Un’operazione condotta con precisione dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (Nas) di Parma ha scosso le fondamenta dell’ospedale di Guastalla, in provincia di Reggio Emilia. Lunedì pomeriggio, i militari hanno arrestato in flagranza di reato Bruno Panno, 64 anni, direttore del reparto di Ortopedia, mentre riceveva 100 euro in contanti da un paziente. Un gesto che, secondo gli inquirenti, era la punta di un iceberg di un sistema illecito ben collaudato, basato su visite “fantasma” e pagamenti in nero.
Le accuse: Peculato e Falso in Atto Pubblico
Le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Reggio Emilia, che ha coordinato l’indagine, sono pesanti: peculato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, entrambi in forma continuata. In sostanza, il primario è accusato di due gravi condotte illecite:
- Peculato: Si sarebbe appropriato indebitamente delle somme pagate dai pazienti per le visite specialistiche svolte in regime di libera professione intramoenia. Queste prestazioni, pur autorizzate, venivano eseguite senza passare dai canali ufficiali di prenotazione e pagamento (come gli sportelli Cup), permettendo al medico di intascare l’intero importo, anziché versare la quota spettante all’Azienda Usl di Reggio Emilia. Le indagini hanno rivelato che in alcune occasioni avrebbe utilizzato anche farmaci di dotazione ospedaliera per i suoi pazienti privati.
- Falso in atto pubblico: Le visite mediche “in nero” venivano sistematicamente omesse dal registro informatico dell’Ausl, denominato ‘Arianna’. Questa mancata registrazione non solo nascondeva l’attività illecita, ma impediva anche la corretta trasmissione dei dati al Ministero della Salute, dati essenziali per monitorare le liste d’attesa e orientare le politiche sanitarie nazionali.
Un’indagine partita da un cittadino
A dare il via all’articolata attività investigativa, avviata nel settembre 2025, è stata la segnalazione scritta di un cittadino. Questa denuncia ha spinto l’Azienda Usl stessa a informare le autorità competenti, che hanno dato inizio a un’indagine meticolosa. Gli inquirenti si sono avvalsi di intercettazioni telefoniche e ambientali per documentare il modus operandi del medico. Secondo quanto ricostruito, tra l’11 novembre 2025 e il 2 marzo 2026, il primario avrebbe effettuato almeno 25 prestazioni private non registrate. I pazienti venivano gestiti direttamente da lui, bypassando i canali istituzionali, e i pagamenti richiesti erano sempre ed esclusivamente in contanti.
La convalida dell’arresto e la sospensione
L’operazione dei Nas è culminata lunedì con l’arresto in flagranza, subito dopo che il medico aveva ricevuto 100 euro da una paziente. Inizialmente posto agli arresti domiciliari, il Gip del tribunale di Reggio Emilia, Matteo Gambarati, ha successivamente convalidato l’arresto. Pur rimettendolo in libertà, il giudice ha applicato una pesante misura cautelare interdittiva: la sospensione dall’esercizio di un pubblico servizio per dodici mesi. Questo significa che per un anno il dottor Panno non potrà svolgere la sua attività di medico dirigente nelle strutture Ausl né esercitare la libera professione intramoenia in qualsiasi struttura pubblica.
La reazione dell’Ausl di Reggio Emilia
La Direzione dell’Azienda USL IRCCS di Reggio Emilia ha espresso in una nota “profonda amarezza per la gravità dei fatti contestati”, ribadendo la massima collaborazione con la magistratura. L’azienda ha voluto inoltre manifestare vicinanza e solidarietà “agli oltre settemila professionisti e operatori sanitari che lavorano quotidianamente nelle nostre strutture”, assicurando che l’attività del reparto di Ortopedia non subirà modifiche o ricadute sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini.
