ROMA – L’emergenza per il rientro dei cittadini italiani che desideravano lasciare le aree di crisi internazionale è “in gran parte risolta”. A dichiararlo è stato il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, durante un suo intervento in collegamento a LetExpo Verona. Le sue parole segnano un punto di svolta in una situazione che ha tenuto con il fiato sospeso migliaia di famiglie, confermando che “non c’è più un’emergenza fin da ieri”.

Una delle situazioni più complesse riguardava le Maldive, dove una “congestione di italiani” aveva creato notevoli disagi. Anche in questo caso, ha assicurato il Ministro, “si sta vedendo la soluzione del problema”. Grazie a un intenso lavoro diplomatico e logistico, che ha visto l’impiego di voli charter e la riprogrammazione di voli di linea, la pressione sugli aeroporti si è notevolmente allentata. “Lentamente ma stiamo risolvendo per quanto riguarda i nostri connazionali, tranne quelli residenti, ma non c’è più un ingorgo negli aeroporti, non ci sono più operazioni di accelerazione della partenza dei nostri”, ha precisato Tajani. Secondo dati recenti della Farnesina, sono circa 25.000 i connazionali che hanno potuto fare rientro in Italia dall’inizio della crisi.

La Sicurezza prima di tutto: Riduzione del Personale a Beirut e Baghdad

Parallelamente alla gestione dei rientri, il governo ha preso una decisione strategica per tutelare il proprio personale diplomatico e i cittadini italiani residenti in aree ad alto rischio. Tajani ha infatti annunciato una riduzione della presenza diplomatica nelle sedi di Beirut, in Libano, e di Baghdad, in Iraq. “Stiamo però riducendo la presenza delle nostre sedi diplomatiche di Beirut e di Baghdad, Libano e Iraq, perché sono realtà a rischio, soprattutto per tutelare i nostri connazionali che vivono in quei paesi”, ha concluso il Ministro.

Questa misura, definita “preoccupante ma necessaria”, prevede che nelle due ambasciate rimanga solo il “personale indispensabile” per garantire le attività diplomatiche essenziali. La decisione si inserisce in un quadro di crescente instabilità regionale, segnato da attacchi e da una situazione di sicurezza precaria, come l’attacco con drone contro il Consolato emiratino a Erbil. L’obiettivo primario è limitare l’esposizione al rischio del personale italiano, una mossa prudenziale in linea con le azioni intraprese anche da altri partner internazionali.

Un Contesto Regionale Complesso

La crisi in Medio Oriente, con le sue ripercussioni sul traffico aereo e sulla sicurezza generale, ha richiesto un imponente sforzo da parte dell’Unità di Crisi della Farnesina, che ha lavorato incessantemente per assistere i circa 90.000 italiani registrati nell’area. Il lavoro, coordinato da circa 200 funzionari attivi 24 ore su 24, è stato un esempio di efficienza, come sottolineato dallo stesso Tajani.

La situazione in Libano rimane particolarmente delicata, con raid diffusi e un numero di sfollati interni che ha raggiunto quasi le 700.000 unità. Nonostante ciò, l’aeroporto internazionale di Beirut resta operativo, permettendo i collegamenti con l’Italia. Anche in Iraq la situazione è complessa, ma il numero di cittadini italiani presenti è contenuto e coloro che hanno espresso la volontà di partire sono già stati assistiti.

L’azione diplomatica italiana, come ribadito dal Ministro, prosegue in stretto coordinamento con gli alleati dell’Unione Europea per favorire una de-escalation e per gestire le conseguenze umanitarie e logistiche della crisi. L’attenzione resta alta anche sullo Stretto di Hormuz, dove il traffico marittimo limitato desta preoccupazione per la stabilità dei mercati energetici.

In conclusione, mentre l’emergenza dei rientri sembra volgere al termine, l’impegno della Farnesina si concentra ora sulla protezione dei connazionali che restano nelle aree a rischio e sulla navigazione di un panorama geopolitico internazionale estremamente volatile, dove la prudenza e la sicurezza rimangono le parole d’ordine.

Di atlante

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