ROMA – In un clima di altissima tensione internazionale, il governo italiano segna una netta linea di demarcazione rispetto agli alleati storici. Con parole inequivocabili, il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito l’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele in Iran come un’azione “al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Questa presa di posizione, espressa durante una concitata sessione parlamentare, non solo rappresenta il primo giudizio esplicito dell’esecutivo Meloni sulla crisi, ma apre anche un profondo solco politico interno, con le opposizioni sul piede di guerra.
La Posizione Ufficiale del Governo: “Non Coinvolti e non Informati”
Il messaggio da Palazzo Chigi è stato ribadito a più voci: l’Italia non è parte del conflitto e intende rimanerne fuori. “Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”, ha puntualizzato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un’intervista radiofonica, cercando di rassicurare l’opinione pubblica. La premier ha annunciato che anticiperà le sue comunicazioni alle Camere a mercoledì prossimo, unificando il dibattito sulla crisi iraniana con quello in vista del Consiglio Europeo.
Il Ministro Crosetto ha rincarato la dose, affermando che si è trattato di un conflitto “partito all’insaputa del mondo”, sottolineando come neanche l’alta catena di comando statunitense fosse pienamente a conoscenza dei dettagli fino all’ultimo momento. “Nessun Paese al mondo è stato informato”, ha dichiarato, aggiungendo che ora “ci si trova a gestire” le conseguenze di una crisi “che non abbiamo voluto”. Anche il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che l’Italia, come altri partner europei, è stata informata solo a operazione già iniziata.
Basi USA: Cautela e Paletti del Governo
Il nodo più spinoso del dibattito riguarda l’utilizzo delle basi militari statunitensi presenti sul territorio italiano. Su questo punto, l’esecutivo mostra la massima cautela. La premier Meloni ha assicurato che, al momento, non è pervenuta alcuna richiesta americana per l’uso delle basi in missioni di combattimento. La linea ufficiale si attiene agli accordi bilaterali del 1954, che, secondo l’interpretazione del governo, consentirebbero solo “autorizzazioni tecniche” per operazioni “di logistica, non cinetiche”, escludendo quindi i bombardamenti. Qualsiasi richiesta di natura diversa, ha promesso la premier, verrebbe discussa e decisa “con il Parlamento”.
Nonostante ciò, le Camere hanno approvato una risoluzione di maggioranza che, pur senza mai citare esplicitamente USA e Israele, garantisce al governo l’agibilità per diverse azioni, tra cui:
- Sostenere gli stati membri dell’UE (come Cipro) nella difesa da attacchi iraniani.
- Dispiegare e rischierare sistemi di difesa aerea e antimissilistica a supporto dei Paesi del Golfo.
- Confermare il rispetto degli accordi internazionali vigenti per l’utilizzo delle installazioni militari USA per attività di supporto tecnico-logistico.
L’Opposizione all’Attacco: “Governo Subalterno”, “Meloni Scappa”
La reazione delle forze di opposizione è stata veemente e unitaria nella condanna. Le aule di Montecitorio e Palazzo Madama sono state teatro di dure proteste, con cartelli come “Fratelli di Trump” e “L’Italia non si Usa” esposti dai parlamentari di Alleanza Verdi-Sinistra. Il leader del M5s, Giuseppe Conte, ha accusato Giorgia Meloni di essere “scappata” dal confronto parlamentare, preferendo un “monologo in radio”. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha rincarato la dose: “Sanchez dice ‘no alla guerra’, Meloni non dice nulla”, chiedendo al governo di opporsi “da subito” all’autorizzazione all’uso delle basi per una guerra che viola il diritto internazionale.
Il sospetto, avanzato in particolare dal PD, è che la premier abbia anticipato il suo intervento in Aula per evitare dibattiti scomodi nella settimana di un’importante consultazione referendaria. La tensione è sfociata anche in scontri verbali diretti, come quello tra il ministro Tajani e il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che ha definito “raccapricciante per mediocrità” l’intervento del titolare della Farnesina.
Scenario Internazionale e Timori di Escalation
Sul piano diplomatico, il governo si muove per contenere i rischi. La premier Meloni ha avuto colloqui con il presidente francese Emmanuel Macron, coordinandosi per la sicurezza di Cipro, e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Meloni ha espresso forte preoccupazione per un’escalation dalle “conseguenze imprevedibili”, ribadendo la sua convinzione che l’origine del caos attuale sia da ricercare nell’aggressione russa all’Ucraina.
Ancora più allarmanti le parole del ministro Crosetto, che ha parlato di un mondo “sull’orlo dell’abisso”. Il timore è che l’attuale instabilità possa incoraggiare la Russia a compiere “scelte che non avrebbe mai fatto in una condizione normale”, evocando lo spettro dell’uso di armi nucleari tattiche contro Kiev. Mentre si condanna la “reazione scomposta degli iraniani”, il governo si dice pronto a lavorare per una ripresa del negoziato, facendo leva sui tradizionali buoni rapporti dell’intelligence italiana con Teheran, ma solo a condizione che “l’Iran deve smettere di attaccare i Paesi limitrofi”.
Ripercussioni Interne: Allerta Terrorismo e Speculazione
La crisi ha immediate conseguenze anche sul fronte interno. La premier ha assicurato che la “guardia è altissima” sul rischio di terrorismo di matrice islamica. Parallelamente, è stata attivata una task force di Arera per vigilare sulle possibili speculazioni sui prezzi dell’energia, con la minaccia di “aumentare le tasse” alle aziende che dovessero applicare aumenti ingiustificati in bolletta.
