ROMA – Uno scenario a tinte chiaroscure emerge dall’ultimo bollettino statistico “Banche e Moneta” pubblicato dalla Banca d’Italia, che fotografa la situazione del credito e del risparmio in Italia a gennaio. I dati mostrano una leggera accelerazione nella crescita dei prestiti al settore privato, ma con dinamiche divergenti tra famiglie e imprese. Parallelamente, si assiste a un significativo aumento dei depositi, mentre i tassi di interesse su mutui e credito al consumo continuano la loro ascesa, rendendo più oneroso per i cittadini l’accesso al credito.

Nel dettaglio, i prestiti al settore privato, calcolati secondo le metodologie armonizzate a livello europeo, hanno registrato a gennaio un incremento del 2,2% su base annua. Si tratta di un’accelerazione rispetto al 2,0% osservato nel mese di dicembre, un segnale che, a prima vista, potrebbe indicare una certa vitalità del sistema creditizio.

Famiglie resilienti, imprese prudenti: il credito a due velocità

Analizzando i dati più da vicino, emerge una biforcazione. Da un lato, i prestiti alle famiglie mostrano una solida tenuta, con una crescita stabile al 2,5%, identica a quella di dicembre. Questo dato suggerisce una domanda ancora robusta, trainata in particolare dalla componente dei mutui per l’acquisto di abitazioni.

Dall’altro lato, i prestiti alle società non finanziarie rallentano il passo, passando da un +1,8% a dicembre a un +1,7% a gennaio. Sebbene la variazione sia minima, questa frenata potrebbe essere interpretata come un segnale di maggiore cautela da parte del mondo imprenditoriale, che forse attende un quadro economico più chiaro e un costo del denaro meno elevato prima di avviare nuovi investimenti.

Mutui e prestiti personali: il costo del denaro continua a salire

Le note dolenti per i consumatori arrivano dal fronte dei tassi di interesse. Il Tasso Annuale Effettivo Globale (TAEG), che include tutte le spese accessorie di un finanziamento, ha continuato a crescere.

  • Mutui per l’acquisto di abitazioni: Il TAEG sulle nuove erogazioni è salito al 3,87%, rispetto al 3,81% di dicembre. Un dato che, secondo l’Unione Nazionale Consumatori, rappresenta il livello più alto da agosto 2024, sollevando preoccupazioni per le famiglie che intendono acquistare casa.
  • Credito al consumo: Anche finanziare l’acquisto di un’auto, di elettrodomestici o altre spese personali è diventato più costoso. Il TAEG è balzato al 10,19% dal 9,97% del mese precedente.

Un altro dato interessante riguarda la tipologia di mutui scelti: a gennaio è aumentata la quota di finanziamenti con un periodo iniziale di determinazione del tasso fino a un anno, passata al 20,4% dal 18,5% di dicembre. Questo potrebbe indicare che una parte dei nuovi mutuatari scommette su un futuro calo dei tassi, preferendo per ora soluzioni a tasso variabile o a tasso fisso per periodi brevi.

Leggero sollievo per le imprese, ma con distinzioni

Una notizia marginalmente positiva arriva per le imprese: i tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono leggermente diminuiti, attestandosi in media al 3,53% (dal 3,59% di dicembre). Tuttavia, permane una netta differenza basata sulla dimensione del prestito:

  • Per i finanziamenti fino a 1 milione di euro, il tasso medio è stato del 4,07%.
  • Per quelli di importo superiore, il tasso si è collocato al 3,24%.

Questa forbice evidenzia come le banche tendano ad applicare condizioni più favorevoli alle grandi aziende, percepite come meno rischiose rispetto alle piccole e medie imprese.

Boom dei depositi: gli italiani scelgono la prudenza

Il dato più eclatante del rapporto di gennaio è senza dubbio la forte accelerazione della crescita dei depositi del settore privato. Si è registrato un balzo del 3,9% su base annua, in netto aumento rispetto al +2,2% di dicembre. Questo incremento significativo della liquidità parcheggiata sui conti correnti può essere letto in due modi: da un lato, come un segnale di prudenza da parte di famiglie e imprese che, in un contesto di incertezza, preferiscono accumulare risparmi; dall’altro, come una reazione ai tassi passivi (gli interessi riconosciuti dalle banche ai clienti) che, seppur lentamente, iniziano a salire, attestandosi allo 0,64% a gennaio (dallo 0,62% di dicembre). Stabile, infine, la raccolta obbligazionaria, che cresce dell’1,9%, confermando il dato del mese precedente.

Di atlante

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