Un drammatico colpo di scena scuote l’inchiesta sul Banco Master, uno scandalo finanziario che sta facendo tremare i vertici dell’economia e della politica brasiliana. Luiz Phillipi Machado de Moraes Mourão, 43 anni, soprannominato ‘Sicario’ e ritenuto l’uomo di fiducia del banchiere Daniel Vorcaro, si è suicidato mercoledì 4 marzo mentre si trovava in stato di detenzione presso la Soprintendenza della Polizia Federale (PF) a Belo Horizonte, nello stato di Minas Gerais. L’uomo era stato arrestato solo poche ore prima nell’ambito della terza fase della maxi-operazione denominata ‘Compliance Zero’.
Secondo le prime ricostruzioni fornite dalla Polizia Federale, Mourão si sarebbe impiccato utilizzando la propria camicia. Nonostante l’immediato intervento degli agenti e il successivo trasporto in ospedale, per l’uomo non c’è stato nulla da fare. La Polizia Federale ha comunicato di aver aperto un’indagine interna per chiarire le circostanze dell’accaduto e ha assicurato che tutte le registrazioni video della permanenza di Mourão in cella, che secondo il direttore generale Andrei Rodrigues sono “senza punti ciechi”, saranno messe a disposizione della Corte Suprema, che supervisiona il caso.
L’OPERAZIONE ‘COMPLIANCE ZERO’ E LE ACCUSE
L’arresto di Mourão, insieme a quello del suo presunto mandante, il banchiere Daniel Vorcaro, e di altre persone tra cui il cognato di Vorcaro, Fabiano Zettel, rappresenta un punto di svolta nell’inchiesta ‘Compliance Zero’. L’operazione, avviata nel 2024, mira a smantellare un’organizzazione criminale sospettata di una vasta gamma di reati, tra cui frode finanziaria, corruzione, riciclaggio di denaro e spionaggio informatico. Si stima che le frodi legate al Banco Master possano ammontare a circa 12 miliardi di reais. La giustizia ha disposto il blocco di beni per un valore che potrebbe raggiungere i 22 miliardi di reais.
Il ruolo di ‘Sicario’, secondo gli inquirenti, era quello di gestire per conto di Vorcaro una vera e propria struttura di sorveglianza parallela. Questo “braccio di intimidazione” dell’organizzazione avrebbe avuto il compito di monitorare illegalmente e raccogliere informazioni riservate su concorrenti, funzionari pubblici e giornalisti considerati “avversari” del banchiere. L’obiettivo finale sarebbe stato quello di intimidirli e neutralizzare ogni minaccia agli interessi del gruppo.
SPIONAGGIO A TUTTO CAMPO E MINACCE ALLA STAMPA
Le accuse sono gravissime. Dalle indagini emerge che Mourão avrebbe avuto accesso indebito a sistemi informatici sensibili, non solo della Polizia Federale e del Ministero Pubblico brasiliano, ma anche di agenzie internazionali come l’FBI e l’Interpol. Questa capacità di intrusione avrebbe permesso di monitorare le attività delle persone nel mirino di Vorcaro.
Tra le vittime di questa rete di spionaggio ci sarebbe anche il noto giornalista Lauro Jardim, del quotidiano O Globo. Dalle intercettazioni di messaggi su un gruppo WhatsApp chiamato “A turma” (La banda), sarebbe emerso un piano per aggredire fisicamente il giornalista, simulando una rapina. In uno dei messaggi, Vorcaro avrebbe espresso il desiderio di “mandare a picchiare” il reporter e di fargli “rompere tutti i denti”. La difesa del banchiere ha sostenuto che le frasi siano state decontestualizzate e che non ci sia mai stata l’intenzione di minacciare i giornalisti.
IL CONTESTO: UN BANCO AL CENTRO DELLA BUFERA
Il Banco Master era finito sotto i riflettori già a novembre, quando il Banco Centrale del Brasile ne aveva decretato la liquidazione per insolvenza, con un passivo di oltre 7 miliardi di dollari che ha colpito circa 800.000 investitori. Questo evento ha dato il via all’inchiesta che ha progressivamente svelato una fitta rete di presunte connivenze tra il banchiere, funzionari pubblici e figure politiche. Lo stesso presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, ha ammesso di aver incontrato Vorcaro nel 2024 e ha promesso un’indagine approfondita “fino alle ultime conseguenze”.
Vorcaro, già arrestato una prima volta a novembre mentre tentava di lasciare il paese, era stato successivamente rilasciato con l’obbligo di indossare una cavigliera elettronica. Le nuove prove raccolte dagli inquirenti hanno però portato al suo secondo arresto, considerato necessario dal giudice André Mendonça, relatore del caso presso la Corte Suprema, per impedire il proseguimento delle attività dell’organizzazione criminale.
La morte di Luiz Phillipi Mourão, l’uomo che secondo l’accusa eseguiva gli ordini più “sensibili”, priva ora l’inchiesta di un testimone chiave, lasciando aperti numerosi interrogativi sulle reali dimensioni e implicazioni di uno scandalo che minaccia di avere ripercussioni profonde sul sistema finanziario e politico del Brasile.
