West Bloomfield, Michigan – Attimi di terrore hanno scosso la periferia di Detroit, quando un uomo ha lanciato la sua auto, descritta come “piena di mortai”, contro l’ingresso della sinagoga Temple Israel. L’assalitore, successivamente identificato come Ayman Ghazaleh, ha poi aperto il fuoco contro gli agenti della sicurezza prima di essere ucciso in uno scontro a fuoco. Fortunatamente, la pronta reazione del personale di sicurezza ha evitato una strage, limitando il bilancio a un solo ferito, un agente colpito dal veicolo dell’attentatore.
LA DINAMICA DELL’ATTACCO
Secondo le prime ricostruzioni, l’attacco è avvenuto nella giornata di giovedì 12 marzo. Ghazaleh si è diretto volontariamente con il suo veicolo contro la struttura che ospita la sinagoga, riuscendo a raggiungere l’ingresso. Una volta schiantatosi, è sceso dall’auto armato e ha iniziato a sparare. La sicurezza privata del complesso ha risposto immediatamente al fuoco, neutralizzando l’aggressore. L’impatto del veicolo ha causato un incendio, dal quale si è levata una colonna di fumo nero visibile a distanza.
Il dispiegamento di forze dell’ordine è stato imponente, con almeno un centinaio di auto della polizia che hanno circondato l’area, evidenziando il timore di un attacco su vasta scala. La zona è stata isolata e le scuole del distretto di West Bloomfield, così come tutte le organizzazioni ebraiche dell’area di Detroit, hanno attivato i protocolli di sicurezza, entrando in lockdown per diverse ore.
IL MOVENTE E L’IDENTITÀ DELL’ASSALITORE
Le indagini si sono subito concentrate sul movente dell’attacco, che l’FBI ha definito un “atto di violenza mirato contro la comunità ebraica”. L’assalitore, Ayman Ghazaleh, 41 anni, era un cittadino statunitense di origine libanese. Secondo quanto riportato da diverse fonti, prima dell’attacco Ghazaleh avrebbe pubblicato sui social media un messaggio in cui sosteneva che membri della sua famiglia fossero stati uccisi in un recente attacco israeliano in Libano. Questa informazione suggerisce una possibile vendetta come causa scatenante del suo gesto.
Le autorità hanno confermato che l’uomo aveva ottenuto la cittadinanza statunitense nel 2016, dopo essere arrivato nel paese nel 2011 con un visto per coniugi di cittadini americani. La polizia ha rivelato di aver “monitorato per diverse settimane questo tipo di attacchi”, indicando un livello di allerta già elevato per possibili minacce alla comunità.
LA REAZIONE DELLA COMUNITÀ E DELLE ISTITUZIONI
La sinagoga Temple Israel rappresenta una delle più grandi congregazioni ebraiche riformate degli Stati Uniti e al suo interno ospita anche una scuola materna e un asilo. Al momento dell’attacco, nella struttura erano presenti circa 140 bambini, che sono stati prontamente evacuati e portati in un centro comunitario vicino per ricongiungersi con i loro genitori. L’eroismo del personale di sicurezza è stato elogiato dalla stessa congregazione e dalle autorità.
La governatrice del Michigan, Gretchen Whitmer, ha condannato fermamente l’episodio, affermando che la comunità ebraica deve poter “vivere e pregare in sicurezza”. Anche il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha commentato l’accaduto, dichiarando che “l’antisemitismo non conosce limiti né confini” e rendendo omaggio al “coraggioso personale di sicurezza della sinagoga per l’intervento tempestivo”. La Casa Bianca ha fatto sapere che il presidente è stato informato dei fatti.
A seguito dell’attacco, è stata aumentata la sorveglianza presso tutte le strutture ebraiche della zona fino a quando la situazione non sarà completamente chiarita. Oltre all’agente ferito lievemente, una trentina di membri delle forze dell’ordine sono stati portati in ospedale per aver inalato il fumo proveniente dal veicolo in fiamme.
