Una sentenza che va oltre il singolo caso e accende un faro sulle criticità strutturali della sanità pubblica. Il Tribunale del Lavoro di Ivrea, con la sentenza n. 122/2026 pubblicata il 25 febbraio, ha condannato l’Azienda Sanitaria Locale TO4 a risarcire un infermiere del reparto di Psichiatria dell’ospedale di Chivasso per “grave demansionamento”. La decisione, destinata a fare giurisprudenza, riconosce la compromissione della professionalità e della dignità di un lavoratore costretto per oltre otto anni, dal gennaio 2014 al maggio 2022, a svolgere mansioni non riconducibili al suo profilo professionale.
La vicenda: otto anni di mansioni improprie
Al centro della vertenza, portata avanti dal sindacato Si Cobas di Torino, vi è la cronica carenza di Operatori Socio-Sanitari (OSS) all’interno del reparto psichiatrico dell’ospedale di Chivasso. Questa assenza sistematica ha costretto l’infermiere a farsi carico in modo costante e continuativo di compiti “igienico-sanitarie e domestico alberghiere”. Come ricostruito nel dettaglio dalla giudice del lavoro Meri Papalia, il professionista si è trovato a dover svolgere attività quali:
- Assistenza igienica ai pazienti allettati.
- Cambio della biancheria e rifacimento dei letti.
- Supporto durante i pasti, fino all’imboccamento dei degenti.
- Distribuzione e preparazione di colazioni e merende.
- Lavaggio delle stoviglie e pulizia dei tavoli del reparto.
Attività, come sottolineato dal giudice, che appartengono inequivocabilmente alla sfera di competenza del personale socio-sanitario e che, in questo caso, sono state sistematicamente scaricate sugli infermieri, creando una dannosa sovrapposizione di ruoli.
La decisione del Tribunale e il risarcimento
Il Tribunale di Ivrea ha accolto pienamente le ragioni del ricorrente, riconoscendo che lo svolgimento continuativo di tali mansioni inferiori ha configurato un grave demansionamento, in violazione dell’articolo 2103 del Codice Civile, che tutela la professionalità del lavoratore. La sentenza ha stabilito che la dequalificazione è stata grave e protratta nel tempo, ledendo l’identità professionale e la dignità del dipendente.
Di conseguenza, l’ASL TO4 è stata condannata in primo grado a risarcire il danno subito dall’infermiere. Il risarcimento è stato quantificato nella misura del 20% della retribuzione netta percepita dal lavoratore nel lungo periodo in questione, dal gennaio 2014 al maggio 2022, oltre al pagamento delle spese processuali.
Una battaglia sindacale per un problema sistemico
Il sindacato Si Cobas di Torino ha espresso grande soddisfazione per l’esito del giudizio, sottolineando come questa vertenza non sia stata intrapresa solo per tutelare il singolo lavoratore, ma per denunciare una problematica ben più ampia e radicata nel sistema sanitario nazionale. “La vertenza sul demansionamento”, spiega il sindacato, “è stata portata avanti non solo per denunciare la dequalificazione professionale, ma per portare alla luce e contrastare una situazione frequente di sovraccarico di lavoro che riguarda numerose situazioni ospedaliere e della sanità”.
Questa sentenza, infatti, mette a nudo le conseguenze della carenza di personale di supporto, un problema che costringe gli infermieri a destreggiarsi tra compiti clinici, responsabilità assistenziali e mansioni “alberghiere” per garantire i servizi essenziali ai pazienti. Una situazione che, oltre a dequalificare una professione sanitaria fondamentale, aumenta esponenzialmente il rischio di stress, burnout e, inevitabilmente, di errori.
Il contesto: la professionalità infermieristica sotto attacco
Il caso di Chivasso non è un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto nazionale dove la professione infermieristica è spesso svilita dall’assegnazione di compiti impropri. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte ribadito che l’adibizione a mansioni inferiori, anche se non prevalenti, è illegittima se diventa una prassi sistematica e non occasionale. La carenza di OSS non può e non deve diventare una giustificazione per “svuotare di contenuto” la qualifica professionale degli infermieri, la cui responsabilità è primariamente quella legata all’assistenza infermieristica.
Questa sentenza del Tribunale di Ivrea rappresenta, quindi, un importante precedente e un monito per le aziende sanitarie: la corretta organizzazione del lavoro e la dotazione di organici adeguati sono responsabilità precise del datore di lavoro, essenziali per tutelare la dignità dei professionisti e, di riflesso, la qualità dell’assistenza offerta ai cittadini.
