Crans-Montana, Svizzera – La comunità di Crans-Montana, ancora profondamente scossa dalla tragica notte di Capodanno, si trova ora al centro di una complessa tempesta politica e giudiziaria. Il sindaco, Nicolas Féraud, è stato ufficialmente iscritto nel registro degli indagati dalla procura del Canton Vallese nell’ambito dell’inchiesta sul devastante incendio che ha distrutto il lounge bar “Le Constellation”, provocando la morte di 41 persone e il ferimento di altre 115. Nonostante la gravità delle accuse, il consiglio comunale della nota località sciistica ha deciso che Féraud manterrà il suo incarico.

In una nota ufficiale, l’amministrazione comunale ha comunicato di aver “preso atto dell’indagine a carico” del primo cittadino, il quale “continua a lavorare con serenità”. Tuttavia, è stata posta una condizione cruciale: il sindaco Féraud conserverà le sue prerogative per la gestione degli affari correnti, ma dovrà astenersi con effetto immediato dal trattare “tutti gli aspetti legati alla gestione delle conseguenze della tragedia del 1° gennaio”. Questo incarico è stato affidato a Sébastien Rey, attuale responsabile dell’economia del Comune. La misura resterà in vigore per tutta la durata dell’inchiesta a suo carico.

La notte della tragedia e le falle nella sicurezza

L’incendio è divampato la notte del 1° gennaio 2026 nel locale “Le Constellation”, un lounge bar situato in un seminterrato nel cuore di Crans-Montana. Secondo le prime ricostruzioni, le fiamme sarebbero state innescate dall’uso improprio di candele pirotecniche che hanno incendiato il rivestimento fonoassorbente del soffitto. Il fuoco si è propagato con una rapidità terrificante: secondo gli inquirenti, dal primo innesco al “flashover” – il divampare improvviso e generalizzato dell’incendio – è trascorso poco più di un minuto e mezzo.

Le indagini hanno fatto emergere un quadro allarmante di negligenze e violazioni delle norme di sicurezza. Il locale era drammaticamente sovraffollato: al momento del rogo erano presenti 164 persone, di cui 132 nel seminterrato, a fronte di una capienza autorizzata di 100 persone in quell’area. Filmati di videosorveglianza hanno mostrato l’ingresso di personale con bottiglie di champagne sormontate da fiaccole pirotecniche, un elemento che si è rivelato fatale.

Un’inchiesta che si allarga: le accuse al sindaco e all’amministrazione

L’inchiesta, inizialmente concentrata sui proprietari del locale, i coniugi Jacques Moretti e Jessica Maric, si è progressivamente allargata fino a coinvolgere figure chiave dell’amministrazione comunale. Il sindaco Nicolas Féraud, insieme ad altri quattro attuali ed ex funzionari comunali, deve rispondere di accuse pesantissime: incendio, omicidio e lesioni colpose. Si tratta delle stesse imputazioni contestate ai proprietari del bar.

Gli inquirenti stanno vagliando le responsabilità dell’amministrazione nel rilascio delle licenze e, soprattutto, nella vigilanza sul rispetto delle normative antincendio. L’iscrizione del sindaco nel registro degli indagati suggerisce che la magistratura stia cercando di capire se vi siano state mancanze o omissioni nei controlli che avrebbero potuto prevenire la strage. Lo stesso Féraud ha ammesso di aspettarsi di essere sentito dagli inquirenti, affermando: “Una tragedia del genere solleva inevitabilmente molte domande. È normale che le autorità forniscano delle risposte”.

L’inchiesta si è estesa anche a livello internazionale, con una stretta collaborazione tra gli inquirenti svizzeri e italiani, dato che sei delle vittime erano di nazionalità italiana. Sono emersi anche sospetti di riciclaggio e frode assicurativa a carico dei proprietari del locale, aggiungendo un ulteriore livello di complessità al caso.

La reazione politica e il futuro di Crans-Montana

La decisione di mantenere Nicolas Féraud al suo posto, seppur con deleghe ridotte, ha suscitato un acceso dibattito. Da un lato, si vuole garantire la continuità amministrativa in un momento di profonda crisi; dall’altro, le famiglie delle vittime e parte dell’opinione pubblica chiedono un segnale forte di assunzione di responsabilità politica. Il consiglio comunale ha dichiarato di essersi preparato a questa eventualità e di voler collaborare pienamente con la magistratura per l’accertamento dei fatti.

Nel frattempo, la Confederazione Elvetica ha approvato un progetto di legge urgente per versare un contributo di solidarietà di 50.000 franchi ai feriti gravi e ai familiari delle vittime, un segnale della portata nazionale della tragedia. Mentre l’iter giudiziario prosegue, con i prossimi interrogatori fissati per aprile, la comunità di Crans-Montana resta sospesa tra il dolore per una ferita incancellabile e l’attesa di verità e giustizia.

Di veritas

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