MONZA – Un nuovo capitolo, o forse una semplice pausa di scena, si è consumato nelle aule del Tribunale di Monza nel processo che vede protagonista Giovanna Rigato, ex concorrente del Grande Fratello, accusata di tentata estorsione ai danni del defunto Silvio Berlusconi. L’udienza odierna ha registrato un colpo di scena con la mancata comparizione di due testimoni chiave citate dalla difesa: Karima El Mahroug, meglio nota come Ruby, e Barbara Guerra. Le loro assenze, seppur per motivi diversi, hanno determinato un inevitabile rinvio, aggiungendo ulteriore complessità a una vicenda giudiziaria che continua a far eco al controverso scandalo delle “cene eleganti” di Arcore.

Le ragioni delle assenze: tra maternità e irreperibilità

Karima El Mahroug, oggi residente a Genova e da poco diventata madre per la seconda volta, ha giustificato la sua assenza inviando un certificato medico. La motivazione addotta è l’impegno nell’allattamento del neonato. Tuttavia, la sua comunicazione ai giudici non si è limitata a questo. Attraverso i suoi legali, ha infatti precisato che, anche se fosse stata presente in aula, si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere. Questa scelta è legata al suo status di coimputata in un procedimento connesso, ovvero il processo d’appello “Ruby ter”, che la tutela dal fornire dichiarazioni che potrebbero potenzialmente auto-incriminarla.

Ben diversa e più intricata la situazione di Barbara Guerra. L’ex “Olgettina” è risultata semplicemente irreperibile, con informazioni che la collocano attualmente residente all’estero. Nonostante i tentativi di contatto tramite il suo avvocato, non è stato possibile rintracciarla, lasciando un vuoto significativo nel quadro probatorio che la difesa della Rigato intendeva costruire. Entrambe le donne saranno comunque nuovamente convocate per le prossime udienze, anche se l’esito di tali convocazioni appare incerto.

L’accusa a Giovanna Rigato: un milione di euro per il silenzio

Al centro del dibattimento monzese c’è l’accusa, formulata dalla Procura, secondo cui Giovanna Rigato avrebbe tentato di estorcere a Silvio Berlusconi una somma ingente, quantificata in circa un milione di euro. I fatti risalgono al 2016, quando, durante un incontro nella storica residenza di Villa San Martino ad Arcore, l’imputata avrebbe avanzato la richiesta economica.

Secondo l’impianto accusatorio, la richiesta sarebbe stata motivata da due fattori principali:

  • Un presunto danno d’immagine che la Rigato sosteneva di aver subito a causa del suo coinvolgimento mediatico e giudiziario nelle vicende legate al caso Ruby.
  • L’interruzione dei contributi economici che, secondo l’accusa, l’ex premier le avrebbe corrisposto con regolarità fino a quel momento.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Corrado Viazzo e Stefano Gerunda, ha sempre respinto categoricamente la tesi dell’estorsione. La linea difensiva sostiene che la richiesta della Rigato non fosse un ricatto, ma una legittima domanda di risarcimento per i danni patiti, una distinzione giuridica sottile ma fondamentale per l’esito del processo.

Le altre testimonianze e il contesto familiare

Nonostante le assenze eccellenti, l’udienza non è stata priva di contenuti. A testimoniare sono stati chiamati la madre dell’imputata, uno psichiatra che l’aveva in cura e un fotografo. La madre ha raccontato di una telefonata ricevuta dalla figlia nel 2009, in piena notte, direttamente da Berlusconi, che si sincerava che non fosse stata contattata da giornalisti, offrendole il suo supporto. La teste ha però sottolineato che la figlia avrebbe rifiutato quell’aiuto, descrivendola come una donna molto provata e in stato d’ansia per la vicenda.

È emerso inoltre il racconto di uno stato di frustrazione della Rigato, stanca di “prendere un mensile senza fare niente o pochissimo” dopo la sospensione dei suoi contatti lavorativi con Mediaset. Questa testimonianza si inserisce nella strategia difensiva che mira a inquadrare la richiesta economica come una sorta di liquidazione o “buona uscita” per chiudere i rapporti.

A portare avanti l’azione legale intrapresa dal padre prima della sua scomparsa sono ora i cinque figli di Silvio Berlusconi, costituitisi parte civile nel procedimento. La prossima udienza è fissata per il 15 aprile, data in cui è previsto l’esame dell’imputata stessa.

Questo processo si conferma come uno degli ultimi strascichi di una stagione politico-giudiziaria che ha segnato profondamente la cronaca italiana, un’eco lontana di feste e rapporti di potere le cui conseguenze si protraggono ancora oggi nelle aule di tribunale, tra testimoni assenti e verità difficili da ricostruire.

Di veritas

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