MOSCA – In una dichiarazione che riecheggia nei palazzi della diplomazia internazionale, il Cremlino ha ufficialmente smentito di aver ricevuto richieste di assistenza militare da parte dell’Iran. La precisazione, affidata alla voce del portavoce Dmitry Peskov e riportata dall’agenzia di stampa Tass, giunge in un momento di grave escalation militare in Medio Oriente, segnato da attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro obiettivi strategici in territorio iraniano.
“In questo caso, non ci sono state richieste da parte dell’Iran”, ha affermato Peskov, sottolineando come la posizione russa sulla questione sia “coerente e ben nota a tutti”. Questa puntualizzazione, apparentemente di routine, assume un peso specifico notevole se letta alla luce del profondo legame strategico che unisce Mosca e Teheran, un’alleanza forgiata da interessi convergenti e da una comune opposizione a quello che definiscono l’ordine mondiale unipolare a guida statunitense.
Il Contesto: un Medio Oriente in Fiamme
La dichiarazione di Peskov si inserisce in uno scenario di conflitto aperto. Nelle scorse settimane, un’operazione militare congiunta, denominata da Washington “Operation Epic Fury” e da Tel Aviv “Ruggito del Leone”, ha colpito duramente l’Iran, prendendo di mira non solo siti nucleari e basi militari, ma anche centri di comando e controllo, causando centinaia di vittime civili. L’apice della crisi è stato raggiunto con la notizia, poi confermata da Teheran, della morte della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, in uno dei raid. La risposta iraniana non si è fatta attendere, con il lancio di missili balistici verso Israele e attacchi contro basi americane nella regione del Golfo.
È in questa cornice di guerra non dichiarata che si colloca la domanda rivolta al Cremlino: la Russia, partner strategico dell’Iran, interverrà militarmente? La risposta di Peskov, per ora, è un no. O, più precisamente, un “non ci è stato chiesto”.
Un’Alleanza a Più Livelli, ma Senza Mutua Difesa
Per comprendere la portata delle parole del portavoce russo, è essenziale analizzare la natura del rapporto tra i due Paesi. L’asse Mosca-Teheran si è consolidato negli ultimi anni, diventando un elemento centrale del panorama geopolitico. Entrambi soggetti a pesanti sanzioni occidentali, i due Stati hanno trovato l’uno nell’altro un partner fondamentale.
- Cooperazione in Ucraina: L’Iran è stato un fornitore cruciale di droni (in particolare gli Shahed) per la Russia nel conflitto ucraino, un supporto che ha permesso a Mosca di sopperire a carenze logistiche e tecnologiche.
- Accordi Strategici: Nel gennaio 2025, i presidenti Putin e Pezeshkian hanno firmato un “Trattato di Partenariato Strategico Globale”, un accordo ventennale che spazia dalla cooperazione economica e commerciale a quella energetica, scientifica e culturale.
- Forniture Militari: Al di là dei droni, la Russia si è impegnata a fornire all’Iran sistemi di difesa avanzati, come i caccia Su-35 e componenti del sistema missilistico S-400, per modernizzare le sue forze armate.
Tuttavia, come evidenziato da diversi analisti, questo solido partenariato non include una clausola di mutua difesa automatica, simile all’articolo 5 della NATO. L’accordo del 2025, infatti, si limita a impegnare le parti a non supportare un eventuale aggressore e a cercare soluzioni basate sul diritto internazionale, una formula che lascia a Mosca un ampio margine di manovra.
La Cautela del Cremlino: un Atto di Equilibrio
La smentita di Peskov può essere interpretata in diversi modi. Da un lato, è una chiara volontà di non farsi trascinare in un conflitto diretto con Stati Uniti e Israele in Medio Oriente, specialmente mentre le risorse militari russe sono massicciamente impegnate sul fronte ucraino. Un coinvolgimento diretto sarebbe insostenibile e aprirebbe scenari imprevedibili. D’altra parte, è anche un messaggio all’Occidente: la Russia condanna formalmente l’attacco all’Iran, definendolo un pretesto per rovesciare un governo sovrano, ma per ora si attiene a un supporto politico e tecnologico-militare, mantenendo un dialogo costante con la leadership di Teheran.
Mosca, pur condannando gli attacchi, si muove con pragmatismo. La relazione con l’Iran è vitale, ma lo sono anche gli scambi con partner non sanzionati come Cina e India, che potrebbero vedere con preoccupazione un’ulteriore destabilizzazione della regione. La posizione russa è dunque un complesso esercizio di equilibrismo: sostenere un alleato chiave senza superare una linea rossa che potrebbe innescare una conflagrazione globale.
