Milano – Una mattinata di ordinaria attività giudiziaria trasformata in ore di alta tensione. Il Palazzo di Giustizia di Milano è stato teatro di un vasto e meticoloso intervento delle forze dell’ordine a seguito di un allarme bomba, rivelatosi poi infondato, che ha tenuto con il fiato sospeso l’intera città. Per circa sette ore, l’imponente edificio è stato completamente evacuato e setacciato, causando l’interruzione di tutte le attività e notevoli disagi, fino al definitivo “cessate allarme” nel tardo pomeriggio.

La cronaca di una giornata di paura

Tutto ha avuto inizio nella mattinata di venerdì, quando una serie di telefonate, almeno quattro secondo le prime ricostruzioni, sono giunte al Numero Unico di Emergenza 112 e in Questura. Una voce, descritta come avente un accento straniero, ha segnalato con insistenza la presenza di un ordigno all’interno del tribunale. Le chiamate, effettuate da numeri fittizi e non rintracciabili, hanno immediatamente fatto scattare il protocollo di sicurezza.

I vertici degli uffici giudiziari, tra cui il procuratore Marcello Viola, la procuratrice generale Francesca Nanni, il presidente del Tribunale Fabio Roia e quello della Corte d’Appello Giuseppe Ondei, hanno disposto l’immediata evacuazione dell’edificio. Centinaia di persone, tra magistrati, avvocati, personale amministrativo e cittadini, hanno dovuto abbandonare le aule e gli uffici, mentre le strade limitrofe venivano chiuse al traffico per consentire le operazioni in sicurezza.

Le complesse operazioni di bonifica

L’intervento ha visto la partecipazione coordinata di Polizia di Stato, Carabinieri, Vigili del Fuoco e Polizia Locale. Le operazioni di bonifica si sono rivelate particolarmente lunghe e complesse data la vastità della struttura: sette piani, innumerevoli uffici, aule, archivi e sotterranei da ispezionare minuziosamente. Protagonisti delle ricerche sono stati gli artificieri e le unità cinofile anti-esplosivo, i cui cani hanno setacciato ogni angolo del “Palagiustizia”. La complessità è stata acuita dalla necessità di aprire uffici chiusi con chiavi elettroniche, richiedendo l’intervento di personale specializzato.

Le verifiche non si sono limitate all’interno dell’edificio, ma hanno interessato anche tutte le aree perimetrali esterne, gli uffici di una banca e un ufficio postale presenti nella struttura, e persino alcuni bar ed esercizi commerciali nelle vicinanze.

L’esito negativo e le conseguenze

Dopo circa sette ore di controlli capillari, le attività di bonifica hanno dato esito negativo: nessun ordigno, né alcun oggetto sospetto, è stato rinvenuto. L’allarme è ufficialmente rientrato nel tardo pomeriggio, consentendo la graduale riapertura del Palazzo di Giustizia.

Tuttavia, la paralisi delle attività giudiziarie ha avuto conseguenze concrete. L’interruzione di tutte le udienze, comprese quelle per direttissima, ha portato alla scarcerazione di tre persone per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Si trattava, secondo quanto si è appreso, di indagati per reati non gravi, ma la scadenza delle 48 ore dall’arresto senza la convalida ha reso inevitabile la loro liberazione.

L’apertura di un’inchiesta

La Procura di Milano ha immediatamente annunciato l’intenzione di aprire un fascicolo d’inchiesta per i reati di procurato allarme e interruzione di pubblico servizio. Le indagini, coordinate dal pm Nicola Rossato e dal procuratore Marcello Viola, sono state affidate alla Digos e ai Carabinieri. Gli inquirenti stanno analizzando le registrazioni delle telefonate nel tentativo di identificare i responsabili e non escludono alcuna pista, compresa quella di matrice terroristica, anche in considerazione del clima internazionale e della contemporanea presenza in città del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per un altro evento. Si vaglierà anche l’elenco delle udienze in programma nella giornata per verificare la presenza di procedimenti di particolare rilievo.

Di veritas

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