TORINO – “No, non deve dimettersi”. Con queste parole nette e decise, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha chiuso il caso sorto attorno alla sua capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi. Intervenuto a Torino durante un incontro pubblico a sostegno del “sì” al referendum sulla giustizia, il Guardasigilli ha difeso a spada tratta la sua più stretta collaboratrice, finita al centro di una violenta polemica politica e mediatica.
L’origine della bufera: “Plotoni di esecuzione”
La controversia è scaturita da un intervento di Giusi Bartolozzi durante una trasmissione sull’emittente televisiva siciliana Telecolor. Nel corso di un acceso dibattito sulla riforma della giustizia, la capo di gabinetto aveva usato un’espressione forte, invitando a votare “sì” per “togliersi di mezzo la magistratura”, definita come “plotoni di esecuzione”. Queste parole hanno immediatamente innescato la dura reazione delle opposizioni, che ne hanno chiesto a gran voce le dimissioni.
Dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, fino ad Alleanza Verdi e Sinistra, il coro di critiche è stato unanime nel definire le affermazioni “gravissime” e “inaccettabili”, interpretandole come un attacco diretto all’autonomia e all’indipendenza della magistratura. La polemica ha raggiunto anche i vertici del governo, con fonti di Palazzo Chigi che hanno riportato una forte irritazione da parte della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
La difesa di Nordio: “Frase interpretata in modo improprio”
Dal capoluogo piemontese, a margine dell’evento promosso da Fratelli d’Italia presso l’NH Hotel di corso Vittorio Emanuele, il Ministro Nordio ha cercato di ridimensionare l’accaduto. “La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista, che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura, ma soltanto a quella piccola parte minoritaria, che ha definito politicizzata”, ha spiegato ai giornalisti. Secondo il Guardasigilli, l’espressione utilizzata è stata “interpretata in modo improprio” e non riflette il reale pensiero della dottoressa Bartolozzi, che è lei stessa un magistrato. “Conoscendola anche come magistrato, [la frase] non rappresenta certamente il suo pensiero”, ha aggiunto Nordio, dicendosi certo che la sua collaboratrice si scuserà.
Il Ministro ha poi voluto esprimere la sua personale solidarietà alla magistratura, ricordando i suoi quarant’anni in toga. “Una volta magistrato, sei sempre magistrato”, ha affermato, respingendo l’idea che la riforma in atto sia un tentativo di umiliare la categoria. Al contrario, ha sostenuto che l’obiettivo è “liberarla dal peso delle correnti e da alcune degenerazioni”.
Chi è Giusi Bartolozzi
Giuseppa “Giusi” Lara Bartolozzi, nata a Gela nel 1969, è una figura con un percorso professionale che intreccia magistratura e politica. Laureata in giurisprudenza alla Luiss Guido Carli, è entrata in magistratura nel 1999, esercitando in diverse sedi tra cui Gela, Palermo e la Corte d’Appello di Roma. La sua carriera ha avuto una svolta politica nel 2018, quando è stata eletta alla Camera dei Deputati con Forza Italia. Dopo la fine della legislatura, il Ministro Nordio l’ha voluta al suo fianco a Via Arenula, nominandola prima vice e poi, dal marzo 2024, capo di gabinetto.
Il contesto: la campagna per il referendum
L’episodio si inserisce nel clima infuocato della campagna per il referendum sulla giustizia. L’intervento di Torino, con la presenza di esponenti locali e nazionali di Fratelli d’Italia, fa parte della mobilitazione della maggioranza per il “sì”. Le parole di Bartolozzi, tuttavia, rischiano di complicare gli sforzi del governo, offrendo un’arma potente ai sostenitori del “no”, che vedono in esse la conferma di un presunto intento punitivo della riforma nei confronti delle toghe. La vicenda, dunque, trascende la singola frase per diventare un caso politico che infiamma ulteriormente un dibattito già acceso e cruciale per gli equilibri istituzionali del Paese.
