ma l’aria che si respira a Hollywood è tutt’altro che serena. Come un rituale che si ripete con scientifica precisione, l’annuncio delle candidature ha innescato un’onda d’urto di polemiche, evidenziando una frattura sempre più profonda tra i verdetti dell’establishment e il polso di un’industria in rapida evoluzione. Quest’anno, la lista degli “snub”, le esclusioni eccellenti, appare più lunga e dolorosa che mai, un vero e proprio catalogo di talenti ignorati che solleva interrogativi non solo sui meccanismi di voto, ma sull’anima stessa del cinema contemporaneo.
Il Gelo su “Wicked – Parte 2”: da Dieci a Zero
Il caso più emblematico, quasi un paradosso fisico nel suo esito, è quello di Wicked – Parte 2 (Wicked: For Good). Dopo che il primo capitolo aveva incantato l’Academy l’anno precedente, portando a casa ben 10 nomination e due statuette per categorie tecniche di peso come Migliori Costumi e Miglior Scenografia, il sequel è stato accolto da un silenzio assordante: zero candidature. Un’inversione di tendenza inspiegabile per il film di Jon M. Chu, che ha lasciato interdetti i fan e gli addetti ai lavori, soprattutto considerando le acclamate performance delle protagoniste Cynthia Erivo e Ariana Grande, entrambe snobbate. Questa totale inversione di rotta suona come un monito sulla volatilità delle preferenze dell’Academy e sulla difficoltà di replicare un successo, anche quando la formula sembra matematicamente perfetta.
La Disfatta degli Attori: una Galassia di Stelle Ignorate
Le categorie attoriali sono state il campo di battaglia più sanguinoso, con una vera e propria ecatombe di nomi illustri. Tra le esclusioni che gridano vendetta, spicca quella di Paul Mescal per la sua interpretazione di William Shakespeare in Hamnet. Nonostante il film di Chloé Zhao abbia raccolto otto nomination, inclusa quella per la co-protagonista Jessie Buckley, la performance “straordinaria” di Mescal, come l’ha definita la stessa Buckley, è rimasta incomprensibilmente fuori dai giochi.
Non va meglio a Jesse Plemons, la cui intensa performance nel dark-fantasy Bugonia di Yorgos Lanthimos è stata ignorata, nonostante il film abbia ricevuto quattro candidature, compresa quella per la co-star Emma Stone. Un’esclusione che ha deluso molti, considerando le nomination ottenute da Plemons in altri prestigiosi premi come i Golden Globe e i BAFTA per lo stesso ruolo.
La lista prosegue con veterani del calibro di George Clooney e Adam Sandler, la cui alchimia in Jay Kelly di Noah Baumbach non è bastata a convincere i giurati. Anche una leggenda come Daniel Day-Lewis, tornato sul set dopo anni per Anemone, diretto dal figlio Ronan, è rimasto a bocca asciutta. Sul versante femminile, nomi come Julia Roberts (After the Hunt – Dopo la Caccia) e Jennifer Lawrence (Die My Love) sono state clamorosamente escluse. Persino la giovane e acclamata Chase Infiniti, rivelazione di Una Battaglia Dopo L’Altra, è stata lasciata fuori dalla cinquina, nonostante i numerosi riconoscimenti ottenuti in altri contesti.
Registi Visionari Lasciati nell’Ombra
L’onda anomala delle esclusioni ha travolto anche la categoria della regia, lasciando a terra alcuni dei cineasti più influenti del panorama internazionale. Il sudcoreano Park Chan-wook, autore di capolavori come Oldboy, vede ancora una volta il suo nome assente dalla lista, nonostante le grandi aspettative per il suo No Other Choice – Non c’è Altra Scelta. Una delusione cocente per un maestro che, nonostante una carriera trentennale, non ha mai ricevuto una singola nomination all’Oscar.
Ancora più paradossale è la situazione di Guillermo del Toro. Il suo visionario Frankenstein ha fatto incetta di nomination, ben nove, inclusa quella per il Miglior Film, ma il suo nome non compare nella cinquina per la Miglior Regia. Una contraddizione che ha scatenato un acceso dibattito: come può un’opera essere considerata tra le migliori dell’anno senza che il suo artefice, colui che ne ha plasmato ogni singolo fotogramma, riceva un riconoscimento analogo? Anche il regista iraniano Jafar Panahi, Palma d’Oro a Cannes con Un Semplice Incidente, ha mancato la nomination per la regia, pur ottenendo quella per la Miglior Sceneggiatura Originale e Miglior Film Internazionale.
Un’Analisi del Fenomeno: Oltre la Semplice Esclusione
Quello degli “snub” non è un semplice elenco di nomi mancanti. È un fenomeno che, come un sismografo, registra le tensioni e le correnti sotterranee di Hollywood. Queste esclusioni parlano di campagne promozionali più o meno efficaci, di equilibri politici interni all’Academy, di una possibile resistenza verso generi o stili considerati meno “da Oscar” e, forse, di una crescente divergenza tra il gusto dei membri più anziani e le nuove sensibilità emergenti.
La notte del 15 marzo celebrerà i suoi vincitori, ma le ombre di questi grandi esclusi si allungheranno inevitabilmente sul palco del Dolby Theatre. Sarà una cerimonia che, al di là delle statuette assegnate, lascerà dietro di sé una scia di domande e un dibattito acceso sul futuro del premio cinematografico più ambito al mondo, un’istituzione chiamata a riflettere, forse con maggiore coraggio e apertura, la complessità e la ricchezza del cinema globale.
