ROMA – Una notizia agrodolce arriva dal panorama della sanità pubblica statunitense. Un recente rapporto dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), l’organismo di controllo sulla sanità pubblica americana, ha rivelato un calo nel tasso di mortalità materna per l’anno 2024. Se da un lato questo dato rappresenta un segnale incoraggiante, dall’altro mette in luce, con ancora più forza, le profonde e persistenti disuguaglianze che attraversano la società americana, in particolare quelle legate all’etnia e all’età.
I numeri del 2024: un timido miglioramento
Analizzando i dati nel dettaglio, il rapporto del CDC mostra che nel 2024 si sono verificati 649 decessi per cause legate alla maternità, con un tasso di 17,9 decessi ogni 100.000 nati vivi. Questo numero è in leggera diminuzione rispetto al 2023, quando le donne decedute erano state 669, con un tasso di mortalità del 18,6 per 100.000 nascite. Si tratta del livello più basso registrato dal 2018, anno in cui il tasso si attestava a 17,4 decessi. Pur essendo un passo nella giusta direzione, gli esperti sottolineano che il calo non è statisticamente significativo e che il problema della mortalità materna negli Stati Uniti rimane una questione critica, specialmente se confrontato con altri paesi industrializzati dove i tassi sono notevolmente inferiori.
Le profonde ferite della disuguaglianza razziale
Il dato più allarmante che emerge dal rapporto è, senza dubbio, la drammatica disparità razziale. Le donne di colore continuano a pagare il prezzo più alto, con un tasso di mortalità che è quasi tre volte superiore a quello delle donne bianche. Nel 2024, il tasso per le donne nere non ispaniche è stato di 44,8 decessi per 100.000 nati vivi, un dato sproporzionato se paragonato a quello delle donne bianche (14,2), ispaniche (12,1) e asiatiche (18,1).
Queste cifre non sono solo numeri, ma rappresentano storie di vite spezzate e di famiglie distrutte da un sistema che, evidentemente, non riesce a garantire a tutte le cittadine lo stesso livello di assistenza e protezione. Le cause di questa disparità sono complesse e multifattoriali, e affondano le loro radici in problemi sistemici come il razzismo, la disparità economica e l’accesso diseguale a un’assistenza sanitaria di qualità. Le donne di colore, infatti, hanno maggiori probabilità di soffrire di condizioni mediche preesistenti, come le malattie cardiovascolari, che possono complicare la gravidanza. Inoltre, spesso affrontano barriere nell’accesso alle cure prenatali e post-parto e possono essere vittime di pregiudizi inconsci da parte del personale sanitario, che portano a sottovalutare i loro sintomi e le loro preoccupazioni.
Il fattore età: un rischio che aumenta con gli anni
Oltre alla componente etnica, anche l’età gioca un ruolo cruciale nel determinare il rischio di mortalità materna. Il rapporto del CDC evidenzia come le donne con più di 40 anni siano la fascia di popolazione più vulnerabile. Nel 2024, in questa categoria si è registrato un tasso di mortalità di 62,3 decessi ogni 100.000 nati vivi. Questo dato è ben 4,5 volte più alto rispetto a quello delle donne con meno di 25 anni (13,7 decessi) e 3,7 volte superiore a quello della fascia 25-39 anni (16,5 decessi).
L’aumento del rischio con l’avanzare dell’età è legato a diversi fattori fisiologici, come la maggiore probabilità di complicazioni mediche (diabete gestazionale, ipertensione), e a un generale declino della salute riproduttiva. Questo trend sottolinea l’importanza di un monitoraggio ancora più attento e di percorsi di assistenza personalizzati per le gravidanze in età più avanzata.
Uno sguardo al contesto più ampio
È fondamentale inserire questi dati in un contesto più ampio. Nonostante i recenti miglioramenti, gli Stati Uniti continuano ad avere uno dei tassi di mortalità materna più alti tra i paesi sviluppati. Questa situazione è paradossale per una nazione che investe enormi risorse economiche nel suo sistema sanitario. Evidentemente, la spesa non si traduce in un’equa distribuzione delle cure e in risultati di salute ottimali per tutta la popolazione.
Fattori come la chiusura di reparti di ostetricia nelle aree rurali, la mancanza di un’assicurazione sanitaria universale e le interruzioni nell’assistenza causate da eventi come la pandemia di COVID-19 hanno contribuito ad aggravare una situazione già critica. La strada per garantire una gravidanza e un parto sicuri per ogni donna negli Stati Uniti è ancora lunga e richiede un impegno concreto per smantellare le barriere strutturali che alimentano queste inaccettabili disuguaglianze.
