Un’eco di celluloide e memoria si è diffusa nel cuore di Treviso, là dove l’arte del cinema ha lasciato un’impronta indelebile. Il 7 marzo 2026 segna il centenario della nascita di Luciano Vincenzoni, uno dei più prolifici e geniali sceneggiatori che il cinema italiano abbia mai conosciuto, un “padre nobile” della commedia all’italiana e dello spaghetti western. Nato in questa stessa città il 7 marzo 1926 e scomparso a Roma il 22 settembre 2013, Vincenzoni è stato celebrato con un toccante incontro con la stampa, preludio di un anno di iniziative dedicate alla sua figura e alla sua straordinaria eredità artistica.

Il luogo scelto per questa commemorazione non poteva essere più simbolico: la Loggia dei Trecento e Piazza dei Signori. Proprio qui, sessant’anni fa, il regista Pietro Germi girò alcune delle sequenze più memorabili di “Signore & Signori”, film vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes nel 1966 e nato dalla fervida immaginazione del soggettista trevigiano. Un legame, quello tra Vincenzoni, Germi e la città, che ha segnato un’epoca, dipingendo un affresco acuto e a tratti impietoso della borghesia di provincia del boom economico.

Un omaggio corale per un maestro della scrittura

L’evento, promosso dall’associazione intitolata a Vincenzoni, ha visto la partecipazione dell’assessore alla cultura e turismo della Città di Treviso, Maria Teresa de Gregorio. Nel suo intervento, l’assessore ha sottolineato il valore di Vincenzoni come figura di transizione dal neorealismo alla commedia all’italiana, un testimone fondamentale di un’intera stagione cinematografica. “Spesso si dice nemo propheta in patria“, ha commentato, “forse non tutti conoscono il vero valore che ha avuto questa figura nel cinema italiano”. Un’occasione, dunque, per riscoprire e valorizzare un patrimonio culturale che appartiene non solo a Treviso, ma all’intero paese.

La commemorazione è stata arricchita da contributi che hanno attraversato il tempo e lo spazio. La voce di Francesco Massaro, aiuto regista di Germi sul set trevigiano e amico fraterno di Vincenzoni, è risuonata sotto le volte della loggia attraverso un messaggio audio. Massaro ha ricordato con affetto come lo sceneggiatore amasse definirsi, con umiltà e ironia, “il piccolo scrivano trevisano”. Un’immagine che contrasta con la grandezza della sua opera, capace di conquistare Hollywood e di collaborare con giganti come Sergio Leone per la “Trilogia del Dollaro”.

Un’altra testimonianza significativa è giunta dal regista Antonio Padovan, che ha letto un testo sull’eredità che Vincenzoni ha lasciato agli autori del cinema contemporaneo, un’influenza che continua a plasmare nuove generazioni di narratori per immagini.

Un anno di celebrazioni e il Premio Vincenzoni

L’incontro del 6 marzo è stato solo l’inizio di un percorso che si snoderà per tutto il 2026. L’anno del centenario vedrà il suo culmine nella Settimana del Cinema Veneto, un’iniziativa organizzata in collaborazione con il Comune di Treviso e la Veneto Film Commission, e nella cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale Luciano Vincenzoni.

Giunto alla sua tredicesima edizione, il concorso rappresenta il cuore pulsante dell’attività dell’associazione. Rivolto a giovani autori under 35 di soggetti e, da qualche anno, anche di musiche per film, il premio si propone di scoprire e valorizzare i nuovi talenti, mantenendo vivo lo spirito innovatore di Vincenzoni. Un’iniziativa che, come ha ricordato il presidente dell’associazione Luciano Franchin, lo scorso anno ha raccolto circa 180 iscritti, a testimonianza della sua importanza nel panorama nazionale.

L’eredità di uno “script doctor” tra due mondi

Luciano Vincenzoni non è stato solo un prolifico scrittore, ma un vero e proprio “architetto di storie”. La sua capacità di spaziare tra generi diversi, dalla satira di costume del film di Germi alla grandiosità epica degli spaghetti western di Leone, testimonia una versatilità e una profonda comprensione dei meccanismi narrativi. Era quello che a Hollywood definiscono uno “script doctor”, un medico delle sceneggiature capace di intervenire su copioni zoppicanti per trasformarli in successi.

La sua firma si trova su oltre 60 film, tra cui capolavori come “La grande guerra” di Mario Monicelli, “Il buono, il brutto, il cattivo” e “Giù la testa” di Sergio Leone, e “Malèna” di Giuseppe Tornatore. Un curriculum che parla da solo, un ponte tra il cinema d’autore italiano e le grandi produzioni internazionali. Le celebrazioni del centenario a Treviso non sono quindi solo un atto dovuto di memoria, ma un’occasione preziosa per rileggere la storia del nostro cinema e per ispirare, attraverso l’esempio di un “piccolo scrivano” diventato gigante, chi sogna di raccontare storie sul grande schermo.

Di euterpe

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