Washington – In un clima di altissima tensione tra Stati Uniti e Iran, l’ex presidente Donald Trump è tornato a esprimersi sulla delicata questione della leadership di Teheran, commentando la recente nomina di Mojtaba Khamenei a nuova Guida Suprema. Durante un’intervista telefonica con la CBS, alla domanda su quale fosse il suo messaggio per il nuovo leader, Trump ha risposto seccamente: “Non ho alcun messaggio per lui. Nessuno, di sorta”. Ha poi aggiunto di avere “qualcuno in mente” per sostituire Khamenei, senza però fornire ulteriori dettagli.

Queste dichiarazioni si inseriscono in un contesto di conflitto aperto, scaturito dopo un’operazione militare congiunta tra Stati Uniti e Israele che ha portato all’uccisione della precedente Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, padre di Mojtaba. La nomina del figlio, avvenuta per decisione dell’Assemblea degli Esperti, è stata vista da molti analisti come un chiaro segnale di continuità con la linea dura del regime, rafforzando l’asse tra il clero conservatore e il potente Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i Pasdaran).

La posizione intransigente di Trump

Le parole di Trump non rappresentano un fulmine a ciel sereno. Già nei giorni precedenti alla nomina ufficiale, l’ex presidente aveva espresso la sua netta opposizione all’ascesa di Mojtaba, definendolo un “peso piuma” (“lightweight”) e la sua potenziale nomina come “inaccettabile”. In diverse occasioni, ha ribadito la volontà degli Stati Uniti di essere coinvolti nel processo di selezione della nuova leadership iraniana. “Dovrà ottenere l’approvazione da parte nostra”, aveva dichiarato Trump ad ABC News, “se non la ottiene, non durerà a lungo”. Questa posizione riflette l’obiettivo strategico di Washington di assicurarsi che il nuovo leader non rappresenti una minaccia futura, evitando di dover affrontare una nuova crisi “tra cinque o dieci anni”.

In altre interviste, Trump ha espresso la sua insoddisfazione per la scelta di Mojtaba, dichiarandosi “non felice” della sua nomina e ribadendo la convinzione che il nuovo leader “non potrà vivere in pace”. L’ex presidente ha anche affermato che la guerra contro l’Iran, dal suo punto di vista, è “praticamente completa”, sottolineando la distruzione delle capacità militari di Teheran, inclusa la marina e l’aeronautica.

Chi è Mojtaba Khamenei, la nuova Guida Suprema

Nato nel 1969, Mojtaba Khamenei è il secondogenito di Ali Khamenei. Sebbene non abbia mai ricoperto incarichi governativi ufficiali, per decenni è stato una figura estremamente influente e potente, operando dietro le quinte. Conosciuto per i suoi strettissimi legami con i Pasdaran, è considerato l’artefice dell’ascesa del presidente “falco” Mahmoud Ahmadinejad nel 2005 e una figura chiave nella brutale repressione delle proteste della “Rivoluzione Verde” nel 2009. La sua ascesa segna un momento storico e controverso per la Repubblica Islamica: per la prima volta dalla rivoluzione del 1979, il potere viene trasmesso di padre in figlio, una mossa che configura una sorta di “dinastia religiosa” e che era stata sempre ripudiata, almeno ufficialmente, dai fondatori del regime.

La sua nomina è stata interpretata come una vittoria dell’ala più intransigente del regime, che in un momento di forte pressione internazionale e di guerra aperta, ha scelto di consolidare il proprio potere puntando sulla continuità e sulla linea dura.

Il contesto geopolitico e le reazioni internazionali

La successione al vertice del potere iraniano avviene in un momento critico. Il conflitto con Stati Uniti e Israele ha portato a un’escalation militare nella regione, con attacchi a infrastrutture strategiche e un forte impatto sull’economia globale, come dimostra l’aumento del prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile. La reazione di Teheran alle ingerenze esterne è stata ferma. Il ministro degli Esteri iraniano ha respinto qualsiasi interferenza, affermando che la scelta del leader è una questione che riguarda esclusivamente il popolo iraniano. Nonostante le dichiarazioni belligeranti, Trump ha anche lasciato aperta la possibilità di un dialogo, ma solo a determinate condizioni, affermando di aver “sentito che Teheran voleva parlare”. Tuttavia, la controparte iraniana ha prontamente smentito, dichiarando che i negoziati con Washington “non sono più all’ordine del giorno”.

La nomina di Mojtaba, quindi, non solo definisce il futuro politico interno dell’Iran ma complica ulteriormente il già precario equilibrio del Medio Oriente, con una leadership a Teheran che sembra determinata a non cedere alle pressioni esterne e a proseguire sulla strada dello scontro ideologico e militare.

Di atlante

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