MILANO – “La verità è che sono stato colto da un malore in fase di trazione, mentre andavo. Ho avuto un dolore alla gamba, poi un mancamento… Non ho visto più nulla, era diventato tutto nero e ho perso il controllo. Ho ripreso conoscenza solo quando ho sbattuto contro quel palazzo”. Sono queste le drammatiche parole, raccolte dal quotidiano La Repubblica, di Pietro M., il tranviere di 60 anni alla guida del tram della linea 9 che venerdì pomeriggio è deragliato a Milano, causando una tragedia che ha scosso profondamente la città. Il bilancio dell’incidente, avvenuto in viale Vittorio Veneto all’angolo con via Lazzaretto, è pesantissimo: due persone hanno perso la vita e quasi cinquanta sono rimaste ferite.

La dinamica dell’incidente e il racconto del tranviere

L’incidente si è verificato intorno alle 16:11 di venerdì, quando il tram, che procedeva da piazza Repubblica verso Porta Venezia, è uscito dai binari. Secondo le prime ricostruzioni e le immagini di una telecamera montata su un’auto, il mezzo viaggiava a velocità sostenuta, ha saltato una fermata e, giunto in prossimità di uno scambio, si è inclinato paurosamente prima di schiantarsi contro la vetrina di un ristorante giapponese. L’impatto, definito “devastante” dal procuratore Marcello Viola, ha provocato la morte di due persone e il ferimento di numerosi passeggeri e passanti.

Pietro M., l’autista, è un uomo con una lunghissima esperienza: assunto nel marzo del 1991, ha trascorso 35 anni al servizio di Atm, l’azienda dei trasporti milanesi, senza mai essere coinvolto in un incidente. Intervistato poco prima delle sue dimissioni dall’ospedale Niguarda, dove è stato ricoverato per un trauma cranico, si è detto “moralmente distrutto”. “Penso a loro, il mio morale è a terra. Mi dispiace tantissimo per le vittime”, ha dichiarato, sottolineando il suo profondo sconforto per l’accaduto.

La moglie Cinzia ha confermato lo stato di prostrazione del marito: “Fisicamente ne è uscito quasi illeso, si può dire. Ma ha preso una bella botta. Ha sbattuto la testa sul vetro, ha un occhio nero. Però moralmente è distrutto, perché è successa una cosa che in tutti questi anni di lavoro non si sarebbe mai aspettato potesse succedere”. Anche lei ha ribadito la versione del malore improvviso: “Ha avuto un malore, come se fosse svenuto, nemmeno lui sa spiegare cosa gli è successo. Ha detto che non se ne è nemmeno reso conto, non ha capito più niente”.

Le indagini della Procura e le ipotesi al vaglio

La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Il conducente, Pietro M., è stato iscritto nel registro degli indagati, un atto dovuto per consentirgli di partecipare agli accertamenti tecnici. Gli inquirenti, coordinati dalla pm Elisa Calanducci, stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e accertare le cause del deragliamento. Al momento, nessuna ipotesi viene esclusa, da un errore umano a un guasto tecnico.

Tra i punti cruciali dell’indagine vi è la verifica della versione del malore fornita dall’autista. Saranno analizzate le immagini delle telecamere interne ed esterne al mezzo, anche se è emerso un “giallo” relativo a un blackout della telecamera frontale proprio nei secondi precedenti l’impatto. Verranno inoltre esaminati i dati della “scatola nera” del tram per determinare la velocità e il funzionamento dei sistemi di sicurezza, in particolare il dispositivo “a uomo morto”, che dovrebbe frenare automaticamente il mezzo in caso di malore del conducente.

Gli investigatori hanno anche acquisito la documentazione tecnica del tram e le comunicazioni tra l’autista e la centrale operativa di Atm. Il cellulare del tranviere è stato sequestrato per le opportune verifiche. Un altro elemento emerso riguarda un presunto infortunio al piede che l’autista avrebbe subito poco prima di iniziare il turno, aiutando una persona con disabilità a salire a bordo. Si dovrà accertare se questo episodio possa aver contribuito al successivo malore.

Le vittime e i feriti

Il tragico incidente ha causato la morte di due persone. La prima vittima identificata è Ferdinando Favia, un uomo di 59 anni. Inizialmente si era diffusa la notizia del decesso di un cittadino senegalese di 56 anni, Karim Touré, ma si è poi trattato di uno scambio di persona: Touré è vivo e ricoverato, mentre la seconda vittima è un altro uomo di origini africane. I feriti sono circa 48, trasportati in diversi ospedali della città; alcuni di loro versano in gravi condizioni.

Di veritas

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