Come un pino loricato, albero secolare che affonda le sue radici nelle aspre terre del Parco Nazionale del Pollino, simbolo di resilienza e di un’elasticità forgiata dalle intemperie, così l’animo umano è chiamato a resistere, ad adattarsi e a trovare nuova linfa anche dopo le ferite più profonde. È questa la potente metafora che innerva “Il bene comune”, la quinta opera da regista di Rocco Papaleo, un’attesa dramedy on the road che si preannuncia come un inno alla riscoperta di sé e del senso di comunità. In arrivo nelle sale italiane dal 12 marzo in 300 copie distribuite da Piperfilm, il film è un viaggio tanto fisico quanto emotivo nel cuore di una natura selvaggia e maestosa, specchio delle complesse geografie interiori dei suoi protagonisti.
Un Viaggio Corale alla Ricerca di Sé
La narrazione, scritta dallo stesso Papaleo con il suo storico collaboratore Valter Lupo, prende le mosse da un’insolita comitiva. Biagio, interpretato da un Papaleo che si cuce addosso un personaggio di disarmante onestà, è una guida turistica, un ex militare che ha anteposto i suoi valori alla carriera. Accanto a lui, il giovane nipote Luciano (Andrea Fuorto), smarrito dopo un grave lutto. A loro si affida Raffaella (una straordinaria Vanessa Scalera, che ritrova Papaleo dopo il successo di “Imma Tataranni”), attrice di un laboratorio di teatro sensoriale che non rinuncia al suo sogno nonostante le delusioni. Il cuore del gruppo è però composto da quattro detenute prossime alla fine della pena, a cui questa gita sul massiccio del Pollino è stata concessa come premio.
Ognuna di loro porta con sé il peso di una storia segnata da traumi e scelte difficili: Gudrun (Teresa Saponangelo), un’ex infermiera che ha detto no a un sopruso; Samanta (Claudia Pandolfi), madre coraggiosa fuggita da un marito violento; l’ex hacker ambientalista Anny (Rosanna Sparapano) e la cantautrice Fiammetta (la debuttante Livia Ferri), che ha perso la sua voce dopo un tradimento. L’obiettivo del loro cammino è il secolare pino loricato, specie arborea che cresce solo sul Pollino e nei Balcani, un vero e proprio monumento vivente alla capacità di resistere. Ma, come spesso accade nei viaggi che contano, la meta si rivela essere il pretesto per un percorso ben più profondo e trasformativo.
Il Paesaggio come Anima e il Teatro-Canzone come Voce
Girato per sei settimane tra i paesaggi mozzafiato della Basilicata e della Calabria, “Il bene comune” elegge la natura a protagonista. Il Parco del Pollino, con i suoi scorci selvaggi e la sua bellezza aspra, da Civita a Campotenese fino alla costa di Diamante, non è una semplice scenografia, ma un interlocutore emotivo che dialoga con i personaggi, ne riflette le fragilità e ne ispira la rinascita. Papaleo, con la sua regia, torna a celebrare la sua terra, la Lucania, come già magistralmente fatto in “Basilicata coast to coast”, trovando nel paesaggio una referenza simbolica e un’ispirazione costante.
La cifra stilistica del regista lucano si riconosce anche nella scelta di intrecciare la narrazione cinematografica con le atmosfere del teatro-canzone. Attraverso inserti quasi onirici, i protagonisti si aprono al pubblico, trasfigurando il proprio vissuto in una dimensione più universale. La musica, curata da Michele Braga, diventa così una voce collettiva, un filo che tiene insieme corpi, emozioni e storie diverse, permettendo ai personaggi di dare un nome a ciò che hanno vissuto e di ritrovare un senso di appartenenza.
Un Appello contro l’Indifferenza
“C’è bisogno di iniezioni di senso di comunità”, ha dichiarato Papaleo presentando il film. In un mondo sempre più minaccioso, l’elasticità e la resilienza simboleggiate dal pino loricato non bastano. Occorre fare di più, essere attivi, schierarsi per non cadere in quello che Antonio Gramsci definiva “il pericolo dell’indifferenza”. Il film, prodotto da Picomedia, Less Is More Produzioni e Piperfilm in collaborazione con Netflix, si fa portavoce di questo messaggio. Attraverso il personaggio di Biagio, che ha pagato un prezzo alto per la sua integrità, Papaleo vuole raccontare un altruismo possibile, un invito a essere partecipi e a non voltarsi dall’altra parte.
Con un cast corale di grande talento e una storia che intreccia dramma e leggerezza, “Il bene comune” si propone come un’opera profondamente umana e necessaria. Un film che invita lo spettatore a intraprendere il proprio personale cammino, a riconoscere le proprie radici e a comprendere che, forse, il vero “bene comune” risiede proprio nella capacità di ascoltare le storie degli altri e di intrecciarle con la propria, come le radici di un albero secolare.
