Il cuore pulsante di Teheran è stato scosso da un’eco di dissenso nella notte. Voci di donne, amplificate dal buio e diffuse attraverso un video di 17 secondi sui social media, hanno scandito uno slogan tanto breve quanto potente: “Marg bar Mojtaba”, “Morte a Mojtaba”. Questo coro di protesta, levatosi da una finestra su un paesaggio urbano notturno, segna una frattura evidente e rumorosa nel delicato processo di transizione al vertice della Repubblica Islamica dell’Iran.
L’elezione di Mojtaba Khamenei a successore del padre, Ali Khamenei, come Guida Suprema, è un evento che sta ridisegnando gli equilibri di potere in Iran e in tutto il Medio Oriente. La notizia, confermata dall’Assemblea degli Esperti, l’organo di 88 religiosi incaricato della nomina, ha reso ufficiale una successione che per anni è stata oggetto di speculazioni e che ora alimenta tensioni e critiche. La scelta di una figura così controversa, in un momento di forte pressione internazionale, è vista da molti analisti come un segnale di continuità con la linea dura del regime.
Chi è Mojtaba Khamenei, l’erede nell’ombra
Nato nel 1969 a Mashhad, Mojtaba Khamenei, il cui nome significa “il prescelto”, è il secondogenito di Ali Khamenei. Sebbene abbia sempre mantenuto un profilo pubblico basso, senza mai ricoprire incarichi governativi ufficiali, la sua influenza negli ultimi due decenni è stata immensa. Considerato un interlocutore chiave tra l’ufficio del padre e gli apparati di sicurezza, ha costruito una solida rete di potere.
- Formazione e carriera: Dopo aver partecipato brevemente alla guerra Iran-Iraq, ha intrapreso studi religiosi nei seminari di Qom, uno dei centri nevralgici della teologia sciita.
- Legami con i Pasdaran: È noto per i suoi strettissimi rapporti con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i Pasdaran), l’élite militare e politica che controlla vasti settori dell’economia e della sicurezza nazionale. Questa vicinanza è stata determinante per la sua ascesa.
- Ruolo politico e repressione: Molti osservatori gli attribuiscono un ruolo centrale nella repressione delle proteste del 2009, note come “Onda Verde”, seguite alla contestata rielezione di Mahmoud Ahmadinejad. Già allora, gli slogan contro di lui erano apparsi nelle strade di Teheran. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti lo ha sanzionato nel 2019, accusandolo di agire per conto del padre nel promuovere “obiettivi interni oppressivi”.
Una successione contro i principi della Rivoluzione
La questione centrale che alimenta il malcontento popolare e le critiche interne è la natura dinastica di questa successione. La Rivoluzione Islamica del 1979 nacque proprio per rovesciare la monarchia ereditaria dello Scià Mohammad Reza Pahlavi. L’idea che il potere supremo possa essere trasmesso di padre in figlio è vista da molti come un tradimento dei principi fondanti della Repubblica. Lo stesso Ali Khamenei, in passato, aveva espresso dubbi su una tale ipotesi, consapevole che avrebbe potuto svilire la carica.
L’elezione di Mojtaba, quindi, non è solo una questione politica, ma simbolica. Rappresenta per i critici la trasformazione della Repubblica Islamica in qualcosa di simile a una “repubblica ereditaria”, un modello già visto in altri contesti autoritari. Questa percezione fornisce un potente argomento per le forze di opposizione e alimenta le proteste di chi, come le donne nel video, sfida apertamente il nuovo leader.
Il contesto di un malcontento più ampio
Gli slogan contro Mojtaba Khamenei non nascono dal nulla. Si inseriscono in un contesto di profonda crisi e malcontento che attraversa l’Iran da anni. Le proteste, spesso scatenate da difficoltà economiche, si sono evolute in una più ampia contestazione contro il sistema teocratico nel suo complesso.
Le manifestazioni scoppiate a fine 2025 e proseguite nel 2026 sono state tra le più grandi dalla rivoluzione del 1979, con una repressione governativa che ha causato migliaia di vittime. In questo clima, la nomina del figlio di Khamenei è percepita come un’ulteriore stretta autoritaria, una scelta che favorisce la continuità della linea dura e rafforza l’asse tra il clero conservatore e le Guardie Rivoluzionarie, ignorando le richieste di cambiamento che provengono da ampi strati della popolazione.
Mentre è difficile verificare in modo indipendente ogni singolo filmato proveniente dall’Iran a causa delle forti restrizioni sui media, la comparsa di queste proteste notturne è un indicatore significativo delle tensioni che covano sotto la superficie. La sfida per Mojtaba Khamenei non sarà solo gestire le complesse dinamiche internazionali, ma anche e soprattutto affrontare un dissenso interno che, sebbene represso, continua a trovare il modo di far sentire la propria voce nel buio delle notti di Teheran.
