Un allenatore in cattedra, non per spiegare schemi e tattiche, ma per impartire una lezione di vita, prima ancora che di sport. Gian Piero Gasperini, attuale guida tecnica della Roma, è stato il protagonista dell’evento “Oltre la Medicina – Il coraggio di sbagliare”, tenutosi presso l’Aula Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Di fronte a una platea di studenti della facoltà di Medicina, il tecnico giallorosso ha condiviso la sua filosofia, un approccio che trascende il rettangolo di gioco per abbracciare le sfide quotidiane dell’esistenza.

Il punto di partenza della sua riflessione è stata un’analisi quasi filosofica della natura stessa del calcio: “Il nostro è uno sport di assoluta tecnica imperfetta”, ha esordito Gasperini. “Per noi fare errori è la normalità, si fanno in ogni allenamento, in ogni partita. A volte calci male una palla e fai gol lo stesso. Questa convivenza con l’errore ce l’hai quotidianamente”. Una prospettiva che demistifica la ricerca ossessiva della perfezione, spesso fonte di pressione insostenibile per gli atleti, e la sostituisce con un’accettazione costruttiva del fallimento. “Forse noi sull’errore ci passiamo un po’ sopra, non ci condiziona totalmente. Questo ci allena a sbagliare e ad andare avanti”, ha aggiunto, sottolineando la resilienza come competenza fondamentale per un calciatore.

Il caso Juventus: una sconfitta che insegna più di una vittoria

Per rendere tangibile il suo pensiero, Gasperini ha preso come esempio emblematico il recente e rocambolesco pareggio casalingo per 3-3 contro la Juventus. Una partita che ha lasciato l’amaro in bocca all’ambiente romanista per il modo in cui è maturato il risultato, ma che, secondo l’allenatore, nasconde un insegnamento prezioso. “Dalle sconfitte si impara molto di più che dalle vittorie”, ha affermato con convinzione. “Fosse finita 3-2 contro la Juventus, saremmo stati più felici e non avremmo visto gli errori che abbiamo fatto. L’episodio fa cambiare tutto. La forza è questa, imparare dagli esami andati male, dalle sconfitte”.

Questa dichiarazione svela il nucleo del “gasperinismo”: la vittoria, pur essendo l’obiettivo finale, non deve offuscare la necessità di un’analisi critica e lucida della prestazione. Un risultato positivo può talvolta mascherare delle lacune che, se non affrontate, si ripresenteranno in futuro. Al contrario, un pareggio o una sconfitta, sebbene dolorosi nell’immediato, offrono l’opportunità di sezionare gli errori, comprenderne le cause e lavorare per correggerli, innescando un processo di crescita individuale e collettiva.

“O vinciamo o impariamo”: un mantra per la vita

L’approccio di Gasperini alla gestione della pressione, soprattutto quella mediatica, è racchiuso in una frase che ha fatto sua nel corso degli anni: “Io adotto sempre una frase che non è mia: ‘Noi non perdiamo mai, o vinciamo o impariamo’. Un vero e proprio mantra che sposta il focus dal risultato all’apprendimento, trasformando ogni insuccesso in un’occasione di miglioramento. “L’aspetto mediatico è quello più pesante”, ha riconosciuto il tecnico. “Un episodio determinante, come un gol sbagliato, fa cambiare completamente il giudizio. Noi non possiamo fare la corsa sul giudizio esterno. Quello che dobbiamo riuscire veramente a fare, è analizzare la capacità nostra e quindi lavorare su noi stessi”.

Questa filosofia si sposa perfettamente con il contesto accademico in cui è stata presentata. Agli studenti, futuri medici, Gasperini ha offerto uno spunto di riflessione applicabile al loro percorso di studi e alla loro futura professione, dove l’errore può avere conseguenze ben più gravi di un gol subito, ma dove la capacità di analizzarlo, comprenderlo e imparare da esso è altrettanto, se non più, fondamentale.

Un legame con i giovani e la sfida di Roma

L’intervento del tecnico non si è limitato ai massimi sistemi, ma ha toccato anche il rapporto diretto con i giovani atleti. “Mi rivolgo ai giovani che hanno sogni e progetti”, ha detto, trovando un parallelo tra le aspirazioni dei suoi calciatori e quelle degli studenti in aula. Ha parlato di timori, paure, sogni e motivazioni, elementi che accomunano l’esperienza di una partita a quella di un esame universitario.

Infine, non è mancato un accenno alla sua scelta di allenare la Roma, definita come “la piazza più difficile”, una sfida accettata proprio per la sua complessità. Una decisione che riflette pienamente la sua mentalità: mettersi costantemente in gioco, affrontare le difficoltà a viso aperto e cercare la crescita personale e professionale anche, e soprattutto, attraverso le prove più ardue. Un messaggio potente, che ha risuonato forte nell’aula universitaria, lasciando agli studenti non solo un’analisi sportiva, ma una vera e propria lezione sul coraggio di sbagliare per poter vincere, nella vita come in campo.

Di nike

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