MILANO – L’intelligenza artificiale sta avanzando a una velocità che un tempo apparteneva solo alla fantascienza, promettendo di rivoluzionare ogni aspetto della nostra società. Con un fatturato globale che si prevede supererà i 400 miliardi di dollari entro il 2027, questo settore rappresenta una delle più grandi opportunità economiche e tecnologiche del nostro tempo. Tuttavia, dietro la scintillante facciata dell’innovazione, si nasconde una profonda disuguaglianza: un marcato gender gap che rischia di compromettere le fondamenta stesse di questo nuovo mondo digitale. Secondo un recente e allarmante studio dell’Asian Development Bank, a livello globale solo tre professionisti su dieci nel campo dell’IA sono donne. Una cifra che, sebbene in lieve crescita del 4% rispetto al 2016, è ancora drammaticamente bassa e solleva interrogativi cruciali non solo sull’equità, ma anche sulla qualità, sicurezza e inclusività dei sistemi che stiamo costruendo.
I numeri di una disparità sistemica
Analizzando i dati in modo più approfondito, il quadro che emerge è ancora più preoccupante. La sottorappresentazione femminile, infatti, si accentua man mano che si sale nella gerarchia professionale e si entra nel cuore della ricerca e dello sviluppo. Ecco alcuni dati chiave:
- Professionisti dell’IA: Solo il 30% a livello mondiale sono donne.
- Ricercatori in IA: La percentuale crolla drasticamente al 12%, significando che meno di un ricercatore su otto è donna.
- Posizioni Senior: Le donne occupano solo il 23% delle posizioni di alto livello e appena l’8% di quelle tecniche senior.
- Leadership: Nelle posizioni di vertice, la presenza femminile si assottiglia ulteriormente, diventando quasi irrisoria.
Questo divario non è un fenomeno isolato al mondo dell’IA, ma si inserisce in un contesto più ampio di disparità nelle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), dove le donne rappresentano a livello mondiale solo il 28,2% della forza lavoro. Nella regione Asia-Pacifico, oggetto di particolare attenzione dello studio, le ricercatrici STEM sono il 23,9%, ben al di sotto della media globale del 29,3%.
Le radici del problema: tra stereotipi e barriere strutturali
Le cause di questa persistente disparità sono complesse e multifattoriali. Alla base vi sono barriere strutturali e stereotipi di genere profondamente radicati nella nostra società. Fin dai percorsi educativi, le ragazze vengono spesso scoraggiate dall’intraprendere carriere tecnico-scientifiche, a causa della mancanza di modelli di riferimento femminili e di un orientamento scolastico poco inclusivo. Questo si traduce, come dimostrano i dati Eurostat, in una minoranza di donne laureate in materie ICT nell’Unione Europea.
A queste barriere educative si aggiungono ostacoli nel mondo professionale. Le donne che riescono a entrare nel settore tecnologico si scontrano spesso con un “soffitto di vetro” che ne limita la progressione di carriera. Inoltre, l’accesso ai finanziamenti per le startup innovative è significativamente più difficile per le imprenditrici: a livello globale, le startup fondate da donne ricevono meno del 2% del totale degli investimenti, anche in settori ad alta tecnologia come l’IA.
Il rischio di un’IA “di parte”: quando gli algoritmi ereditano i nostri pregiudizi
La scarsa diversità di genere nei team di sviluppo non è solo una questione di pari opportunità, ma un vero e proprio “bug” di sistema che può avere conseguenze profonde e pervasive. Come sottolineato dall’OCSE, sistemi di intelligenza artificiale sviluppati da team poco diversificati rischiano di amplificare le discriminazioni già esistenti. Questo accade perché gli algoritmi “imparano” dai dati con cui vengono addestrati e, se questi dati riflettono i pregiudizi e gli stereotipi della società, l’IA li assorbirà e li riprodurrà su larga scala.
Gli esempi sono già numerosi e concreti:
- Modelli linguistici: Grandi modelli come GPT-2 di OpenAI e Llama 2 di Meta hanno mostrato la tendenza ad associare le donne a ruoli domestici e gli uomini a carriere professionali.
- Selezione del personale: Sono noti casi di algoritmi di recruiting, come uno sviluppato da Amazon, che penalizzavano i curricula contenenti la parola “donne”, poiché addestrati su dati storici di un ambiente a predominanza maschile.
- Accesso al credito: Modelli di credit scoring possono svantaggiare le donne nell’accesso a servizi finanziari.
- Diagnosi mediche: L’utilizzo di dati sanitari non differenziati per genere può portare a diagnosi meno accurate per le donne.
Il caso Grok e la “democratizzazione dell’abuso”
Un esempio recente e particolarmente inquietante delle implicazioni di un’IA sviluppata senza un’adeguata considerazione delle questioni di genere è il caso di Grok, il chatbot di proprietà di Elon Musk. La sua capacità di generare facilmente deepfake a sfondo sessuale e non consensuale, spesso a partire da immagini reali di donne e minori, ha scatenato un’ondata di indignazione globale e ha portato all’apertura di un’inchiesta da parte dell’Unione Europea. Questo episodio ha messo in luce come l’IA possa diventare uno strumento per quella che è stata definita la “democratizzazione dell’abuso”, trasformando la violenza e la misoginia in un fenomeno di massa accessibile a chiunque con pochi click.
Un appello all’azione: costruire un futuro digitale inclusivo
Di fronte a questo scenario, è imperativo agire con urgenza. Come conclude lo studio dell’Asian Development Bank, l’uguaglianza di genere deve essere considerata un principio fondamentale in ogni fase del ciclo di vita dell’IA, dallo sviluppo alla distribuzione. Governi, settore privato e società civile devono collaborare per integrare la prospettiva di genere nelle strategie nazionali sull’IA.
Le soluzioni richiedono un approccio olistico. È necessario investire nell’istruzione per incoraggiare più ragazze a intraprendere studi STEM, promuovere modelli di ruolo femminili nel settore tecnologico, creare ambienti di lavoro più inclusivi e garantire un accesso equo ai finanziamenti per le imprenditrici. Ma soprattutto, è fondamentale che chi progetta gli algoritmi del nostro futuro – uomini e donne insieme – sia consapevole della propria responsabilità etica. Solo garantendo la diversità nei team di sviluppo potremo sperare di costruire un’intelligenza artificiale che sia veramente al servizio di tutta l’umanità, senza lasciare indietro nessuno.
