La campagna referendaria per la riforma della giustizia, che chiamerà gli italiani alle urne il 22 e 23 marzo, si infiamma a due settimane dal voto. Lo scontro, già aspro, tra l’esecutivo e una parte della magistratura si è intensificato, trasformando singole vicende giudiziarie in veri e propri casi politici. Al centro del ciclone, le dichiarazioni del Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco di un dibattito già rovente.
L’affondo del Ministro Piantedosi sui CPR in Albania
Da un evento della Lega a Bologna, il titolare del Viminale ha lanciato un duro attacco a settori della magistratura in merito alla gestione dei migranti e all’accordo sui Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR) in Albania. Secondo Piantedosi, alcuni “magistrati ideologizzati” starebbero mettendo a rischio il lavoro del governo sull’immigrazione. Il Ministro ha sostenuto che dietro la decisione di inviare migranti nei CPR, sia in Italia che in Albania, c’è un intenso lavoro di forze dell’ordine e di altri magistrati che hanno perseguito persone resesi colpevoli di reati. Questo lavoro, ha affermato, rischia di “essere sovvertito da una posizione pregiudiziale di magistrati impegnati in appartenenze correntizie, che devono fare di questa partita una battaglia ideologica contro le politiche del governo”.
Piantedosi ha rincarato la dose, chiedendosi retoricamente: “Vi sembra normale che alcuni magistrati in servizio facciano anticipazione di giudizio rispetto a provvedimenti normativi che adotta il governo, dicendo praticamente: ‘È inutile che fanno queste leggi perché dei Cpr in Albania non resteranno che macerie’?” Il riferimento, neanche troppo velato, è a recenti decisioni giudiziarie che hanno rimesso in libertà migranti destinati ai centri, alcuni dei quali accusati di reati gravi.
La strategia del Governo e il ruolo della Cisl
Le parole di Piantedosi si inseriscono in una strategia più ampia dell’esecutivo, volta a compattare il fronte del “sì” al referendum. Una mossa significativa in questo senso è stata la presenza della segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, a un incontro per il “sì” a Lecce. A sottolinearne l’importanza è stato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, figura centrale nella campagna referendaria del governo. Mantovano ha ringraziato Fumarola per la sua partecipazione, lodandone la capacità di “coniugare forza, decisione e senso delle istituzioni”.
Nonostante la segretaria della Cisl abbia precisato di essere presente “solo per ascoltare” e che il sindacato non fornisce indicazioni di voto, la sua partecipazione non è passata inosservata, essendo la seconda a un evento pro-riforma. La Cisl, infatti, ha ufficialmente dichiarato di non volere polarizzazioni e di rimettere la scelta alla valutazione dei singoli associati, pur auspicando un voto informato e consapevole.
Dal palco leccese, Mantovano ha ribadito i concetti chiave della riforma, affermando che “l’appartenenza correntizia non sarà più la copertura assicurativa per negligenze e inadempienze” dei magistrati. Ha inoltre accusato il fronte del “no” di utilizzare “toni apocalittici”, sostenendo che la crisi nel Golfo contribuisce a ridimensionare una questione importante ma non “la fine del mondo”.
Le preoccupazioni nel centrodestra e l’attesa per Meloni
Nonostante l’offensiva mediatica, nel centrodestra serpeggiano timori. La crescente attenzione su crisi internazionali e altre vicende potrebbe distogliere l’elettorato dai temi della giustizia, favorendo potenzialmente la rimonta del “no”. All’interno della Lega, in particolare, si registrano malumori per quella che viene percepita come una scarsa presenza della Premier Giorgia Meloni nella campagna. “Un suo intervento è fondamentale, potrebbe fare la differenza”, è il ragionamento che trapela da fonti interne al partito. L’attesa è ora concentrata sull’evento di Fratelli d’Italia previsto a Milano, dove la Presidente del Consiglio potrebbe finalmente salire sul palco per un endorsement deciso.
Nel frattempo, altri esponenti di governo sono impegnati in un’azione capillare sul territorio. Il Ministro delle Imprese Adolfo Urso, dalla Sicilia, ha auspicato che “la maggioranza silenziosa degli italiani scenda in campo con il voto”. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, in collegamento con un evento di Forza Italia, ha sottolineato l’importanza del referendum “per ridare sacralità alla toga troppo spesso inzaccherata dagli interessi di partito”.
La controffensiva delle opposizioni
Le dichiarazioni di Piantedosi hanno scatenato un’immediata e dura reazione da parte delle opposizioni, unite nel fronte del “no”. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha definito le parole del Ministro “un’affermazione sovvertitrice dell’ordinamento della Repubblica”. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha parlato di “sfregio della Costituzione che altera l’equilibrio dei poteri” e ha chiesto al suo partito “uno sforzo in più” in vista del voto.
Anche il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, si prepara allo sprint finale della campagna, mentre Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana ha lanciato un appello ai fuorisede affinché si registrino come rappresentanti di lista per agevolare la loro partecipazione al voto. I quattro leader del fronte del “no” hanno in programma un evento di chiusura comune a Roma, a testimonianza di un’unità d’intenti sulla questione. Parallelamente, in Parlamento, sta nascendo un intergruppo trasversale per il “sì”, a dimostrazione che la riforma trova sostenitori anche al di fuori della maggioranza di governo.
Cosa prevede la riforma
Il referendum del 22 e 23 marzo è di tipo confermativo e non prevede quorum. I cittadini saranno chiamati a confermare o respingere una legge di revisione costituzionale già approvata dal Parlamento, ma senza la maggioranza qualificata dei due terzi. I punti cardine della riforma includono:
- La separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (i giudici) e requirenti (i pubblici ministeri).
- L’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per ciascuna carriera.
- L’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, un nuovo organo costituzionale che sottrarrà la competenza sui procedimenti disciplinari ai CSM.
I sostenitori della riforma affermano che essa garantirà una maggiore terzietà del giudice e limiterà l’influenza delle correnti interne alla magistratura. Gli oppositori, invece, temono un indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e un tentativo di sottometterla al potere politico.
