Un viaggio sonoro ai confini dei generi, un crocevia di culture musicali dove l’avanguardia dialoga con la memoria e la sperimentazione traccia nuove rotte espressive. Questa è l’anima di Junctions Beyond Jazz, la nuova, audace rassegna concepita e promossa dalla Fondazione Musica per Roma, da sempre faro e sostegno per la musica contemporanea. A partire dal 15 marzo e fino al 13 dicembre, la prestigiosa cornice della Casa del Jazz di Roma ospiterà nove appuntamenti domenicali, fissati per le ore 12:00, che promettono di ridefinire la percezione della musica d’oggi. Protagonisti di questa esplorazione saranno i talentuosi solisti del PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble, formazione residente all’Auditorium Parco della Musica e diretta con sapienza da Tonino Battista.
Un’inaugurazione nel segno del ritmo
Il concerto inaugurale, domenica 15 marzo, sarà affidato al virtuosismo del percussionista Flavio Tanzi, che guiderà il pubblico in un universo ritmico pulsante e multiforme. Il programma, intitolato “Il Suono del Ritmo”, è un trittico di autori contemporanei che indagano le potenzialità espressive delle percussioni con linguaggi differenti e affascinanti. Si potranno ascoltare musiche di compositori di fama internazionale come David Lang, con il suo “Anvil Chorus”, e brani dei talentuosi Christopher Cerrone (“A Natural History of Vacant Lots” e “Double Happyness”, quest’ultimo eseguito insieme alla chitarra elettrica di Luca Nostro) e Francesco Antonioni con “Tallonite”. Un’apertura che dichiara immediatamente l’intento della rassegna: sfidare le convenzioni e offrire un’esperienza d’ascolto profonda e stimolante.
La filosofia di un percorso sonoro senza confini
Come sottolinea Tonino Battista, direttore del PMCE e mente artistica del progetto, “Junctions Beyond Jazz è un percorso sonoro che ridefinisce i linguaggi della musica di oggi travalicando i confini di genere e gli steccati accademici”. La programmazione è un mosaico eclettico che spazia “dalle visioni di David Bowie alle sonorità armene, fino all’uso della chitarra elettrica declinato dai compositori contemporanei”. L’obiettivo è quello di intercettare un pubblico curioso, pronto a lasciarsi sorprendere, e di confermare lo spirito di apertura che da sempre anima l’attività del PMCE. Questa rassegna non è solo una serie di concerti, ma un manifesto culturale che celebra la fluidità e la ricchezza dei linguaggi musicali contemporanei.
Il calendario, infatti, si snoda attraverso tappe tematiche di grande respiro, affidate a interpreti di primo piano. Dopo l’inaugurazione, il 22 marzo sarà la volta di “Storie d’oriente” con il Triolet (Manuel Zurria al flauto, Luca Sanzò alla viola e Lucia Bova all’arpa). Il 19 aprile, un inedito omaggio all’universo di David Bowie e dei Beatles si fonderà con le atmosfere di George Crumb e Luciano Berio. E ancora, performance di improvvisazione strutturata con il contrabbassista Rocco Castellani (3 maggio), un’opera immersiva sulla memoria armena con Karen Ouzounian e Lembit Beecher (31 maggio), e un focus sulla chitarra elettrica con Luca Nostro (20 settembre). Il viaggio proseguirà con la fusione di poesia greca e sperimentazione elettronica di Massimo Ceccarelli (18 ottobre), un concerto per arpa ed elettronica con Lucia Bova (29 novembre), per concludersi il 13 dicembre con gli ottoni dell’Accademia Brass Quintet, che reinterpreteranno musiche da film di Rota, Morricone e Bacalov.
Un punto di riferimento per la formazione e la cultura
L’iniziativa della Fondazione Musica per Roma non si limita all’aspetto concertistico, ma assume un’importante valenza formativa. Come dichiarato dall’istituzione, la presenza di un organismo come il PMCE e di una programmazione così ricca ambisce a “costituire un punto di riferimento particolarmente utile a tutti coloro che studiano a qualsiasi titolo le discipline musicali”. Offrire agli studenti e ai giovani musicisti la possibilità di confrontarsi direttamente con il mondo del professionismo specializzato nell’interpretazione della musica d’oggi è un investimento cruciale per il futuro della cultura musicale. Questa rassegna diventa così un’aula a cielo aperto, un laboratorio di ascolto e di analisi, consolidando il ruolo dell’Auditorium Parco della Musica e delle sue emanazioni come poli di eccellenza e di innovazione nel panorama culturale non solo romano, ma nazionale.
