VASTO – “Siamo molto preoccupati perché fare una perizia su bambini, su minori, richiede molte competenze; però noi vogliamo offrire la nostra collaborazione”. Sono queste le parole cariche di apprensione e al contempo di apertura dello psichiatra Tonino Cantelmi, nominato perito di parte dai legali che assistono la coppia della cosiddetta ‘famiglia nel bosco’. La sua dichiarazione giunge in un giorno cruciale, quello fissato per l’inizio della perizia psicologica sui tre figli minori della coppia, allontanati da casa da oltre quattro mesi.

Una vicenda complessa e dibattuta

Il caso della famiglia anglo-australiana di Nathan e Catherine Trevallion, che viveva in un casolare isolato nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, ha suscitato un acceso dibattito nell’opinione pubblica e ha sollevato complesse questioni legali e sociali. La scelta di uno stile di vita a stretto contatto con la natura, con istruzione parentale e abitudini considerate non convenzionali, ha portato all’intervento dei servizi sociali e alla decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di allontanare i bambini, di 8 e 6 anni, collocandoli in una casa famiglia a Vasto.

Da quel 20 novembre 2025, si è innescata una battaglia legale e mediatica che vede contrapposte la visione dei genitori e quella delle istituzioni, con al centro il supremo interesse dei minori.

Le perplessità sulla perizia e l’offerta di collaborazione

Lo psichiatra Cantelmi non nasconde le sue riserve sulla valutazione psicologica disposta dal Tribunale. “Nonostante tutte le perplessità che abbiamo sulla metodologia, su come sono andate finora le cose in questa perizia e su come potrebbero andare, tuttavia noi offriamo tutta la nostra collaborazione”, afferma, sottolineando come l’obiettivo primario sia garantire “le migliori osservazioni su questi bambini”. Le critiche di Cantelmi si sono concentrate in passato sulla metodologia dei test e sulla scelta dei consulenti, sollevando dubbi sulla loro specifica competenza in ambito minorile.

La perizia, affidata alla consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli, dovrebbe stabilire lo stato psicologico dei tre fratelli dopo il periodo di isolamento e la successiva permanenza in comunità, con risultati attesi entro 60 giorni.

Il ricongiungimento: una priorità assoluta

Al di là delle questioni procedurali, il cuore del messaggio di Cantelmi è un appello accorato al buon senso dei giudici per accelerare il ricongiungimento familiare. “Ogni giorno che passa è un dolore in più”, dichiara con forza, evidenziando il trauma che la separazione forzata sta infliggendo ai bambini e ai genitori. Secondo lo psichiatra, i bambini hanno tre necessità fondamentali e urgenti:

  • Che i genitori vengano restituiti loro.
  • Che abbiano un’abitazione idonea.
  • Che siano monitorati da un’équipe socio-sanitaria della Asl.

Questa posizione è supportata anche da una valutazione degli esperti della Asl Lanciano Vasto Chieti, che hanno ritenuto indispensabile il ritorno a casa dei bambini per risolvere il disagio e il trauma della separazione.

Un nuovo trauma: la separazione dalla madre

A complicare ulteriormente un quadro già delicato, è sopraggiunta una nuova ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Proprio nel giorno fissato per l’inizio delle perizie, i giudici hanno disposto il trasferimento dei tre bambini in un’altra struttura e l’allontanamento della madre, Catherine Birmingham, dalla casa famiglia dove si trovava con loro. Una decisione definita “inquietante” e “un nuovo gravissimo trauma” da diverse forze politiche, che hanno annunciato ispezioni ministeriali. Lo stesso Cantelmi si è detto “sgomento e incredulo”, parlando di una “catena di errori in buona fede” e chiedendo la sospensione immediata del provvedimento.

Questa svolta rischia di incidere pesantemente sull’equilibrio psicologico dei minori e sull’andamento stesso delle perizie, come sottolineato anche dal legale della famiglia, l’avvocato Marco Femminella.

Il futuro incerto della famiglia

Mentre la perizia psicologica prende il via in un clima di tensione e incertezza, il futuro di questa famiglia resta appeso alle decisioni della magistratura. La coppia, nel frattempo, starebbe cercando una nuova abitazione che risponda ai requisiti di idoneità richiesti dai giudici, nel tentativo di dimostrare la propria volontà di collaborare. La vicenda continua a dividere e a far discutere, ponendo interrogativi profondi sul ruolo delle istituzioni, sulla libertà di scelta educativa e, soprattutto, su come definire e proteggere il reale benessere dei bambini.

Di veritas

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