ROMA – Un passo avanti cruciale nella tutela delle vittime e nella ricerca della verità. La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva e all’unanimità la proposta di legge, a prima firma della senatrice della Lega Giulia Bongiorno, che introduce il divieto per chi uccide il coniuge, il partner di unione civile o un parente di disporre delle spoglie mortali della vittima. Si tratta di una norma di civiltà, come è stata definita dalla stessa proponente, pensata in particolar modo per contrastare i femminicidi e per colmare un vuoto normativo che fino ad oggi ha generato situazioni paradossali e dolorose.
Una legge contro l’occultamento delle prove
L’obiettivo primario del provvedimento è quello di “evitare che l’autore del femminicidio, anche se indagato, possa approfittare di un vecchio regolamento che gli conferiva il potere sulle spoglie della vittima per occultare le prove del delitto”. Come spiegato dalla senatrice Bongiorno, presidente della commissione Giustizia a Palazzo Madama, “spesso l’autore di un delitto può sfruttare le norme esistenti per far cremare il corpo della sua vittima. In questo modo, però, si disperdono prove essenziali, perché anche a distanza di anni si possono fare accertamenti sui cadaveri”. Questa legge interviene per impedire che il carnefice possa, attraverso la decisione di inumazione o, soprattutto, di cremazione, cancellare o compromettere elementi probatori che potrebbero rivelarsi fondamentali nel corso delle indagini e del processo.
Cosa prevede nel dettaglio la nuova normativa
La legge, composta da tre articoli, modifica sia il codice penale che il regolamento di polizia mortuaria (decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285). Ecco i punti salienti:
- Pena accessoria: L’articolo 1 introduce una nuova pena accessoria per chi viene condannato (o patteggia la pena) per determinati reati commessi ai danni del coniuge, partner dell’unione civile, convivente di fatto o parente. Tale pena consiste nella “decadenza dall’esercizio di ogni diritto e facoltà” relativi alla disposizione delle spoglie mortali della vittima.
- Sospensione dei diritti per gli indagati: Dal momento dell’iscrizione nel registro degli indagati e fino a un’eventuale sentenza di assoluzione passata in giudicato, scatta una preclusione assoluta per l’indagato a esercitare qualsiasi diritto sulla gestione del corpo della vittima. Questo significa che l’indagato non potrà decidere sulla tumulazione, inumazione o cremazione.
- Divieto di cremazione: Durante tutto il procedimento penale, e fino al passaggio in giudicato della sentenza, la cremazione del cadavere è in ogni caso vietata. Questa misura è particolarmente stringente e mira a preservare al massimo il corpo come potenziale fonte di prova.
Un campo di applicazione esteso
Sebbene la legge sia stata pensata principalmente per i casi di femminicidio, il suo ambito di applicazione è più ampio e riguarda una serie di gravi reati commessi all’interno della sfera familiare e affettiva. La decadenza dai diritti sulle spoglie si applica per i seguenti delitti:
- Maltrattamenti contro familiari e conviventi da cui derivi la morte della persona offesa (art. 572, terzo comma, c.p.).
- Omicidio (art. 575 c.p.).
- Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale (art. 578, primo comma, c.p.).
- Omicidio del consenziente (art. 579 c.p.).
- Istigazione o aiuto al suicidio (art. 580 c.p.).
- Omicidio preterintenzionale (art. 584 c.p.).
- Abbandono di persone minori o incapaci, se ne deriva la morte (art. 591, terzo comma, c.p.).
L’iter parlamentare e il voto unanime
La proposta di legge ha avuto un percorso parlamentare che ha visto una convergenza totale delle forze politiche. Approvata in prima lettura al Senato nel marzo del 2025 con 107 voti favorevoli, ha ricevuto il via libera definitivo alla Camera il 3 marzo 2026 con un voto unanime di 238 favorevoli. Questo consenso trasversale sottolinea l’importanza e l’urgenza di una norma percepita come un atto di giustizia e di civiltà, capace di evitare un’ulteriore ferita e un’ingiustizia per le famiglie delle vittime.
