Una prima, parziale verità emerge dall’esame autoptico sul corpo del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni e mezzo deceduto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un drammatico trapianto di cuore. Secondo le indiscrezioni trapelate al termine della prima fase dell’autopsia, durata circa tre ore e svoltasi presso il Secondo Policlinico di Napoli, non sarebbero state riscontrate “lesioni macroscopiche” sull’organo, in particolare non vi sarebbe traccia del taglio al ventricolo di cui si era parlato nelle prime fasi dell’inchiesta. Questa indicazione preliminare, pur non essendo definitiva, sposta il focus delle indagini dalla fase di espianto, avvenuta a Bolzano, a quella successiva del trasporto e della conservazione dell’organo.
L’esame autoptico e le prossime tappe
All’esame autoptico ha partecipato un folto collegio di 25 professionisti, tra periti nominati dal gip, consulenti della Procura e delle difese degli indagati, e quelli della famiglia del piccolo Domenico. Il medico legale Luca Scognamiglio, consulente della famiglia Caliendo, ha dichiarato al termine dell’esame: “Abbiamo escluso lesioni macroscopiche alle camere cardiache, quindi la questione emersa dalle Sit relativa a un taglio dell’organo in fase di espianto sembrerebbe essere discutibile”. La prossima tappa cruciale sarà il 28 aprile, quando il collegio si riunirà nuovamente per analizzare i campioni anatomopatologici prelevati, esami istologici che potranno fornire dettagli fondamentali sullo stato del tessuto cardiaco e sulle cause del mancato funzionamento dell’organo dopo l’impianto.
L’inchiesta per omicidio colposo e la catena degli errori
La Procura di Napoli indaga per l’ipotesi di reato di omicidio colposo. L’assenza di un errore evidente nella fase di prelievo del cuore a Bolzano rafforza l’ipotesi che la causa del danneggiamento irreparabile dell’organo sia da ricercare nella catena di eventi successivi. I riflettori sono puntati sulle modalità di conservazione e trasporto. Secondo quanto ricostruito finora, l’organo potrebbe essere stato “bruciato” dall’uso improprio di ghiaccio secco. Una relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute ha evidenziato diverse criticità, tra cui una “falla procedurale” legata alla partenza dell’equipe dal Monaldi con una quantità di ghiaccio non sufficiente. L’inchiesta sta cercando di fare luce su ogni singolo passaggio: dalla scelta del contenitore per il trasporto, che pare fosse privo di etichette e avvertimenti, fino alle comunicazioni intercorse tra il personale sanitario, come testimonierebbero alcune chat acquisite agli atti.
Le testimonianze e il dolore della famiglia
La vicenda ha scosso profondamente l’opinione pubblica, anche per i dettagli emersi dalle testimonianze e dalle intercettazioni. Alcune conversazioni tra infermieri in sala operatoria, acquisite dagli inquirenti, descrivono momenti di grande tensione e incertezza durante l’intervento. La famiglia del piccolo Domenico, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha vissuto un calvario durato circa due mesi, dal giorno del trapianto, il 23 dicembre, fino al decesso del bambino, tenuto in vita artificialmente da una macchina ECMO. I genitori hanno appreso solo a febbraio, a più di un mese dall’operazione, che il cuore trapiantato era stato danneggiato in modo irrimediabile prima ancora dell’intervento. Mercoledì si sono tenuti i funerali nel Duomo di Nola, in un’atmosfera di grande commozione e partecipazione, alla presenza di centinaia di persone e autorità, tra cui l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, che è stato vicino alla famiglia sin dall’inizio. Il sindaco di Nola ha proclamato il lutto cittadino per l’ultimo saluto al “piccolo guerriero”.
Gli indagati e i provvedimenti disciplinari
Nell’ambito dell’inchiesta risultano indagate sette persone. L’Azienda Ospedaliera dei Colli, di cui fa parte il Monaldi, ha avviato procedimenti disciplinari interni che hanno portato alla sospensione di due dirigenti medici. L’attenzione è massima per garantire che venga fatta piena luce su ogni eventuale responsabilità, in una tragedia che ha spezzato una giovane vita e sollevato interrogativi cruciali sui protocolli e le procedure nel delicato campo dei trapianti pediatrici.
