Cardiff – L’entusiasmo è alle stelle, ma la guardia resta altissima. Alla vigilia della trasferta in Galles, che chiuderà un Sei Nazioni storico per l’Italia del rugby, il Commissario Tecnico Gonzalo Quesada getta acqua sul fuoco dei facili trionfalismi. Nonostante la vittoria memorabile contro la Scozia e il pareggio strappato in Francia, il tecnico argentino sa che l’ultima fatica, quella al Principality Stadium di Cardiff, nasconde le insidie maggiori. “Il passato non conta niente. Questa sarà la partita più dura”, ha sottolineato con forza Quesada nella conferenza stampa di presentazione, mettendo in chiaro il livello di difficoltà che attende gli Azzurri.

Un Galles ferito e affamato di vittoria

Le parole del CT non sono di circostanza. Il Galles, fanalino di coda del torneo e a rischio “cucchiaio di legno”, si presenta all’appuntamento con le spalle al muro. “Loro sono obbligati a vincere, devono assolutamente vincere”, ha spiegato Quesada, analizzando la pressione psicologica che grava sui Dragoni. Una vittoria è l’unico risultato possibile per la squadra di Warren Gatland per salvare l’onore e chiudere in modo dignitoso un torneo fin qui disastroso. Nonostante le quattro sconfitte in altrettante partite, il Galles ha mostrato sprazzi di buon gioco, come ha ricordato lo stesso allenatore azzurro: “Hanno fatto bene contro Scozia e Irlanda”, a dimostrazione che il potenziale per fare male c’è, soprattutto tra le mura amiche di uno degli stadi più iconici del rugby mondiale.

Italia: tra recupero energie e assenze pesanti

Dall’altra parte, l’Italia arriva a Cardiff sulle ali dell’entusiasmo, ma con qualche cerotto. La vittoria contro la Scozia ha prosciugato energie fisiche e mentali, e il giorno in meno di preparazione rispetto agli avversari è un fattore da non sottovalutare. “Noi abbiamo recuperato bene anche se abbiamo avuto un giorno in meno di preparazione rispetto a loro”, ha assicurato Quesada. A preoccupare, però, è la lista degli infortunati. L’assenza più pesante è senza dubbio quella di Ange Capuozzo, l’estremo funambolico costretto al forfait per una frattura al dito. Al suo posto, il CT ha scelto di schierare Lorenzo Pani, che avrà l’onere e l’onore di vestire la maglia numero 15. Nonostante le defezioni, il gruppo è solido e consapevole della propria forza: “Abbiamo alcuni giocatori infortunati, ma stiamo bene e i ragazzi non hanno sbagliato nulla, sono tornati ad allenarsi con la stessa qualità e concentrazione di sempre”.

Obiettivo: scrivere la storia

Al di là del risultato finale, l’obiettivo dell’Italia è chiaro: chiudere il torneo a testa alta e dimostrare di aver compiuto un salto di qualità definitivo. “Spero che faremo una grande partita, sarebbe una ricompensa enorme per tutto lo staff e per i giocatori”, ha dichiarato Quesada, visibilmente orgoglioso del percorso fatto dai suoi ragazzi. L’ambizione è quella di raggiungere un traguardo mai toccato prima nella storia del rugby italiano al Sei Nazioni: “Meritano di chiudere con cinque partite competitive su cinque, qualcosa che prima non era mai successo”. Un’affermazione che la dice lunga sulla nuova mentalità infusa dal tecnico argentino: non più partecipazioni onorevoli, ma la consapevolezza di poter lottare alla pari con chiunque. Una vittoria a Cardiff non solo eviterebbe l’ultimo posto, ma proietterebbe l’Italia in una dimensione completamente nuova, coronando un torneo che, comunque vada, ha già segnato una svolta.

Di nike

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