La Procura di Milano ha impresso una decisa accelerazione sul caso che ha sconvolto l’opinione pubblica lo scorso autunno, chiedendo il processo con rito immediato per i due diciottenni, Alessandro Chiani e Ahmed Atia, arrestati il 18 novembre. Le accuse a loro carico sono pesantissime: rapina aggravata e tentato omicidio pluriaggravato in concorso con tre minorenni, per i quali si procede separatamente. La vittima è uno studente universitario di 22 anni, la cui vita è stata irrimediabilmente segnata da una violenza inaudita, scatenata per una banconota da 50 euro, e che ora rischia di rimanere paraplegico.
La notte della violenza in Corso Como
I fatti risalgono alla notte del 12 ottobre, in via Rosales, all’angolo con viale Monte Grappa, nel cuore della movida milanese di Corso Como. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti del commissariato Garibaldi Venezia, il gruppo di cinque giovani, tutti italiani e residenti a Monza, avrebbe prima importunato e deriso lo studente, per poi strappargli di mano 50 euro. La reazione del 22enne, nel tentativo di recuperare il denaro, ha scatenato la furia del branco. Il giovane è stato selvaggiamente picchiato con calci e pugni anche quando era già a terra e, soprattutto, raggiunto da due profonde coltellate alla schiena e al torace.
Le conseguenze sono state devastanti: perforazione di un polmone, lesione di un’arteria con conseguente shock emorragico e, la ferita più grave, una lesione al midollo spinale. Trasportato d’urgenza in ospedale, lo studente ha subito due interventi chirurgici e numerose trasfusioni, lottando per giorni tra la vita e la morte. La prognosi, purtroppo, parla di un’invalidità permanente che potrebbe costringerlo su una sedia a rotelle.
Le indagini e le versioni “inverosimili” degli indagati
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Andrea Zanoncelli, ha portato rapidamente all’identificazione e all’arresto dei cinque presunti responsabili. Decisive sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze di due ragazze presenti al momento dell’aggressione. Durante gli interrogatori di garanzia, i due maggiorenni hanno fornito versioni dei fatti che la giudice per le indagini preliminari, Chiara Valori, ha definito “inverosimili”, evidenziando un chiaro tentativo di minimizzare le proprie colpe e un rimpallo di responsabilità.
- Ahmed Atia, accusato di aver fatto da “palo”, ha sostenuto di essere rimasto a distanza, di aver pensato si trattasse solo di una “zuffa” e di non sapere che l’amico fosse armato.
- Alessandro Chiani, indicato come l’autore materiale delle coltellate, ha invece scaricato la colpa sui tre minorenni, affermando che avrebbero iniziato loro il pestaggio. Ha dichiarato di aver sferrato i fendenti solo per liberare uno dei minori “dalla presa” dello studente, pensando di colpire “solo la giacca”.
Queste giustificazioni non hanno convinto la gip Valori, che ha respinto le istanze di arresti domiciliari presentate dalle difese, sottolineando l’assenza di qualsiasi segno di pentimento. Tra le aggravanti contestate, oltre alla futilità del motivo, vi è l’aver approfittato di circostanze, come l’orario notturno e l’assenza di testimoni, che impedivano alla vittima ogni possibilità di difesa.
La crudeltà nelle chat e sui social
A rendere il quadro ancora più inquietante sono i contenuti emersi dalle chat e dai social network degli indagati. Intercettati dopo il fermo, i giovani si scambiavano commenti sprezzanti e denigratori sulla vittima, mostrando una “disumana indifferenza”. Frasi come “Oh, c’è un video dove si vede che lo scanniamo” o “Facciamo una storia su Instagram?” rivelano una totale assenza di empatia e la percezione dell’aggressione come un evento di cui vantarsi. Addirittura, uno degli arrestati avrebbe commentato un post su TikTok della consigliera Silvia Sardone, che denunciava l’escalation di violenza a Milano, scrivendo: “il 7 non l’hanno scoperto ancora”, alludendo proprio all’accoltellamento di cui si era reso protagonista.
Verso il processo
L’istanza di giudizio immediato, se accolta dalla gip Valori, permetterà di saltare l’udienza preliminare e di accelerare i tempi del processo. I due imputati avranno poi 15 giorni per decidere se optare per il rito abbreviato, che prevede uno sconto di pena in caso di condanna. Anche per i tre minorenni, attualmente detenuti presso l’istituto penale Beccaria, è già stato disposto il giudizio immediato dal Tribunale dei Minorenni. Una vicenda che pone ancora una volta l’accento sul crescente problema della violenza giovanile e del porto abusivo di armi tra i minori, un fenomeno in drammatico aumento negli ultimi anni.
