Cagliari – “Non sono stato io a uccidere i miei genitori”. Con queste parole, cariche di una tensione palpabile, Claudio Gulisano, 44 anni, ha rotto il silenzio nell’aula della Corte d’Assise di Cagliari, dove si è aperto il processo che lo vede come unico imputato per il duplice omicidio dei suoi genitori, Luigi Gulisano di 79 anni e Marisa Dessì di 82. Una dichiarazione spontanea che segna l’avvio di un dibattimento complesso e doloroso, che cercherà di far luce su una tragedia familiare consumatasi nel dicembre del 2024 in un appartamento del tranquillo Quartiere del Sole.

La difesa dell’imputato e gli “errori” ammessi

Nel corso della prima udienza, Gulisano ha ammesso di aver “fatto tanti errori dopo averli trovati morti in casa”, sbagli per i quali ha espresso pentimento, ma ha fermamente ribadito la sua estraneità all’efferato crimine. “Quando quel mattino sono arrivato in casa li ho trovati morti e ho pensato che non avrei potuto pagare il funerale”, ha dichiarato, cercando di giustificare così i prelievi di denaro effettuati dai conti dei genitori. Una versione che cozza frontalmente con l’impianto accusatorio, che lo ritiene responsabile di un gesto premeditato e crudele.

Il suo legale, l’avvocato Luigi Sanna, ha tentato di minare una parte delle prove a carico, chiedendo che venissero ritenute inammissibili le tesi e i risultati sostenuti dalla perita del tribunale, la medica legale Rita Celli. La difesa ha sostenuto che la consulente avrebbe agito al di fuori del suo mandato, interrogando personalmente alcuni testimoni. Tuttavia, la richiesta è stata prontamente respinta sia dal pubblico ministero, Rossana Allieri, sia dall’avvocato di parte civile, Gianluca Aste, che tutela gli interessi del fratello dell’imputato, Davide Gulisano, e di altri familiari. La Corte d’Assise, presieduta dal giudice Giovanni Massidda, ha rigettato l’istanza, confermando la validità degli accertamenti.

L’impianto accusatorio: un movente economico

Secondo la Procura della Repubblica, il movente che avrebbe armato la mano di Claudio Gulisano sarebbe di natura prettamente economica. L’uomo, gravato da problemi finanziari legati al fallimento di un market che il padre stesso gli aveva regalato, avrebbe assassinato i genitori per entrare in possesso della loro eredità e risolvere così la sua precaria situazione economica. Le accuse a suo carico sono pesantissime: duplice omicidio pluriaggravato e frode informatica. Quest’ultima accusa è legata al prelievo di circa 20.000 euro dai conti correnti dei coniugi, effettuato tramite la piattaforma di home banking subito dopo la loro morte.

La ricostruzione degli inquirenti, basata su indagini approfondite condotte dai Carabinieri, delinea una dinamica agghiacciante. Il 4 dicembre 2024, nell’appartamento di via Ghibli, Gulisano avrebbe prima soffocato la madre, Marisa Dessì, forse con la sciarpa che la donna indossava. Avrebbe poi atteso il rientro del padre, Luigi, uscito per la sua consueta passeggiata mattutina, per uccidere anche lui, strangolandolo o soffocandolo con un cuscino in quella che viene definita “asfissia morbida”. Inizialmente si era ipotizzato un avvelenamento, ma le perizie medico-legali, in particolare quella disposta dal GIP, hanno escluso questa pista, indicando come causa della morte un’asfissia compatibile con strangolamento e soffocamento.

Le prossime tappe del processo

Il processo, che si preannuncia lungo e complesso, proseguirà con le prossime udienze fissate per il 25 marzo, il 15 aprile e il 13 maggio. In queste date si procederà con l’audizione dei testimoni, tasselli fondamentali per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e le relazioni all’interno della famiglia Gulisano. L’imputato, in carcere da circa un anno, dovrà affrontare le testimonianze e le prove raccolte dall’accusa, che includono anche immagini di videosorveglianza che lo collocherebbero nei pressi dell’abitazione dei genitori in un orario incompatibile con il suo alibi e i dati estratti dai telefoni cellulari. La Corte d’Assise avrà il difficile compito di valutare ogni elemento per giungere a una verità processuale su questo drammatico caso di cronaca nera che ha profondamente scosso la comunità di Cagliari.

Di veritas

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