Roma – La capitale si è svegliata questa mattina con il rombo dei motori e le voci della protesta. Piazzale Ostiense è diventata il palcoscenico della seconda giornata di mobilitazione nazionale indetta dal Coapi (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani), che ha visto confluire centinaia di manifestanti da diverse regioni d’Italia. Cinque trattori, posizionati simbolicamente ai lati del palco, sono diventati l’emblema di una battaglia che tocca il cuore del sistema agroalimentare italiano, con striscioni che lanciano un messaggio inequivocabile: “Non svendiamo l’agricoltura italiana, non svendiamo il nostro cibo”.
La protesta, che segue una prima giornata di cortei di trattori per le strade della città, unisce agricoltori, pescatori, cittadini, sindaci e associazioni di consumatori in un fronte comune. L’obiettivo è chiaro e duplice: fermare la ratifica dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur (il mercato comune dell’America del Sud composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e garantire un futuro al vero Made in Italy.
Il Mercosur: Un Accordo Visto Come “La Morte degli Agricoltori”
Al centro del malcontento vi è l’accordo UE-Mercosur, un’intesa commerciale negoziata per oltre 25 anni che mira a creare una delle più vaste aree di libero scambio al mondo. Se da un lato la Commissione Europea ne esalta i benefici in termini di esportazioni per l’industria, dall’altro il mondo agricolo lo vive come una condanna. Gli slogan esposti a Piazzale Ostiense, come “Il Mercosur è la morte di noi agricoltori” e “#telodoioilmadeinitaly”, riassumono il timore diffuso di una concorrenza sleale.
Le preoccupazioni, come spiegato dai manifestanti, nascono da una profonda asimmetria normativa. “L’accordo rischia di consolidare una disparità evidente,” ha affermato un portavoce, “mentre a noi vengono richiesti standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non valgono per le importazioni dai Paesi del Mercosur”. Questo, secondo gli agricoltori, si traduce in un’apertura del mercato a prodotti realizzati con vincoli e costi di produzione nettamente inferiori, mettendo a rischio la sopravvivenza delle piccole e medie imprese italiane.
I settori considerati più a rischio sono quelli delle carni bovine e avicole, dello zucchero, del riso e degli agrumi, per i quali l’accordo prevede l’eliminazione o la forte riduzione dei dazi doganali. I produttori denunciano inoltre standard meno rigidi sui controlli fitosanitari e sull’uso di fitofarmaci in Sud America, alcuni dei quali proibiti in Europa da decenni.
Le Richieste: Oltre il “No” al Mercosur
La mobilitazione non si limita a una semplice opposizione all’accordo commerciale. Sul palco si sono alternate le voci di agricoltori e rappresentanti di categoria, come Gianni Fabbris di Altra Agricoltura, che hanno delineato una serie di richieste precise e urgenti.
Angelo Di Stefano, portavoce del Coapi, ha riassunto così il senso della protesta: “Senza produzioni italiane non ci può essere Made in Italy. Vogliamo una nuova normativa sulle etichettature perché tutto quello che stanno facendo, come l’accordo UE-Mercosur, viene fatto a discapito delle piccole imprese per avvantaggiare industrie, lobby e altri settori, escludendo l’agricoltura”.
Le principali rivendicazioni presentate includono:
- Stop definitivo all’accordo UE-Mercosur: considerato il pericolo principale per la sostenibilità economica del settore.
- Nuove norme sull’etichettatura: per garantire la massima trasparenza sull’origine delle materie prime e contrastare il “falso” Made in Italy.
- Riconoscimento dello stato di crisi: con misure di sostegno straordinarie per le aziende agricole e della pesca.
- Prezzi minimi garantiti: basati sui costi reali di produzione per assicurare un reddito equo agli agricoltori.
- Moratoria sui debiti: per le aziende agricole in difficoltà.
La protesta, quindi, si allarga a una critica più profonda del modello di sviluppo economico attuale, dove, come ha sottolineato Di Stefano, “i cittadini fanno fatica a comprare il buon cibo e noi agricoltori e pescatori chiudiamo le nostre aziende. È ora di dire basta”.
Un’Alleanza Sociale per la Sovranità Alimentare
La manifestazione di Roma ha segnato un passo importante: la creazione di un’alleanza sociale tra il mondo della produzione e i consumatori. La difesa del settore primario viene presentata non come una battaglia di categoria, ma come una lotta per il diritto al cibo di tutti i cittadini: un cibo sano, di qualità e accessibile. La presenza di sindaci, CNA Agroalimentare e associazioni di consumatori testimonia la volontà di costruire un fronte ampio per la difesa della sovranità alimentare.
Nei giorni scorsi, una delegazione del Coapi ha anche depositato presso il ministero un atto legale di diffida nei confronti della Commissione Europea e della sua presidente, Ursula von der Leyen, chiedendo formalmente il ritiro dell’applicazione dell’accordo. Un segnale forte che la battaglia non si fermerà alle piazze, ma proseguirà anche nelle sedi istituzionali e legali, in difesa di un modello agricolo che è parte integrante dell’identità culturale ed economica italiana.
