TORINO – Una realtà sommersa, spesso sottostimata ma drammaticamente diffusa. La violenza contro le donne in ambito lavorativo rappresenta una piaga sociale ed economica che emerge con forza dai dati presentati in un nuovo paper curato da Amapola con Fondazione Libellula e l’Università di Torino. Presentato in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, lo studio non si limita a fotografare l’esistente, ma si propone come strumento per le imprese, chiamate a diventare protagoniste di un cambiamento culturale non più rimandabile.
Un Quadro Allarmante: I Numeri della Violenza
I dati parlano chiaro e descrivono un’emergenza capillare. In Italia, sono 6,4 milioni le donne che hanno subìto una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. Il luogo di lavoro, che dovrebbe essere uno spazio di crescita e realizzazione, si trasforma troppo spesso in un’arena di abusi e discriminazioni. A livello europeo, il quadro non è meno preoccupante: il 31% delle lavoratrici dichiara di aver subìto molestie sessuali sul lavoro. Questa percentuale sale vertiginosamente al 42% nella fascia d’età più giovane, tra i 18 e i 29 anni.
Un dato particolarmente allarmante è la discrepanza tra la diffusione del fenomeno e la sua percezione: ben il 75% delle lavoratrici ritiene che le molestie siano un evento raro o poco comune. Questa sottostima contribuisce a creare un clima di silenzio e isolamento per le vittime. In Italia, la situazione è dettagliata dalla survey L.E.I. di Fondazione Libellula, che rivela come quasi sette lavoratrici su dieci abbiano ricevuto commenti sessisti e osservazioni non richieste sul proprio aspetto fisico. Oltre il 35% ha subito contatti fisici indesiderati e avances esplicite non volute. Il fenomeno non risparmia le posizioni apicali: più della metà delle dirigenti e imprenditrici dichiara di aver subito molestie fisiche.
L’impatto di questa violenza sistemica non è solo sociale, ma anche economico. L’Unione Europea stima un costo complessivo della violenza di genere pari a circa 366 miliardi di euro all’anno, una cifra che include perdita di produttività, spese sanitarie e sociali, costi giudiziari e il sostegno necessario per le vittime.
Il Ruolo Cruciale delle Imprese: Da Spettatori ad Agenti di Cambiamento
Di fronte a questa cornice, il paper presentato a Torino evidenzia il ruolo fondamentale che le imprese possono e devono giocare. “Imprese e organizzazioni toccano la vita di moltissime persone: possono attivare un cambiamento reale”, ha spiegato Micol Burighel, responsabile comunicazione e parità di genere di Amapola. Molte aziende, infatti, hanno già iniziato a implementare progetti per prevenire e contrastare la violenza in tutte le sue forme, dalle più subdole come il linguaggio sessista e gli stereotipi, fino alle più gravi come le molestie e le violenze psicologiche, sessuali e fisiche.
Il documento, frutto della collaborazione tra Amapola, Fondazione Libellula e l’Università di Torino, include 23 casi studio e mette in luce le leve strategiche per un intervento efficace:
- Formazione: per aumentare la consapevolezza su bias, stereotipi e micro-aggressioni.
- Linguaggio e Comunicazione: promuovere un uso del linguaggio inclusivo e rispettoso.
- Policy Strutturate: implementare politiche aziendali chiare, anche in connessione con la certificazione per la parità di genere.
- Canali di Ascolto e Segnalazione: creare meccanismi sicuri e confidenziali per denunciare abusi.
- Supporto alle Vittime: offrire misure concrete di sostegno, come consulenze legali e psicologiche.
- Reti Territoriali: collaborare attivamente con i centri antiviolenza e le associazioni locali.
Oltre l’Emergenza: Riprogettare l'”Architettura del Potere”
Un intervento chiave durante la presentazione del paper è stato quello di Monica Cerutti, segretaria generale di UN Women Italy, che ha invitato a un cambio di paradigma. “Quando parliamo di violenza di genere, parliamo spesso di emergenza, dobbiamo invece iniziare a parlare di architettura del potere”, ha affermato. Secondo Cerutti, la violenza non è un mero comportamento individuale, ma “il risultato di un’architettura sociale ed economica squilibrata. E ciò che è progettato, può essere riprogettato”. Questa prospettiva sposta il focus dalla gestione della crisi alla necessità di una trasformazione strutturale della società e delle organizzazioni.
Nel dibattito è emersa anche la necessità di un coinvolgimento attivo degli uomini, superando semplificazioni e promuovendo una riflessione critica sui modelli di mascolinità dominanti, basati sul controllo e sul dominio, a favore di valori come l’empatia, la vulnerabilità e la corresponsabilità nella cura.
L’evento di Torino, che ha visto la partecipazione di istituzioni come la Città metropolitana, la Camera di commercio e l’Unione Industriali, e di aziende come CSI Piemonte, Edison, Roquette Italia e Lidl Italia, ha rappresentato un momento importante di confronto e condivisione di buone pratiche, dimostrando che la strada verso un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso per tutti è un percorso di responsabilità collettiva.
