Milano – Un piccolo sapone a forma di giubbotto di salvataggio, che galleggia sull’acqua come un monito e una speranza. Si chiama Rescue ed è il cuore pulsante di una potente campagna di sensibilizzazione lanciata dal brand di cosmetici etici Lush in collaborazione con Sea-Watch, l’organizzazione non governativa che si occupa di ricerca e soccorso (SAR) nel Mar Mediterraneo. Dal 9 al 22 marzo, 157 negozi Lush in 15 paesi europei diventeranno avamposti di un messaggio tanto semplice quanto vitale: “Proteggiamo le persone, non i confini”.

Un’iniziativa che unisce etica e attivismo

L’iniziativa nasce dalla volontà di gettare luce su una delle più gravi crisi umanitarie del nostro tempo. Il Mediterraneo centrale è diventato, negli anni, la frontiera più letale del mondo. Dal 2014, oltre 33.000 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa, in fuga da guerre, violenze e miseria. Persone con sogni, famiglie e un futuro negatogli, la cui ricerca di salvezza si scontra con politiche migratorie che, secondo gli organizzatori della campagna, hanno privilegiato il rafforzamento dei confini rispetto alla protezione della vita umana.

In questo scenario, dal 2015, le organizzazioni della società civile come Sea-Watch sono intervenute per colmare un vuoto, offrendo soccorso dove gli Stati sembrano aver abdicato al loro dovere. La partnership con Lush, un marchio noto per il suo impegno in campagne sociali e ambientali, mira a rafforzare questo impegno, non solo attraverso la raccolta fondi, ma anche stimolando una riflessione collettiva sul concetto di libertà di movimento come diritto umano fondamentale.

Il sapone “Rescue”: un simbolo concreto di aiuto

Il detergente corpo Rescue, venduto al prezzo di 7 euro, è più di un prodotto in edizione limitata. È un gesto di solidarietà. Il 75% del prezzo di vendita (al netto delle tasse) sarà devoluto direttamente a Sea-Watch. Questi fondi sono cruciali per sostenere le complesse e costose operazioni di soccorso in mare, ma anche per finanziare il supporto a terra, in collaborazione con altre organizzazioni partner che assistono le persone una volta sbarcate.

Ma c’è di più. I proventi di questa campagna contribuiranno a un obiettivo strategico per l’ONG: mettere in mare una nuova nave, la Aurora 2. Questo annuncio, fatto dalla portavoce di Sea-Watch, Giorgia Linardi, sottolinea l’impatto diretto e tangibile che l’iniziativa avrà sulla capacità operativa dell’organizzazione. “Questa campagna […] ci aiuta a mettere in mare una nuova nave, Aurora 2, che diventerà operativa nel Mediterraneo proprio negli stessi giorni della campagna”, ha dichiarato Linardi, evidenziando come la solidarietà possa tradursi in strumenti concreti di salvataggio.

L’arte come veicolo di un messaggio universale

La campagna non si limita al prodotto, ma invade visivamente gli spazi urbani attraverso le vetrine dei negozi Lush. L’allestimento è stato affidato all’illustratrice greca Panagiota (Nayia) Balatsou, che ha creato un’opera potente e commovente. L’illustrazione raffigura una barca fragile, quasi di carta, carica di persone che si sostengono a vicenda. Un giubbotto di salvataggio rosa, come il sapone Rescue, galleggia irraggiungibile, a simboleggiare la lontananza dei soccorsi e le vite perdute. Sullo scafo, parole come “Famiglia”, “Diritti umani” e “Amore” ricordano i valori e le aspirazioni universali che uniscono l’umanità.

L’opera di Nayia Balatsou sarà disponibile anche come poster pieghevole gratuito per i clienti, con l’intento di diffondere ulteriormente il messaggio e informare sulla criminalizzazione della migrazione e sull’importanza vitale delle navi di soccorso.

Le voci dei protagonisti

Le parole di chi ha dato vita a questa collaborazione ne chiariscono la filosofia e gli obiettivi.

  • Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch: “Le morti in mare non sono frutto del caso, ma il risultato di decisioni politiche ben precise, di cui gli Stati europei sono responsabili. […] Sappiamo che la libertà di movimento non è un’utopia, ma una scelta politica possibile”.
  • Andrew Butler, Campaign Manager di Lush: “Crediamo che tutte le persone dovrebbero godere della libertà di movimento in tutto il mondo. […] Desideriamo incoraggiare le persone a celebrare la nostra comune umanità, a cercare punti di connessione piuttosto che differenze, a tendere una mano accogliente, non un pugno chiuso”.

Il contesto: una crisi senza fine

La campagna si inserisce in un contesto drammaticamente attuale. Nonostante i “mai più” pronunciati dopo tragedie come quella di Lampedusa del 2013, le morti nel Mediterraneo continuano. Dati recenti dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) confermano la rotta del Mediterraneo centrale come la più pericolosa. Le politiche di esternalizzazione delle frontiere e gli accordi con paesi terzi, come il memorandum tra Italia e Libia del 2017, sono spesso criticati per il loro impatto sui diritti umani dei migranti. In questo clima, il ruolo delle ONG è spesso oggetto di dibattito e, talvolta, di criminalizzazione, nonostante il loro operato sia fondamentale per salvare migliaia di vite umane, come riconosciuto anche da organismi internazionali.

Questa collaborazione tra un’azienda del settore beauty e un’organizzazione di soccorso rappresenta un esempio di come il settore privato possa assumere un ruolo attivo su questioni sociali cruciali, utilizzando la propria visibilità e le proprie risorse per promuovere un cambiamento culturale e sostenere chi opera in prima linea.

Di davinci

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