Roma – L’Italia si trova di fronte a un paradosso critico: da un lato è uno dei più importanti scrigni di biodiversità in Europa per quanto riguarda le piante medicinali e aromatiche (MAPs), un settore economico che muove oltre un miliardo di euro, dall’altro questo stesso tesoro è sempre più in pericolo. Crisi climatica, perdita e frammentazione degli habitat, raccolta eccessiva in natura e commercio illegale sono le principali minacce che mettono a repentaglio specie preziose come l’arnica, la genziana e la liquirizia. A lanciare l’allarme, in occasione della Giornata Mondiale della Natura Selvatica, è Legambiente con il suo nuovo e dettagliato report “Natura selvatica a rischio 2026. Piante medicinali e aromatiche: preservare la salute, il patrimonio e i mezzi di sussistenza”.
Un Settore Florido ma Fragile
Il mercato delle piante officinali in Italia rappresenta una realtà economica di grande rilievo. Secondo gli ultimi dati del 2023, il valore del settore ha superato il miliardo di euro. Oltre alla ricchezza della flora spontanea, il nostro Paese vanta quasi 9.000 ettari dedicati alla coltivazione di circa 130 specie diverse, coinvolgendo tra i 430 e i 450 produttori specializzati. In questo scenario, il Piemonte si distingue come la regione leader per le superfici coltivate, con 750 ettari, in particolare nell’area di Pancalieri, tra Cuneo e Torino, rinomata per la produzione di menta piperita. Tuttavia, è nelle regioni del centro-sud, lungo l’arco alpino e sulla dorsale appenninica che si concentra la maggiore ricchezza di specie spontanee, grazie a condizioni climatiche e pedologiche ideali.
Le Specie Più a Rischio nel Territorio Italiano
Il report di Legambiente accende i riflettori su quelle specie che stanno pagando il prezzo più alto. Tra le più minacciate figurano:
- Genziana lutea (Gentiana lutea): Classificata come Vulnerabile (VU) o Quasi Minacciata (NT), ha subito una drastica contrazione delle sue popolazioni su Alpi e Appennini. Nonostante sia una specie protetta e inserita nell’Allegato V della Direttiva Habitat (92/43/CEE), la situazione è particolarmente grave in Sardegna, dove è considerata “In Pericolo”. L’IUCN stima una possibile riduzione del suo areale superiore al 50% entro il 2050-2070 in alcune regioni mediterranee.
- Arnica montana (Arnica montana L.): Simbolo della flora alpina medicinale, è anch’essa classificata come Vulnerabile o Quasi Minacciata a causa della raccolta intensiva e degli effetti del cambiamento climatico.
- Artemisia nana: Anche questa specie rientra tra quelle classificate come Vulnerabili o Quasi Minacciate.
A queste si aggiungono altre piante di uso comune ma non per questo meno a rischio, come il ginepro (Juniperus communis), sovrasfruttato per le sue bacche, la liquirizia (Glycyrrhiza glabra) per le radici, la valeriana e l’Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum L.). La raccolta indiscriminata e non regolamentata sta mettendo a dura prova la capacità di rigenerazione di queste preziose risorse naturali.
Un Contesto Globale Preoccupante
La situazione italiana si inserisce in un quadro internazionale altrettanto allarmante. Secondo gli ultimi dati dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), in Europa il 31% delle piante officinali è in declino. A livello mondiale, la CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione) stima che tra 50.000 e 70.000 specie di piante medicinali e aromatiche vengano raccolte per scopi curativi, culturali ed economici. Di queste, quasi 1.300 sono inserite nelle Appendici della Convenzione, a testimonianza della forte pressione a cui sono sottoposte.
L’Appello di Legambiente: Proposte per un Futuro Sostenibile
Di fronte a questo scenario, Legambiente non si limita a denunciare, ma avanza una serie di proposte concrete per invertire la rotta. “La flora officinale italiana rappresenta una risorsa biologica ed economica strategica, ma non illimitata”, ha dichiarato Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente. “La sua conservazione richiede pianificazione, competenze tecnico-scientifiche e politiche di gestione fondate su evidenze ecologiche e agronomiche”.
Le richieste principali dell’associazione includono:
- Evitare il sovrasfruttamento: È fondamentale garantire la resilienza degli ecosistemi limitando la raccolta in natura a livelli sostenibili.
- Promuovere una raccolta sostenibile: Legambiente chiede di uniformare su tutto il territorio nazionale l’adozione di criteri quantitativi e tecniche di raccolta appropriate, che non danneggino le popolazioni vegetali.
- Valorizzare le filiere trasparenti: È necessario promuovere filiere certificate e tracciabili che garantiscano la sostenibilità del prodotto dalla raccolta alla vendita finale.
- Replicare le buone pratiche: Il report censisce sei esempi virtuosi a livello nazionale, come l’alleanza “Calabria Oasi della Biodiversità d’Europa” e la filiera responsabile dei Monti Ernici nel Lazio, che dimostrano come sia possibile coniugare tutela ambientale e sviluppo economico.
La sfida, dunque, è quella di passare da un modello di sfruttamento a uno di gestione consapevole, che riconosca il valore intrinseco di questo patrimonio naturale e ne assicuri la sopravvivenza per le generazioni future. Solo così sarà possibile continuare a beneficiare delle preziose proprietà di queste piante, alleate indispensabili per la nostra salute e il nostro benessere.
