NOVARA – “La lotta alle mafie non può essere delegata solo a magistratura e forze dell’ordine. È una sfida collettiva che richiede l’impegno di ciascuno, a partire dai più giovani”. Con queste parole incisive, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha aperto il suo intervento al convegno “Piemonte libero dalle mafie – Conoscere e contrastare il fenomeno mafioso”, tenutosi questa mattina a Novara presso l’Auditorium Cattaneo dell’Università del Piemonte Orientale. Un evento denso di significato, organizzato in vista della XXXI Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che ha visto la partecipazione di studenti, istituzioni e massimi esperti del settore.

L’appello del Presidente Cirio ha toccato due nervi scoperti nella battaglia contro la criminalità organizzata in Piemonte: la gestione dei beni confiscati e l’efficienza del sistema giustizia. “Noi come Regione dobbiamo fare il possibile per accelerare il ritorno alla società civile dei beni confiscati ai mafiosi”, ha dichiarato, evidenziando come la restituzione di questi patrimoni alla collettività rappresenti un segnale potentissimo di vittoria dello Stato e un’opportunità di riscatto per il territorio.

Beni confiscati: da simbolo del potere mafioso a risorsa per la comunità

Il tema dei beni sottratti alle mafie è di cruciale importanza in una regione come il Piemonte, storicamente interessata da radicati fenomeni di criminalità organizzata, in particolare di matrice ‘ndranghetista. Secondo dati recenti, la regione si colloca tra le prime del Nord Italia per numero di beni in gestione, ma purtroppo tra le ultime per la percentuale di riutilizzo a scopi sociali. Si parla di centinaia di immobili, terreni e aziende che attendono di essere trasformati in opportunità di lavoro, servizi sociali, presidi culturali e luoghi di aggregazione.

La Regione, ha assicurato Cirio, sta intensificando gli sforzi in questa direzione. “Abbiamo raddoppiato i fondi destinati al recupero degli immobili sequestrati”, ha affermato, sottolineando l’impegno della sua giunta a superare gli ostacoli burocratici e finanziari che spesso rallentano questo processo virtuoso. In passato, infatti, la mancanza di finanziamenti adeguati alla legge regionale 14/2007 aveva suscitato preoccupazioni, trasformando questi beni da opportunità a oneri per i comuni. L’obiettivo è chiaro: trasformare ville, appartamenti e terreni, un tempo simbolo del potere mafioso, in monumenti alla democrazia e alla legalità, a completa disposizione dei cittadini.

Emergenza Giustizia: il caso emblematico del Tribunale di Ivrea

Accanto alla valorizzazione dei beni confiscati, Cirio ha posto l’accento sulla necessità di garantire “strutture adeguate e personale sufficiente nel settore Giustizia”. Un riferimento diretto e non casuale alla situazione critica di alcuni presidi giudiziari piemontesi. “Stiamo lavorando su Ivrea”, ha specificato il Presidente, toccando un punto dolente per il sistema giudiziario regionale.

Il Tribunale di Ivrea, il secondo del Piemonte per ampiezza territoriale, soffre da anni di una cronica e grave carenza di organico, sia per quanto riguarda i magistrati che il personale amministrativo, attestandosi spesso a circa il 50% di quanto sarebbe necessario. Questa situazione, più volte denunciata da procuratori e sindacati, rischia di compromettere la capacità del sistema di dare risposte efficaci e tempestive, creando un terreno fertile per l’illegalità. L’impegno della Regione, in sinergia con il governo, è dunque volto a risolvere queste criticità che minano alla base l’efficacia dell’azione di contrasto alla criminalità.

L’indifferenza, il nemico più grande

L’intervento di Cirio si è concluso con un monito potente e universale: “Ma il pericolo maggiore è quello dell’indifferenza. Chiunque può diventare vittima”. Un richiamo a non abbassare la guardia, a non considerare il fenomeno mafioso come qualcosa di lontano o estraneo alla vita quotidiana. La mafia, come hanno sottolineato anche altri relatori del convegno come il procuratore di Torino Giovanni Bombardieri e don Luigi Ciotti, presidente di Libera, si è evoluta. È una mafia “silente e liquida”, che si infiltra nell’economia legale, negli appalti, nel tessuto imprenditoriale, sfruttando le zone grigie e la connivenza dei “colletti bianchi”.

La pervasività della ‘ndrangheta in tutte le province piemontesi è un dato acclarato da numerose inchieste giudiziarie, che ne hanno svelato la struttura, i legami con la casa madre calabrese e la capacità di adattamento al contesto socio-economico del Nord. Per questo, la conoscenza del fenomeno, la cultura della legalità promossa nelle scuole e la denuncia da parte di imprenditori e cittadini diventano gli strumenti più efficaci. “La denuncia è l’unico strumento per gli imprenditori onesti di affrancarsi dalle pressioni criminali”, è stato uno dei messaggi chiave emersi dal convegno.

L’evento di Novara, quindi, non è stato solo un momento di riflessione, ma un vero e proprio patto di corresponsabilità tra istituzioni, mondo della scuola, associazionismo e società civile. Un fronte comune contro ogni forma di criminalità, con la consapevolezza che un Piemonte libero dalle mafie si costruisce ogni giorno, con l’impegno concreto di tutti.

Di veritas

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