Il costo dell’energia in Italia è una spina nel fianco per la competitività del sistema produttivo e per il bilancio delle famiglie. In questo scenario, un gruppo di dodici importanti investitori e produttori indipendenti di energia elettrica ha deciso di rompere gli indugi, pubblicando sui principali quotidiani nazionali un appello diretto al Governo. Il messaggio è chiaro e forte: le misure contenute nel cosiddetto “Decreto Bollette”, pur lodevoli negli intenti, non sono sufficienti a risolvere le criticità strutturali del sistema energetico italiano. Secondo i firmatari, tra cui spiccano nomi come Zalestra, Absolute Energy, BW ESS, ContourGlobal, Encavis, Greenco, Matrix Renewables, Nadara, OX2, Recurrent Energy, Sphera Energy e Sonnedix, per abbassare durevolmente i prezzi dell’elettricità servono “più rinnovabili, più sistemi di accumulo e regole stabili per gli investimenti”.

L’analisi del Decreto Bollette: una soluzione tampone, non strutturale

Al centro delle preoccupazioni degli operatori del settore c’è l’approccio del Governo, giudicato eccessivamente focalizzato su interventi di breve periodo. Il Decreto Legge n. 21 del 20 febbraio 2026, noto come “DL Bollette”, cerca di contenere il costo dell’elettricità intervenendo sul meccanismo ETS (Sistema di Scambio delle Quote di Emissione), con l’obiettivo di ridurre l’impatto del costo della CO2 sul prezzo marginale dell’energia. Tuttavia, secondo gli investitori, questo intervento non tocca il nervo scoperto del problema: l’eccessiva dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili, il cui approvvigionamento, in gran parte basato sull’importazione, espone il Paese a una forte volatilità dei prezzi e a concreti rischi per la sicurezza energetica.

Il timore, esplicitato nell’appello, è che alcune misure del decreto possano addirittura rivelarsi controproducenti, “indebolendo la fiducia degli investitori, rallentando lo sviluppo di nuovi investimenti e frenando il conseguente abbassamento dei prezzi dell’energia”. In un contesto geopolitico globale sempre più teso, le energie rinnovabili e i sistemi di accumulo rappresentano, a detta delle aziende, le tecnologie già oggi più economiche e sicure.

Le quattro proposte concrete per una svolta energetica

L’appello non si limita alla critica, ma si configura come un’agenda propositiva rivolta a Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e Presidenza del Consiglio. Gli investitori chiedono “un indirizzo chiaro e coordinato” e avanzano quattro proposte operative per sbloccare gli investimenti e guidare il Paese verso una transizione energetica efficace ed economicamente sostenibile.

  • Aste FER e BESS pianificate e coerenti: La prima richiesta è la definizione immediata di un calendario pluriennale stabile e prevedibile per le aste dedicate alle Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) e ai Sistemi di Accumulo di Energia a Batteria (BESS). Questo, in coerenza con gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), garantirebbe quella certezza normativa indispensabile per attrarre capitali, accompagnata da una maggiore rapidità nei processi di autorizzazione (permitting) e di connessione alle reti.
  • Estensione e concorrenza per gli accumuli (MACSE): Si chiede di estendere il Meccanismo di Approvvigionamento a termine di Capacità di Stoccaggio Elettrico (MACSE) all’intero territorio nazionale, Nord Italia compreso, e di garantire che le prossime aste siano realmente contendibili. L’obiettivo è favorire una reale concorrenza, assicurando pari opportunità ai nuovi operatori e preservando la neutralità tecnologica nel mercato della capacità, evitando favoritismi verso gli impianti a gas.
  • Accessibilità dei contratti PPA: I Power Purchase Agreement (PPA), contratti di fornitura di energia a lungo termine, sono uno strumento chiave per la stabilità dei prezzi e lo sviluppo delle rinnovabili. Gli operatori chiedono di renderli accessibili a tutte le imprese, incluse le PMI, suggerendo un ruolo attivo del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) come facilitatore e garante per aumentare la “bancabilità” dei progetti.
  • Correzione delle distorsioni del meccanismo ETS: L’ultima proposta riguarda la misura sull’ETS contenuta nel decreto. Secondo i firmatari, l’attuale impostazione rischia di redistribuire il costo delle emissioni di CO2 in modo indistinto su tutti i consumatori, compresi coloro che si approvvigionano da fonti rinnovabili. La richiesta è di correggere questa distorsione, allocando il costo “in modo proporzionale al contenuto emissivo effettivo di ciascuna fornitura energetica”. In altre parole: chi inquina paga, chi sceglie energia pulita non deve essere penalizzato.

Un bivio per l’Italia: attrarre investimenti o rimanere indietro

Le parole di Eliano Russo, CEO di Zalestra Italia, uno dei firmatari, riassumono efficacemente la posta in gioco: “Ridurre strutturalmente il costo dell’energia in Italia è possibile. Servono però scelte chiare: più rinnovabili, più sistemi di accumulo e regole stabili per gli investimenti” per “rafforzare la sicurezza energetica, attrarre investimenti e ridurre i prezzi per famiglie e imprese”. L’appello mette in luce un sentimento diffuso tra gli operatori: la voglia di investire nel potenziale rinnovabile italiano c’è, ma è frenata da un quadro normativo percepito come instabile e incerto.

Senza un cambio di rotta, il rischio è che ingenti capitali, stimati in circa 20 miliardi di euro per 15 GW di nuova capacità, possano essere dirottati verso altri mercati europei considerati più prevedibili. Al contrario, un intervento deciso e chiarificatore su aste, PPA ed ETS potrebbe trasformare l’Italia in un hub strategico per gli investimenti verdi, con enormi benefici in termini di filiere industriali, occupazione qualificata e, soprattutto, sicurezza e indipendenza energetica a lungo termine.

Di atlante

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