La situazione dei diritti umani a Cuba continua a destare profonda preoccupazione. Secondo l’ultimo rapporto dell’organizzazione non governativa Prisoners Defenders, relativo al mese di febbraio 2026, il numero di prigionieri politici sull’isola ha raggiunto la cifra allarmante di 1.214. Un dato che segna un nuovo, triste record e che testimonia un’escalation della repressione governativa nei confronti di qualsiasi forma di dissenso.
Il documento, pubblicato dall’organizzazione con sede a Madrid, evidenzia un quadro a tinte fosche: nel solo mese di febbraio sono stati registrati 28 nuovi arresti per motivi politici, di cui 23 uomini e 5 donne. Nello stesso periodo, 21 persone sono uscite dalla lista, nella maggior parte dei casi per aver terminato di scontare la propria pena. “Oggi registriamo 1.214 prigionieri politici a Cuba”, ha dichiarato all’ANSA Javier Larrondo, presidente di Prisoners Defenders, denunciando che “a febbraio una persona al giorno è stata incarcerata per motivi politici”.
Il dissenso online nel mirino delle autorità
Molti dei nuovi casi di detenzione riguardano cittadini condannati per aver espresso il proprio dissenso attraverso i social network o per aver esposto cartelli e realizzato graffiti critici nei confronti del governo. Questa tendenza conferma come il regime cubano stia intensificando la sorveglianza digitale per soffocare le voci critiche. Un recente rapporto della stessa Prisoners Defenders ha messo in luce l’allarmante sistema di sorveglianza digitale che il regime ha costruito per reprimere il dissenso, con il 60% degli intervistati che ha dichiarato di essere stato arrestato e interrogato poche ore o giorni dopo aver pubblicato post critici. Il reato di “propaganda contro l’ordine costituzionale” viene sempre più utilizzato come strumento per colpire le critiche al governo, trasformando il sistema penale in un apparato di repressione sistematica.
Il caso di Luis Miguel Oña Jiménez: una morte che solleva interrogativi
Il rapporto di Prisoners Defenders getta luce anche sulla tragica morte in carcere del detenuto politico Luis Miguel Oña Jiménez. Arrestato durante le proteste dell’11 luglio 2021, Oña Jiménez, 27 anni, era stato condannato a 12 anni di prigione per “sedizione”. Secondo l’organizzazione, la sua detenzione è stata segnata dalla mancanza di cure mediche adeguate e da presunti maltrattamenti. Oña Jiménez soffriva di una grave condizione medica e, nonostante le ripetute richieste, gli sarebbe stata negata l’assistenza necessaria. Solo quando il suo stato di salute era ormai irrimediabilmente compromesso, le autorità gli hanno concesso una licenza extrapenale, una pratica che secondo diverse organizzazioni per i diritti umani mira a evitare che i decessi avvengano all’interno delle strutture penitenziarie. La sua morte, avvenuta poco dopo il rilascio, “è stata causata in prigione, sotto la tutela dello Stato”, ha denunciato Prisoners Defenders.
Un contesto di crisi economica e sociale
La crescente repressione si inserisce in un contesto di profonda crisi economica e sociale che attanaglia Cuba. La popolazione deve fare i conti con blackout prolungati, carenza di cibo e medicinali e un generale deterioramento delle condizioni di vita. Questa situazione esaspera il malcontento e alimenta le proteste, a cui il governo risponde con il pugno di ferro. Le manifestazioni dell’11 luglio 2021, le più grandi dal trionfo della rivoluzione del 1959, sono state un chiaro segnale del crescente malessere popolare. A seguito di quelle proteste, centinaia di persone sono state condannate a pene severe, e molte di loro si trovano ancora in carcere.
La risposta della comunità internazionale
La situazione dei diritti umani a Cuba è costantemente monitorata da organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch, che denunciano regolarmente arresti arbitrari, maltrattamenti e la mancanza di un giusto processo. Nonostante le pressioni internazionali e alcuni gesti di apertura, come il rilascio di un numero limitato di prigionieri a seguito di negoziati con il Vaticano, la repressione non accenna a diminuire. La comunità internazionale continua a chiedere al governo cubano il rilascio incondizionato di tutti i prigionieri di coscienza e la fine delle pratiche autoritarie.
