Achille Occhetto, una delle figure più emblematiche e discusse della politica italiana del XX secolo, ha raggiunto il traguardo dei novant’anni. Nato a Torino il 3 marzo 1936, Occhetto è stato l’ultimo segretario del Partito Comunista Italiano (PCI) e il primo del Partito Democratico della Sinistra (PDS), incarnando una stagione di profonde e traumatiche trasformazioni per la sinistra italiana. La sua carriera politica è indissolubilmente legata alla “svolta della Bolognina”, un evento che ha segnato la fine di un’era e ha ridisegnato la mappa politica del Paese.

Gli inizi e la carriera nel Partito Comunista Italiano

La militanza politica di Achille Occhetto inizia in giovane età. Iscrittosi alla Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), ne diviene segretario nazionale dal 1962 al 1966. In questi anni si distingue per le sue posizioni, mostrando un’apertura verso i movimenti studenteschi del ’68. La sua carriera all’interno del PCI prosegue con incarichi di rilievo, tra cui quello di segretario regionale in Sicilia. Viene eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nel 1976, anno in cui il PCI ottiene un risultato storico con il 34,4% dei voti. La sua ascesa nel partito è costante: diventa coordinatore della segreteria nel 1986, vicesegretario nel 1987 e, infine, segretario generale il 21 giugno 1988, succedendo ad Alessandro Natta.

La Svolta della Bolognina: un cambiamento epocale

Il momento che definisce la figura politica di Occhetto arriva il 12 novembre 1989. In un discorso tenuto a sorpresa in una sezione del quartiere Bolognina a Bologna, in occasione della commemorazione di una battaglia partigiana, annuncia la necessità di avviare un percorso per dare vita a una nuova forza politica. Questa dichiarazione, passata alla storia come la “svolta della Bolognina”, giunge a soli tre giorni dalla caduta del Muro di Berlino, un evento che aveva reso evidente il crollo dei regimi comunisti nell’Europa dell’Est e la fine di un’epoca.

Occhetto comprese che il PCI, il più grande partito comunista dell’Occidente, non poteva rimanere immobile di fronte a tali sconvolgimenti mondiali e rischiava l’irrilevanza. La sua proposta era radicale: superare il PCI, cambiandone nome, simbolo e identità, per creare un nuovo soggetto politico riformista, capace di aggregare la sinistra e di dialogare con le altre forze progressiste europee. La proposta di Occhetto scatenò un dibattito interno durissimo e appassionato, che spaccò il partito.

Dal PCI al PDS: la nascita di una nuova sinistra

Il percorso avviato alla Bolognina culminò nel XX e ultimo congresso del PCI, tenutosi a Rimini tra il 31 gennaio e il 3 febbraio 1991. In quella sede, la maggioranza dei delegati approvò lo scioglimento del partito e la contestuale nascita del Partito Democratico della Sinistra (PDS). Occhetto ne divenne il primo segretario. La mozione favorevole alla svolta, sostenuta anche da figure come Massimo D’Alema, Giorgio Napolitano e Walter Veltroni, ottenne 807 voti favorevoli, 75 contrari e 49 astenuti. La minoranza contraria, guidata da Armando Cossutta, diede vita al Partito della Rifondazione Comunista.

Il nuovo PDS, sotto la guida di Occhetto, si pose come una forza moderna e socialdemocratica, abbandonando la falce e martello per una quercia. L’obiettivo era quello di costruire un’alternativa di governo, ponendo al centro del programma le riforme istituzionali e la modifica in senso maggioritario della legge elettorale.

La sconfitta elettorale e l’eredità politica

La leadership di Occhetto fu messa a dura prova dalle elezioni politiche del 1994. Il PDS fu il principale promotore della coalizione dei Progressisti, ma venne sconfitto dal centro-destra guidato da Silvio Berlusconi. A seguito di questo risultato deludente, Occhetto si dimise da segretario del PDS, venendo sostituito da Massimo D’Alema.

Nonostante la sconfitta, l’eredità di Achille Occhetto rimane centrale nella storia della sinistra italiana. La sua “svolta” fu un atto di coraggio politico che, sebbene doloroso e controverso, tentò di rispondere a una crisi storica mondiale, traghettando la tradizione comunista italiana verso una nuova fase. Molti riconoscono oggi la sua lungimiranza nell’aver compreso la necessità di un cambiamento radicale per evitare la scomparsa politica di quella grande forza popolare che era stata il PCI. La sua azione ha posto le basi per le successive evoluzioni della sinistra, fino alla nascita del Partito Democratico.

Negli anni successivi, Occhetto ha continuato la sua attività politica come deputato nazionale, senatore e parlamentare europeo, contribuendo anche alla fondazione del Partito del Socialismo Europeo. Oggi, a 90 anni, resta una figura di riferimento, un testimone e un protagonista di una delle trasformazioni più significative della Repubblica Italiana.

Di veritas

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