Atene – Un Paese intero si ferma per ricordare, per protestare, per chiedere giustizia. A tre anni esatti dalla più grave tragedia ferroviaria della sua storia, la Grecia è oggi teatro di una mobilitazione nazionale senza precedenti. Più di settanta manifestazioni sono state organizzate in tutto il territorio, mentre uno sciopero generale indetto dai principali sindacati ha paralizzato trasporti e servizi pubblici. Il cuore della protesta batte ad Atene, in piazza Syntagma, di fronte al Parlamento, dove un’immensa folla si è radunata sotto lo striscione emblematico: “Le nostre vite per il loro profitto”. È il grido di una nazione che non dimentica le 57 vittime, in gran parte studenti universitari, che persero la vita nella notte del 28 febbraio 2023.
Una Ferita Ancora Aperta: La Notte della Tragedia
La memoria torna a quella notte maledetta quando, nei pressi della valle di Tebi, un treno passeggeri Intercity partito da Atene e diretto a Salonicco si scontrò frontalmente con un treno merci che viaggiava in direzione opposta sullo stesso, unico binario. L’impatto fu devastante, seguito da un incendio che trasformò le prime carrozze in un inferno di lamiere e fiamme. Le indagini iniziali puntarono il dito contro un tragico errore umano del capostazione di Larissa. Tuttavia, emerse quasi subito una verità ben più amara e complessa: la tragedia si era consumata su un tratto di linea ferroviaria dove il sistema di controllo remoto del traffico (ETCS), che avrebbe potuto prevenire lo scontro, non era operativo. Questo dettaglio ha trasformato un incidente in un presunto crimine, alimentando la rabbia e l’indignazione di un’intera società.
La Mobilitazione: Scioperi, Cortei e la Richiesta di Verità
La giornata di oggi vede la Grecia attraversata da un’ondata di proteste. I treni sono fermi in tutto il Paese e i traghetti sono rimasti ancorati nei porti, a seguito dell’adesione allo sciopero dei ferrovieri e della Federazione panellenica dei marinai (Pno). A questi si è unito il potente sindacato dei lavoratori del settore pubblico, ADEDY, la cui mobilitazione ha causato disagi significativi anche nei trasporti urbani e nei servizi. L’obiettivo comune, come dichiarato dai sindacati, non è solo commemorare le vittime, ma esigere che venga fatta piena luce sulle responsabilità. I familiari delle vittime, sostenuti da partiti di opposizione e da un’ampia fetta della società civile, accusano apertamente il governo conservatore di Kyriakos Mitsotakis di voler insabbiare le responsabilità politiche e manageriali che hanno portato al disastro.
Un’accusa pesante riguarda la gestione del luogo dell’incidente nelle ore e nei giorni successivi, con interventi che, secondo alcuni, avrebbero potuto compromettere la raccolta di prove vitali. Inoltre, una perizia indipendente commissionata dai familiari ha sollevato dubbi sulla natura del carico del treno merci, ipotizzando la presenza di solventi chimici non dichiarati che potrebbero aver causato il violento incendio seguito allo schianto.
La Battaglia Legale e la Risposta della Politica
Mentre le piazze si riempiono, l’attenzione è rivolta anche alle aule di tribunale. L’inizio del processo sull’incidente è atteso per il prossimo 23 marzo, un appuntamento cruciale per le famiglie che da tre anni lottano per la verità. La loro battaglia, però, non si limita al procedimento penale: hanno raccolto oltre un milione di firme per una petizione che chiede la modifica delle leggi sull’immunità parlamentare, per poter perseguire anche i ministri e i politici che ritengono responsabili delle croniche carenze del sistema ferroviario.
Di fronte alla rabbia crescente, il Primo Ministro Kyriakos Mitsotakis ha rilasciato una dichiarazione in occasione dell’anniversario, parlando di un “dolore che si unisce in una richiesta comune: che i responsabili della tragedia siano chiamati a rispondere in modo rigoroso, e imparziale”. Ha inoltre promesso che lo Stato correggerà “rapidamente lacune ed errori nel suo funzionamento, affinché il nostro Paese non viva più un simile dramma”. Parole che, tuttavia, faticano a placare una società che si sente tradita e che chiede a gran voce non solo colpevoli, ma un cambiamento radicale nella gestione della cosa pubblica, dove la sicurezza dei cittadini venga prima di ogni altra considerazione economica o politica.
