GENOVA – Un monito forte e chiaro contro i pericoli di un’intelligenza artificiale senza regole, che rischia di concentrare un potere immenso nelle mani di pochi colossi tecnologici a discapito dei diritti dei cittadini. È questo il cuore dell’intervento di Simone Gamberini, presidente nazionale di Legacoop, che dalla prestigiosa cornice della Biennale dell’economia cooperativa a Genova, ha sollecitato l’Italia a dotarsi di una legge specifica per governare la rivoluzione digitale. L’evento, intitolato ‘Filosofia, estetica cooperativa e intelligenza artificiale’, ha trasformato per due giorni il capoluogo ligure nel centro del dibattito nazionale sull’impatto sociale, economico e culturale dell’IA.
Il Rischio di un Oligopolio Digitale
“In un mercato senza regole sull’intelligenza artificiale rischiamo di trovarci in breve tempo sotto il controllo di poche grandi piattaforme con un solo obiettivo: estrarre i nostri dati per manipolare i comportamenti e i consumi”. Con queste parole, Gamberini ha descritto uno scenario preoccupante, dove “quattro o cinque colossi dell’IA” potrebbero orientare non solo le scelte di acquisto, ma anche le informazioni a cui accediamo e, di conseguenza, il nostro stesso pensiero. La questione, ha sottolineato il presidente della più antica associazione cooperativa italiana, trascende la mera economia per diventare un vero e proprio “problema democratico”. La capacità di questi algoritmi di elaborare sterminate quantità di dati personali per profilare gli utenti e condizionarne le decisioni rappresenta una minaccia diretta alla sovranità individuale e collettiva.
La Proposta: una “Sussidiarietà Digitale”
Di fronte a questa sfida epocale, la ricetta proposta da Gamberini si ispira ai principi fondanti della nostra Repubblica. “Dobbiamo agire come nel 1945 i padri costituenti costruendo una sussidiarietà digitale“, ha affermato, evocando la necessità di un nuovo patto sociale per l’era dell’algoritmo. Questo nuovo quadro normativo dovrebbe consentire di “riprendere un controllo democratico dei dati e del loro utilizzo”. L’idea è quella di contrastare il modello estrattivo delle Big Tech, che operano su un mercato globale spesso eludendo le normative locali, con un sistema che rimetta al centro i cittadini e le comunità. In quest’ottica, il mondo cooperativo si candida a essere un attore chiave, proponendo modelli alternativi basati sulla condivisione e la redistribuzione equa del valore generato dai dati.
Una delle proposte concrete emerse durante la Biennale è la creazione di “cooperative IA”, entità in cui i proprietari dei dati si organizzano per gestire collettivamente le proprie informazioni, riequilibrando così il rapporto di forza con le grandi piattaforme.
Il Contesto Europeo e la Via Italiana
Gamberini ha riconosciuto l’importanza dell’AI Act europeo, definito “un passo avanti” per aver introdotto per la prima volta limiti e regole a livello continentale. Tuttavia, la normativa comunitaria da sola non basta. “Oggi non solo in Italia ma un po’ in tutti i Paesi dobbiamo capire come regolarla”, ha aggiunto, evidenziando la necessità di una legislazione nazionale che recepisca e specifichi i principi europei. L’Italia, in effetti, si è già mossa in questa direzione, approvando una legge che si allinea all’AI Act e designa l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) come autorità di vigilanza. La legge italiana pone un accento particolare sulla tutela penale e sulla governance in settori chiave come sanità, lavoro e diritto d’autore.
L’appello di Legacoop da Genova si inserisce quindi in un dibattito già avviato, ma ne sottolinea l’urgenza e la dimensione etica e sociale. Non si tratta solo di ottimizzare processi produttivi, ma di essere consapevoli di “come funziona l’algoritmo” e di governarlo per evitare che “un mercato non regolato produca effetti negativi e molte disuguaglianze”. Come ha ribadito Gamberini, lo sviluppo dell’IA è “un qualcosa di positivo, ma va governato”.
