Un’alleanza strategica per la lotta al narcotraffico che, tuttavia, agita le acque della politica interna ed estera di Panama. Il governo del presidente José Raúl Mulino ha recentemente confermato un’intesa con l’amministrazione statunitense di Donald Trump per intensificare le operazioni di contrasto al traffico di droga, anche attraverso l’uso della forza militare. Questa cooperazione, sebbene mirata a colpire organizzazioni criminali transnazionali, ha innescato un acceso dibattito sulla compatibilità di tali azioni con il Trattato di Neutralità del Canale di Panama e ha riportato alla ribalta la delicata questione della sovranità sulla strategica via d’acqua interoceanica.

La natura dell’accordo e le rassicurazioni di Panama

In seguito a un vertice in Florida a cui ha partecipato il presidente Mulino, il Ministero degli Esteri panamense ha emesso un comunicato per placare le crescenti preoccupazioni. La nota ufficiale chiarisce che l’intesa con Washington è di natura “tacita” e non formalizzata da documenti scritti. Il governo di Panama ha tenuto a precisare che non sussiste “nessuna contraddizione con il Trattato di Neutralità”, poiché l’obiettivo delle operazioni congiunte è rivolto esclusivamente contro le organizzazioni criminali, spesso legate al finanziamento del terrorismo internazionale. “Il canale è di Panama e continuerà a essere di Panama”, si legge nel comunicato, che sottolinea al contempo l’impossibilità di “permettere l’avanzata del narcotraffico” sul territorio nazionale. Di fatto, si tratta di un’alleanza che vede la partecipazione di 17 paesi per “distruggere” i cartelli della droga con “forza militare letale”, come annunciato da Trump.

Il presidente Mulino ha riconosciuto la gravità del problema, dichiarandosi “molto preoccupato” per l’enorme volume di cocaina che transita attraverso il suo paese verso Stati Uniti ed Europa. Questa situazione, secondo il presidente, è esacerbata dall’aumento “smisurato e incontrollato” della produzione di cocaina nella vicina Colombia. Panama, che non possiede un esercito, si trova quindi in una posizione strategica e vulnerabile, diventando un corridoio cruciale per il commercio marittimo globale ma anche per i traffici illeciti.

Le parole di Trump e il fantasma del passato

A gettare benzina sul fuoco delle polemiche interne sono state le dichiarazioni del presidente Donald Trump, note per il suo stile diretto e spesso provocatorio. Rivolgendosi a Mulino, Trump ha affermato: “Mi piace quel canale, José. Hai fatto il miglior affare della storia. L’avete comprato per un dollaro da uno dei nostri brillanti presidenti”, con un chiaro riferimento a Jimmy Carter. Fu proprio Carter, insieme al leader panamense Omar Torrijos, a firmare nel 1977 i trattati che hanno garantito a Panama il pieno controllo del Canale a partire dal 31 dicembre 1999.

Queste parole hanno rievocato un passato di tensioni e di lotta per l’autodeterminazione. La storia del Canale è intrinsecamente legata alle relazioni, talvolta turbolente, tra Panama e gli Stati Uniti. Dalla costruzione del canale da parte degli USA all’inizio del XX secolo, passando per le rivolte del 1964 per la sovranità sulla Zona del Canale, fino all’invasione statunitense del 1989 per deporre Manuel Noriega, la presenza e l’influenza americana sono sempre state un tema sensibile per la nazione centroamericana. Le recenti minacce di Trump di riprendere il controllo del Canale, adducendo una presunta influenza cinese, hanno ulteriormente esacerbato la situazione, mettendo il presidente Mulino in una posizione diplomatica complessa.

Un equilibrio delicato: sovranità e cooperazione

Il presidente Mulino si trova a dover navigare in acque agitate, cercando di mantenere un equilibrio tra la difesa della sovranità nazionale, un punto non negoziabile per Panama, e la necessità di cooperare con un alleato storico e potente come gli Stati Uniti nella lotta a una minaccia comune. Da un lato, il governo panamense ha respinto con fermezza le “menzogne e falsità” diffuse da Washington riguardo a presunti accordi per l’eliminazione dei pedaggi per le navi militari statunitensi. Dall’altro, riconosce l’importanza della collaborazione internazionale per fronteggiare la criminalità organizzata.

La questione si inserisce in un contesto geopolitico più ampio, dove anche l’influenza crescente della Cina nella regione è motivo di preoccupazione per Washington. Gli Stati Uniti, in base al Trattato di Neutralità, si riservano il diritto permanente di difendere il Canale da qualsiasi minaccia che possa interferirne l’operatività e l’accesso neutrale. È proprio su questa clausola che si basano le argomentazioni di chi, negli USA, vede con sospetto ogni accordo di Panama con altre potenze globali.

La sfida per il governo Mulino sarà quindi quella di dimostrare che la cooperazione rafforzata con gli Stati Uniti in materia di sicurezza non rappresenta una cessione di sovranità, ma una partnership strategica tra due nazioni sovrane per affrontare problemi che trascendono i confini nazionali, senza compromettere la neutralità che ha reso il Canale di Panama un crocevia fondamentale per il commercio mondiale.

Di atlante

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