Una decisione tanto drastica quanto controversa quella emessa dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che ha ordinato l’allontanamento di Catherine Birmingham, la madre della cosiddetta “famiglia del bosco”, dalla casa famiglia di Vasto dove si trovava con i suoi tre figli dallo scorso 20 novembre. L’ordinanza, che ha immediatamente sollevato un polverone mediatico e politico, prevede anche il trasferimento dei bambini in un’altra struttura protetta, di fatto separandoli dalla figura materna.

La vicenda, che ha inizio con la scelta di vita “alternativa” della coppia anglo-australiana composta da Catherine Birmingham e Nathan Trevallion di crescere i propri figli in un casolare isolato nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, ha assunto contorni sempre più complessi. La sospensione della responsabilità genitoriale a novembre era stata motivata da preoccupazioni per “l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa” e dal “rifiuto da parte dei genitori di consentire le verifiche e i trattamenti sanitari obbligatori per legge”.

Le motivazioni del Tribunale: “Madre ostile e squalificante”

Alla base della recente e drastica decisione dei giudici aquilani vi sarebbero le relazioni degli educatori della casa famiglia. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, Catherine si sarebbe mostrata “spesso ostile e squalificante, deride i nostri tentativi di trovare un punto di incontro e/o le nostre spiegazioni“. I giudici hanno ritenuto che la “persistente e costante presenza materna è gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori“. L’atteggiamento di sfiducia della madre, secondo il provvedimento, avrebbe influenzato negativamente anche i bambini, descritti come “arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa”. In particolare, nell’ultima settimana, i minori avrebbero interrotto il dialogo con il personale, definendo le educatrici “cattive persone”, un’espressione che sarebbe stata usata dalla madre.

Il testo del provvedimento sottolinea come l’ostilità di Birmingham “nei confronti delle scelte compiute dalla tutrice e dal Servizio sociale inizia a manifestarsi con crescente veemenza”. Al contrario, la figura paterna, Nathan Trevallion, è stata considerata un elemento capace di portare “quiete” ai figli, tanto che i magistrati hanno raccomandato di intensificare gli incontri con lui.

Le reazioni e lo scontro istituzionale

La decisione del Tribunale, arrivata proprio mentre era in corso una consulenza tecnica sui bambini, ha colto di sorpresa i legali della famiglia, che hanno annunciato ricorso. L’avvocato Marco Femminella ha parlato di un’ordinanza che arriva “in pieno svolgimento della consulenza“, lasciando intendere dubbi sulla tempistica del provvedimento. L’altra legale, Danila Solinas, ha definito l’ordinanza “irricevibile” e “macroscopicamente errata“.

Il caso ha rapidamente assunto una valenza politica, provocando la reazione della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha definito la vicenda una “assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico“, affermando che “i figli non sono dello Stato”. La premier ha annunciato che il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha disposto un’ispezione presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila per fare luce sulla vicenda. Anche la Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Marina Terragni, ha espresso “allarme per le possibili irreparabili conseguenze sulla salute psicofisica dei tre bambini”, chiedendo la sospensione del trasferimento.

Il futuro incerto dei bambini

Catherine Birmingham ha lasciato la struttura la sera del 6 marzo, tra le lacrime dei figli, e ha trovato ospitalità insieme al marito in una casa messa a disposizione da un ristoratore locale. Davanti alla casa famiglia si sono tenute manifestazioni di solidarietà, tra cui una fiaccolata silenziosa.

Nel frattempo, è iniziata la perizia psicologica sui tre minori, i cui risultati saranno disponibili entro 60 giorni. Questa perizia sarà cruciale per determinare lo stato psicologico dei bambini e valutare le capacità genitoriali della coppia, in vista di una possibile revisione del provvedimento di sospensione della potestà. Tuttavia, la ricerca di una nuova struttura per i bambini si sta rivelando complessa, con alcune case famiglia restie ad accettare il caso per l’elevata esposizione mediatica.

La vicenda della “famiglia del bosco” si trasforma così in un complesso crocevia di questioni legali, etiche e politiche, dove il confine tra la tutela dei minori e il diritto alla genitorialità diventa oggetto di un aspro dibattito pubblico, lasciando sospeso il destino di tre bambini al centro di una tempesta giudiziaria e mediatica.

Di veritas

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