Buenos Aires – La corsa dell’inflazione in Argentina non accenna a rallentare, presentando una sfida continua per le politiche economiche del governo guidato da Javier Milei. Secondo i dati ufficiali rilasciati dall’Istituto nazionale di statistica (Indec), l’indice dei prezzi al consumo (IPC) ha registrato a febbraio 2026 un incremento del 2,9% su base mensile, un dato che eguaglia quello di gennaio e porta la variazione cumulata nel primo bimestre dell’anno al 5,9%.
Su base annua, l’aumento dei prezzi raggiunge il 33,1%, segnando un’accelerazione rispetto al 32,4% registrato nel mese precedente. Questo dato supera leggermente le aspettative degli analisti, che avevano previsto un tasso del 32,7%. È ormai da dieci mesi consecutivi, da maggio 2025, che l’indice mensile non mostra segni di rallentamento, una tendenza che preoccupa sia i mercati che i cittadini.
Le cause principali della spinta inflazionistica
Ad analizzare nel dettaglio la composizione dell’indice, emergono chiaramente i settori che hanno maggiormente contribuito alla spinta inflazionistica di febbraio. In cima alla lista troviamo la categoria ‘Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili’, che ha subito un rincaro del 6,8%. Questo aumento è in gran parte attribuibile all’incremento delle tariffe dei servizi pubblici e alla revisione dei criteri per la concessione dei sussidi, misure intraprese dal governo per risanare i conti pubblici.
Seguono a ruota il comparto degli ‘Alimenti e bevande non alcoliche’ e la voce ‘Beni e servizi vari’, entrambi con un incremento del 3,3%. L’aumento dei prezzi dei generi alimentari, in particolare della carne e dei suoi derivati, ha avuto l’incidenza maggiore sulla variazione mensile in quasi tutte le regioni del paese. Al contrario, i settori che hanno mostrato le variazioni più contenute sono stati ‘Bevande alcoliche e tabacco’ (+0,6%) e ‘Abbigliamento e calzature’, che è rimasto invariato (0,0%).
Analizzando le categorie, i prezzi dei beni e servizi Regolamentati hanno guidato gli aumenti con un +4,3%, seguiti dall’IPC “nucleo” (che esclude i prodotti stagionali e regolamentati) con un +3,1%. I prodotti Stagionali, invece, hanno registrato una sorprendente diminuzione dell’1,3%.
La strategia del governo Milei e le prospettive future
Il governo di Javier Milei, insediatosi con la promessa di abbattere l’iperinflazione che aveva superato il 200%, ha implementato una serie di misure drastiche basate sul freno all’emissione monetaria e su severi tagli alla spesa pubblica. Sebbene inizialmente queste politiche sembrassero aver sortito un effetto positivo, gli ultimi dati indicano una persistenza del problema inflazionistico che mette a dura prova la tenuta della strategia economica.
Nonostante le difficoltà, il Presidente Milei si mostra ottimista e in una recente intervista ha ribadito la sua previsione di un calo significativo dell’inflazione, stimando che ad agosto l’indice mensile possa scendere al di sotto dell’1%. Tuttavia, numerosi analisti esprimono scetticismo, sottolineando come un contesto globale ostile e le pressioni interne possano assottigliare i margini per un calo così marcato nei prossimi mesi. Le aspettative di mercato, raccolte dalla Banca Centrale argentina, sono state recentemente riviste al rialzo, segnalando una certa sfiducia nella capacità del governo di domare i prezzi nel breve termine.
Il ministro dell’Economia, Luis Caputo, ha collegato l’aumento dei prezzi alla politica di “correzione dei prezzi relativi”, definendola fondamentale per assicurare l’ordine macroeconomico e le condizioni per una crescita sostenuta. Il governo punta a raggiungere un equilibrio fiscale e un controllo rigoroso della massa monetaria per far convergere l’inflazione verso livelli internazionali.
La sfida per l’Argentina rimane enorme. La lotta all’inflazione si intreccia con la necessità di non soffocare la crescita economica e di gestire i pesanti costi sociali derivanti dalle misure di austerità, che hanno già portato a un aumento della povertà e alla perdita di posti di lavoro. Il 2026 si preannuncia un anno cruciale per il futuro economico e politico del paese, con scadenze di debito per quasi 20 miliardi di dollari che aggiungono ulteriore pressione sulle finanze pubbliche.
