Dopo un periodo di tregua durato cinque mesi, il carrello della spesa a livello globale torna a farsi più pesante. A febbraio 2026, l’Indice FAO dei Prezzi Alimentari, che monitora le variazioni mensili dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base, ha segnato un aumento dello 0,9% rispetto al mese precedente, attestandosi a una media di 125,3 punti. Si tratta della prima crescita da agosto 2025, un segnale che interrompe la tendenza al ribasso che aveva caratterizzato la seconda metà dell’anno passato e l’inizio di quello corrente.

Nonostante questo rialzo congiunturale, è importante sottolineare che su base annua l’indice rimane comunque inferiore dell’1% rispetto a febbraio 2025 e quasi del 22% al di sotto del picco storico raggiunto a marzo 2022, in seguito allo scoppio del conflitto in Ucraina. A trainare la risalita sono state principalmente le quotazioni più elevate di cereali, oli vegetali e diverse tipologie di carne, che hanno avuto un impatto maggiore rispetto al contestuale calo dei listini per zucchero e prodotti lattiero-caseari, in particolare il formaggio.

L’Analisi dei Singoli Comparti: Cereali e Oli Vegetali in Testa ai Rincari

Entrando nel dettaglio delle diverse categorie di prodotti, emerge un quadro variegato che riflette le complesse dinamiche dei mercati agricoli internazionali.

  • Cereali: L’indice dei prezzi dei cereali ha registrato un incremento dell’1,1% rispetto a gennaio. A guidare questa crescita sono stati soprattutto i prezzi del grano (+1,8%), influenzati da diversi fattori concomitanti: le preoccupazioni per le gelate in alcune aree dell’Europa e degli Stati Uniti, i rischi di “winterkill” (danni alle colture invernali) e le persistenti difficoltà logistiche nella Federazione Russa e nella più ampia regione del Mar Nero. Anche i prezzi dei cereali secondari hanno mostrato un modesto aumento. Il riso, invece, ha visto un rialzo più contenuto dello 0,4%, sostenuto da una domanda costante per le varietà Basmati e Japonica.
  • Oli Vegetali: Questo comparto ha segnato la performance più significativa, con un balzo del 3,3% che ha portato l’indice ai suoi massimi da giugno 2022. L’aumento è stato trainato dai prezzi dell’olio di palma, spinti da una solida domanda globale di importazioni e da una produzione stagionalmente più bassa nel Sud-est asiatico. Anche i prezzi dell’olio di soia sono cresciuti, sull’onda delle aspettative per nuove politiche di sostegno ai biocarburanti negli Stati Uniti. In ripresa anche i prezzi dell’olio di colza, grazie alle prospettive di una maggiore domanda di importazioni per le forniture canadesi. In controtendenza, invece, i prezzi dell’olio di girasole, che hanno registrato un leggero calo a causa dell’aumento delle forniture per l’esportazione dall’Argentina.
  • Carne: L’indice dei prezzi della carne è aumentato dello 0,8% rispetto a gennaio. A spiccare è stato il prezzo della carne ovina, che ha raggiunto un nuovo massimo storico. Anche i prezzi della carne bovina sono saliti, sostenuti da un forte interesse all’acquisto da parte di Cina e Stati Uniti. Più contenuti, invece, gli aumenti per le carni suine e avicole.
  • Prodotti Lattiero-Caseari: In netta controtendenza, questo settore ha visto un calo dell’1,2%. A pesare è stata principalmente la diminuzione dei prezzi del formaggio, soprattutto nell’Unione Europea. Al contrario, le quotazioni internazionali del latte in polvere (sia scremato che intero) e del burro sono aumentate, grazie al rafforzamento della domanda di importazioni da Nord Africa, Vicino Oriente e Sud-est asiatico.
  • Zucchero: Questo prodotto ha registrato il calo più marcato, con una flessione del 4,1% rispetto a gennaio, raggiungendo i minimi da ottobre 2020. Su base annua, il crollo è ancora più evidente, con un -27,3% rispetto a febbraio 2025. Questa dinamica è legata alle aspettative di un’ampia offerta globale per la stagione in corso, inclusa una produzione record prevista negli Stati Uniti.

Prospettive su Produzione e Scorte: Scenari per il 2025 e 2026

Oltre all’analisi dei prezzi, il rapporto della FAO fornisce preziose indicazioni sulle prospettive di produzione, utilizzo e scorte di cereali a livello mondiale.

Per quanto riguarda l’annata 2025, la FAO ha rivisto leggermente al rialzo le sue stime sulla produzione cerealicola mondiale, portandola al livello record di 3.029 milioni di tonnellate. Questo dato rappresenta un incremento del 5,6% rispetto all’anno precedente. Anche le previsioni per l’utilizzo mondiale di cereali nel 2025/26 sono state corrette verso l’alto, raggiungendo un altro record di 2.943 milioni di tonnellate. Di conseguenza, le stime indicano che le scorte globali potrebbero salire a 940,5 milioni di tonnellate entro la fine delle stagioni, portando il rapporto tra scorte e consumo a un confortevole 31,9%.

Guardando al 2026, le prime proiezioni per la produzione di grano indicano un probabile calo del 3%, a circa 810 milioni di tonnellate. Questa flessione sarebbe dovuta principalmente alla riduzione delle aree seminate nell’Unione Europea, in Russia e negli Stati Uniti, dove i prezzi più bassi del raccolto stanno disincentivando gli agricoltori. In controtendenza, si prevedono prospettive favorevoli in India, grazie a semine record incoraggiate da incentivi governativi, e situazioni positive anche in Pakistan e Cina. Per quanto riguarda il commercio mondiale di cereali, le previsioni per la campagna 2025/26 si attestano a 501,7 milioni di tonnellate, segnando un aumento del 3,5% rispetto ai dodici mesi precedenti e rappresentando il secondo livello più alto mai registrato.

Di atlante

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