Milano – A sei anni dalla tragica ondata pandemica che ha sconvolto l’Italia, la ferita per le morti al Pio Albergo Trivulzio è ancora aperta e sanguinante. I familiari degli anziani deceduti a causa del Covid-19 all’interno della storica struttura milanese, riuniti nell’associazione Felicita, non accettano la richiesta di archiviazione avanzata per la seconda volta dalla Procura di Milano e annunciano una ferma opposizione. La loro richiesta è chiara e decisa: verità e giustizia in un’aula di tribunale.

La richiesta di archiviazione della Procura: “insuperabili carenze probatorie”

La Procura di Milano, rappresentata dal pm Mauro Clerici, ha nuovamente chiesto al Giudice per le indagini preliminari di archiviare il caso che vede indagato l’ex direttore generale del Pio Albergo Trivulzio (Pat), Giuseppe Calicchio. Le accuse a suo carico sono pesantissime: omicidio colposo, epidemia colposa e violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Nonostante un’inchiesta durata quasi sei anni e una nuova perizia disposta dal gip, la Procura ritiene che sussistano “insuperabili carenze probatorie” per sostenere l’accusa in giudizio. Secondo i magistrati, non sarebbe possibile individuare con certezza “il momento di ingresso” del virus nella struttura, le sue modalità di diffusione tra i reparti, né quali specifiche misure di sicurezza avrebbero potuto e dovuto essere adottate per evitare il contagio. In sostanza, mancherebbe il nesso causale tra le eventuali omissioni della dirigenza e l’elevato numero di decessi.

La perizia e l'”eccesso di mortalità”

Eppure, la perizia eseguita in sede di incidente probatorio ha messo in luce dati allarmanti. Gli esperti hanno riscontrato un “eccesso di mortalità” nel periodo compreso tra gennaio e dicembre 2020, attribuendo il 20,41% dei decessi alle complicanze dirette dell’infezione da Covid-19. La consulenza ha inoltre evidenziato criticità gestionali e organizzative, come la “carente fornitura dei dispositivi” di protezione individuale e una “tardiva applicazione delle procedure” di isolamento, che “hanno potuto incidere sulla propagazione del virus”. Tuttavia, per i periti e per la Procura, queste criticità erano diffuse in gran parte delle strutture sanitarie italiane durante la prima, caotica fase della pandemia, e non sarebbero sufficienti a configurare una responsabilità penale diretta della dirigenza del Pat.

La battaglia dei familiari: “Gravi condotte colpose, si vada a processo”

Di parere diametralmente opposto è Alessandro Azzoni, presidente dell’associazione Felicita, che definisce la richiesta di archiviazione “incomprensibile”. “La perizia disposta dal Giudice”, ha dichiarato Azzoni, “ha evidenziato numerose e gravi condotte colpose. I risultati meritano di essere valutati in sede processuale”. Per i familiari delle vittime, l’archiviazione sarebbe un’ingiustizia intollerabile dopo anni di attesa e di dolore. Essi, attraverso i loro legali, presenteranno formale opposizione alla richiesta della Procura, chiedendo al gip di disporre l’imputazione coatta di Giuseppe Calicchio. L’obiettivo è portare il caso davanti a un giudice e accertare in un pubblico dibattimento le responsabilità di quanto accaduto tra le mura di una delle più importanti istituzioni per anziani d’Italia.

La vicenda del Pio Albergo Trivulzio rappresenta uno dei capitoli più dolorosi della gestione pandemica nelle residenze per anziani, un dramma che ha colpito innumerevoli famiglie in tutta la Lombardia e nel resto del Paese. La decisione del gip sulla richiesta di archiviazione è ora attesa con grande trepidazione: essa segnerà un punto cruciale nella lunga e sofferta ricerca di verità per la “strage dei nonni”.

Di veritas

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