Un cabaret di chiacchiere, dolce simbolo del Carnevale, è diventato l’inaspettato protagonista di una vicenda amministrativa e politica che ha scosso il Comune di Casorate Primo, un centro di circa novemila abitanti in provincia di Pavia. Una spesa di appena 30 euro, sostenuta lo scorso anno per offrire i dolci tradizionali durante una festa in maschera dedicata ai bambini, è finita sotto la lente d’ingrandimento della Corte dei Conti, che ha ravvisato gli estremi del danno erariale. La notizia, riportata inizialmente dal quotidiano ‘La Provincia Pavese’, ha rapidamente superato i confini locali, accendendo un dibattito sul rigore delle normative contabili, sulla gestione delle finanze pubbliche e sulla strumentalizzazione politica.
L’ESPOSTO DELLA MINORANZA E LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI
Tutto ha avuto origine da un esposto presentato alla magistratura contabile da parte del consigliere di minoranza Luigi Cosentini. L’attenzione iniziale non era tanto sull’importo irrisorio, quanto su una presunta anomalia procedurale nel rimborso della spesa. Secondo le ricostruzioni, un consigliere di maggioranza avrebbe acquistato i dolci presso un supermercato all’ingrosso per ottenere un prezzo più vantaggioso e gravare meno sulle casse comunali. Non possedendo la tessera necessaria per l’acquisto, avrebbe utilizzato quella del padre, un artigiano locale. Di conseguenza, la fattura e il successivo rimborso da parte del Comune sono stati intestati a quest’ultimo, una persona esterna all’amministrazione. Questo passaggio ha innescato la protesta delle opposizioni, che hanno sollevato dubbi sulla “disinvolto utilizzo dei soldi pubblici fuori dalle regole”.
LA DECISIONE DELLA CORTE DEI CONTI: UNA QUESTIONE DI PRINCIPIO
La Procura regionale della Corte dei Conti, pur accogliendo il ricorso, ha fondato la propria valutazione su un principio diverso da quello sollevato inizialmente dalla minoranza. Per i giudici contabili, il problema non risiede nell’intestazione della fattura, ma nella natura stessa della spesa. Secondo la Corte, l’acquisto dei dolci “non corrisponde né a finalità istituzionali” e non rientra “tra le fattispecie di spesa che presuppongono esigenze indifferibili ed urgenti di funzionamento degli uffici“. Pertanto, la spesa non poteva essere legittimamente effettuata attraverso la procedura economale, uno strumento previsto per acquisti minuti e urgenti necessari al funzionamento della macchina amministrativa. La Corte ha quindi invitato formalmente il Comune di Casorate Primo a recuperare la somma in “via di autotutela per non incorrere in sanzioni più salate“, riconoscendo di fatto i 30 euro come un danno alle casse pubbliche.
LA REPLICA DEL SINDACO: “BASSA STRUMENTALIZZAZIONE POLITICA”
Immediata e ferma la reazione del sindaco di Casorate Primo, Enrico Vai, che ha definito l’intera vicenda una “bassa strumentalizzazione della minoranza“. Il primo cittadino ha espresso il proprio dissenso rispetto alla decisione della Corte dei Conti, difendendo la legittimità dell’operato della sua amministrazione. “Il nostro regolamento di spese economale prevede anche questo tipo di rimborsi. Non c’è stata alcuna irregolarità“, ha dichiarato Vai, annunciando l’intenzione di inviare una nota esplicativa ai giudici contabili per chiarire la posizione del Comune. Il sindaco ha inoltre sottolineato come la spesa fosse stata ritenuta necessaria per allietare la festa di Carnevale dedicata ai più piccoli, un momento di aggregazione per la comunità. Secondo Vai, l’intento del consigliere era unicamente quello di garantire un risparmio per l’ente, acquistando i dolci a un prezzo scontato.
UNA VICENDA TRA BUROCRAZIA E OPPORTUNITÀ POLITICA
Il caso delle chiacchiere di Casorate Primo si colloca al crocevia tra un’interpretazione estremamente rigorosa delle norme sulla contabilità pubblica e le dinamiche, talvolta aspre, della politica locale. Se da un lato la Corte dei Conti applica un principio di legalità formale, che non ammette deroghe neanche per cifre simboliche, dall’altro emerge il sospetto di uno scontro politico che utilizza cavilli burocratici per mettere in difficoltà l’avversario. Il capogruppo della minoranza, tuttavia, ha preso le distanze dall’esposto, affermando che “c’è stata una piccola irregolarità, il danno lo hanno subito i contribuenti”. La vicenda, che ha suscitato ironia e stupore, solleva interrogativi più ampi sulla proporzionalità dei controlli e sulla necessità di un equilibrio tra il rispetto delle regole e il buon senso nella gestione della cosa pubblica, soprattutto quando si tratta di iniziative a favore della comunità. Ora si attendono gli sviluppi, con il Comune pronto a difendere le proprie ragioni, in una storia dove il costo della burocrazia e delle eventuali spese legali potrebbe superare di gran lunga l’importo del “danno” contestato.
