ROMA – “In Italia noi come ebrei non viviamo bene. O meglio, viviamo bene grazie alle forze dell’ordine”. Con queste parole incisive e cariche di preoccupazione, Livia Ottolenghi, neopresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), ha fotografato una realtà allarmante durante la sua prima conferenza stampa ufficiale. Una quotidianità fatta di scuole piantonate, grate alle finestre e studenti costretti a muoversi sotto scorta, “dall’asilo all’università”. Una condizione di perenne allerta che, secondo la presidente, limita la libera manifestazione dell’ebraismo e testimonia un clima di insicurezza tangibile nel Paese.
Un’impennata di odio: i dati allarmanti
Le parole della presidente Ottolenghi trovano un’inquietante conferma nei dati. Si registra infatti una crescita esponenziale degli episodi di antisemitismo, con un “incremento del 400%” a partire dal 2022. Il rapporto annuale della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) per il 2025 parla di 963 episodi di antisemitismo, un numero mai raggiunto prima che segna un aumento del 10% rispetto all’anno precedente e del 100% rispetto al 2023. Questo fenomeno, un tempo confinato prevalentemente alla rete, si è riversato con violenza nella realtà materiale, con un aumento del 200% di atti contro cose e persone nell’ultimo anno. Tra gli episodi più gravi, la presidente ha ricordato l’aggressione a due ragazzi a Milano, finiti in ospedale “perché ebrei”, e l’incendio di una sinagoga a Liegi, in Belgio, a testimonianza di un’ondata d’odio che travalica i confini nazionali.
L’analisi del CDEC rivela che la principale matrice ideologica dietro questo odio è legata a Israele, con il trasferimento di antichi pregiudizi antiebraici sullo Stato ebraico e sul sionismo. Tuttavia, sono presenti anche forme di odio più tradizionali, come il neonazismo e l’antigiudaismo. Il rapporto evidenzia una “normalizzazione dell’odio” che si manifesta attraverso graffiti, vandalismi, discriminazioni, minacce e aggressioni fisiche, restringendo in modo preoccupante gli spazi sociali in cui essere ebrei è considerato normale e accettabile.
La risposta della politica: il DDL contro l’antisemitismo
Di fronte a questa escalation, la politica ha risposto con l’approvazione al Senato del disegno di legge contro l’antisemitismo. La presidente Ottolenghi ha definito la legge “importante” e ha espresso soddisfazione per un provvedimento che “risponde a un’esigenza vera”. Il DDL, ora atteso alla Camera per il via libera definitivo, introduce per la prima volta nell’ordinamento italiano la definizione operativa di antisemitismo formulata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Questa definizione, adottata anche a livello europeo, descrive l’antisemitismo come una percezione degli ebrei che può manifestarsi come odio nei loro confronti, attraverso atti verbali o fisici.
Il provvedimento, che non introduce nuove sanzioni penali, istituisce la figura del Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo presso la Presidenza del Consiglio, con il compito di elaborare una strategia nazionale di contrasto. Nonostante il giudizio positivo, la presidente dell’UCEI ha espresso rammarico per le divisioni emerse durante il voto: “vedere voti contrari o astensioni ha fatto un po’ male”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza di un segnale istituzionale il più possibile unitario. Il testo ha infatti diviso le opposizioni, con M5S e Alleanza Verdi-Sinistra contrari e il PD astenuto, a causa dei timori che la definizione dell’IHRA possa essere usata per reprimere legittime critiche allo Stato di Israele.
Uno sguardo al contesto internazionale
La conferenza stampa è stata anche l’occasione per allargare lo sguardo al complesso quadro internazionale. La presidente Ottolenghi ha definito “preoccupante” la situazione legata all’Iran, con “risvolti imprevedibili che tutti temiamo”. Ha inoltre ricordato la sofferenza del popolo israeliano, che vive da anni sotto la minaccia dei missili, e ha sottolineato come in Medio Oriente siano “molti i popoli che soffrono”. Queste tensioni internazionali, secondo il Coordinatore nazionale contro l’antisemitismo, influenzano fortemente anche la situazione italiana.
In questo scenario complesso, tra minacce interne e instabilità globale, la nuova presidenza dell’UCEI si pone l’obiettivo di rafforzare la vita delle comunità e di contrastare un antisemitismo che, come ribadito da Livia Ottolenghi, “non è un problema degli ebrei, ma dell’intera società”. Nonostante il clima difficile, il suo messaggio finale è di resilienza: “Continuiamo a vivere pienamente la nostra vita religiosa e civile nel Paese e non abbiamo paura”.
