Parigi – La Settimana della Moda femminile di Parigi si è conclusa con una dichiarazione potente e suggestiva, un vero e proprio manifesto firmato Nicolas Ghesquière per Louis Vuitton. Nella cornice maestosa della Cour Carrée del Louvre, trasformata per l’occasione in un paesaggio montano quasi surreale, è andata in scena la collezione Autunno/Inverno 2026-27, intitolata “Super Nature”. Un titolo che è già una tesi: la natura come designer suprema, forza creatrice che plasma non solo il mondo che ci circonda, ma anche il nostro modo di vestirci, di proteggerci, di esistere.

Un Ritorno alle Origini: le Montagne del Giura e il Viaggio del Fondatore

L’ispirazione affonda le sue radici nella storia stessa della Maison. Ghesquière ha voluto ripercorrere idealmente il viaggio del fondatore, Louis Vuitton, che da adolescente partì a piedi dalle aspre montagne del Giura per raggiungere Parigi nel 1837. Questa narrazione ha preso forma in una scenografia mozzafiato, ideata da Jeremy Hindle (già production designer della serie distopica “Severance”), che ha ricreato un ambiente bucolico e fantascientifico, un dialogo tra natura e tecnologia dove le modelle si muovevano come esploratrici di un mondo nuovo e antico al tempo stesso.

“Per questa sfilata, volevo davvero sottolineare l’idea che la natura è la più grande creatrice. Non si trattava di imitarla, ma piuttosto di sublimarla”, ha dichiarato Ghesquière nel backstage. Un concetto che si traduce in quello che la maison definisce “hyper-craft”: non una semplice copia degli elementi naturali, ma una loro esaltazione attraverso l’uso di tecnologie avanzate e un’incredibile maestria artigianale. La pelle viene lavorata per simulare le venature del legno, i bottoni ricordano minerali grezzi e i tacchi delle calzature imitano la sinuosa curva delle corna.

Il Folklore Universale e l’Antropologia della Moda

La collezione è un’esplorazione di ciò che Ghesquière chiama un “folklore universale”, un’idea di nomadismo che accomuna culture e popoli distanti, dalle Alpi alle Ande, fino all’Asia Centrale. “In definitiva esiste una forma di antropologia della moda”, ha spiegato lo stilista, “nel fatto che le persone trovano punti in comune ai quattro angoli del mondo, nel modo in cui si vestono”. Questo si traduce in silhouette imponenti e protettive, pensate per affrontare gli elementi.

La sfilata si è aperta con grandi mantelli e cappe dalle spalle esagerate, che evocavano un senso di riparo e forza. Capi in shearling, pellicce (rigorosamente ecologiche, a base di canapa), abiti patchwork e grandi cappelli di rattan, simili a ceste rovesciate, hanno definito un’estetica rurale e al contempo sofisticata. Gli accessori hanno giocato un ruolo fondamentale: borse portate all’estremità di bastoni da passeggio, campanelli tintinnanti appesi alle iconiche borse, e il ritorno della storica borsa Noé, presentata nelle sue proporzioni originali del 1932.

L’Incontro tra Moda e Arte Contemporanea

Un elemento di grande significato ha arricchito la collezione: la collaborazione con l’artista contemporaneo ucraino Nazar Strelyaev-Nazarko. Nato a Kharkiv e ora residente a Milano, l’artista ha visto i suoi dipinti, in particolare l’opera “Paramnesia”, adornare il retro delle giacche e il davanti delle gonne. In una reinterpretazione che fonde arte e lusso, uno degli agnelli raffigurati nel quadro originale, che indossava stivali di gomma, nella versione di Louis Vuitton sfoggia calzature con il celebre monogramma della Maison. Una collaborazione che testimonia la crescente influenza dell’arte ucraina nel panorama culturale globale.

Ghesquière ha anche reso omaggio alla storia del gioiello, reinterpretando un set composto da collana e orecchini, opera dell’artista surrealista Man Ray, che fu indossato dall’iconica attrice Catherine Deneuve. I gioielli sono stati impreziositi con i caratteristici chiodi dei bauli Louis Vuitton, creando un ponte tra passato, presente e futuro.

Un Parterre di Stelle e la Risonanza Culturale

Ad assistere allo spettacolo, un front row d’eccezione, che testimonia l’influenza del marchio nel mondo dello spettacolo e della cultura. Attrici del calibro di Zendaya, Ana de Armas, Jennifer Connelly e Alicia Vikander, insieme a star del K-pop come Felix degli Stray Kids e Lisa delle Blackpink, hanno applaudito la visione di Ghesquière. La loro presenza amplifica il messaggio di una collezione che non è solo abbigliamento, ma un vero e proprio fenomeno culturale.

La Voce dell’Ucraina sulla Scena Parigina

Nello stesso giorno, a chiudere la Fashion Week, ha sfilato anche la stilista ucraina Lilia Litkovska, entrata quest’anno nel calendario ufficiale. La sua collezione, intitolata “FIREFLY”, è nata da un’esperienza profondamente toccante: camminare per le strade di Kiev durante i blackout, in un freddo pungente, vedendo solo le piccole luci delle torce delle persone. “È difficile da spiegare, ma senti di non essere solo. Percepisci un senso di vicinanza in quell’oscurità assoluta. Abbiamo incrociato i nostri fasci di luce, ed è stato come un dialogo, un dialogo silenzioso”, ha raccontato la stilista. Una collezione che parla di resilienza, di luce interiore e della capacità di creare bellezza anche nelle circostanze più estreme.

Di davinci

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