TEHERAN – Il Medio Oriente è sull’orlo di un conflitto su larga scala dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno sferrato un attacco militare congiunto e “preventivo” contro l’Iran nelle prime ore di sabato 28 febbraio. L’operazione, denominata “Roaring Lion” (“Leone Ruggente”) da Israele e “Operation Epic Fury” dal Pentagono, ha avuto come obiettivo primario l’apparato militare e la leadership politica e religiosa della Repubblica Islamica, culminando nell’uccisione della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei.

La conferma della morte di Khamenei è arrivata nella serata di sabato dal presidente statunitense Donald Trump, che ha definito l’Ayatollah “una delle persone più malvagie della storia”. Secondo quanto riportato, il compound dove risiedeva Khamenei a Teheran è stato colpito da circa 30 bombe sganciate da velivoli israeliani. Immagini satellitari pubblicate dal New York Times mostrano la distruzione di diversi edifici all’interno del complesso. La televisione di stato iraniana ha confermato il decesso, annunciando 40 giorni di lutto nazionale.

Un’offensiva su vasta scala

L’attacco, descritto da funzionari americani come significativamente più esteso rispetto ai raid contro gli impianti nucleari iraniani del giugno 2025, ha coinvolto centinaia di velivoli da combattimento. Secondo fonti militari israeliane, circa 200 caccia hanno colpito quasi 500 obiettivi in tutto l’Iran, incluse batterie di difesa aerea e lanciatori di missili. Le esplosioni sono state segnalate in numerose città, tra cui la capitale Teheran, Isfahan, Shiraz, Tabriz, Qom, Karaj e Kermanshah. Tra gli obiettivi colpiti figurano sedi di ministeri, come quello dell’Intelligence e della Difesa, e il quartier generale delle forze armate.

L’operazione ha preso di mira anche alti funzionari del regime. Sebbene la sorte del presidente Masoud Pezeshkian non sia ancora chiara, fonti non ufficiali hanno riportato la morte di importanti figure come il comandante delle Guardie Rivoluzionarie, Mohammad Pakpour, e il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh. L’obiettivo dichiarato da Trump e dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è quello di “rimuovere le minacce” poste dal regime iraniano e, potenzialmente, di favorirne un rovesciamento, esortando il popolo iraniano a “prendere il controllo del proprio governo”.

La reazione immediata di Teheran

La risposta dell’Iran non si è fatta attendere. Le Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) hanno lanciato l’operazione “Truth Promise 4”, scagliando decine di missili balistici e droni contro Israele e le basi militari statunitensi nella regione. Sirene d’allarme sono risuonate a Tel Aviv e Gerusalemme, e il governo israeliano ha richiamato 70.000 riservisti. Attacchi sono stati registrati contro le basi americane in Bahrain, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. A Dubai, la caduta di frammenti di missili intercettati ha causato il ferimento di quattro persone. L’Iran ha inoltre annunciato la chiusura dello strategico Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 30% del petrolio mondiale.

Il contesto dell’escalation

Questa drammatica escalation giunge dopo settimane di crescenti tensioni e il fallimento dei negoziati sul programma nucleare iraniano. Già nel giugno 2025, un conflitto noto come la “Guerra dei 12 giorni” aveva visto raid statunitensi e israeliani contro i siti nucleari di Fordow, Natanz e Esfahan. Le trattative diplomatiche, riprese a febbraio, non hanno portato a una soluzione, con Washington che chiedeva lo smantellamento delle capacità nucleari di Teheran. A ciò si aggiunge la brutale repressione delle proteste interne in Iran, che ha spinto Trump a minacciare più volte un intervento.

La cronologia recente è segnata da una serie di eventi che hanno alzato la posta in gioco:

  • 31 luglio 2024: Uccisione a Teheran del leader di Hamas, Ismail Haniyeh, in un raid attribuito a Israele.
  • 27 settembre 2024: Uccisione del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, in un attacco aereo israeliano.
  • Giugno 2025: Operazione “Midnight Hammer”, con attacchi statunitensi ai siti nucleari iraniani.

Reazioni internazionali e prospettive future

La comunità internazionale ha reagito con profonda preoccupazione. L’Unione Europea ha definito gli sviluppi “estremamente preoccupanti”, convocando riunioni di emergenza. Il governo italiano, attraverso la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha avviato contatti con gli alleati per favorire un allentamento delle tensioni. La Russia ha condannato gli attacchi come una “grave violazione del diritto internazionale”. La Svizzera si è detta “profondamente preoccupata”.

Il futuro della regione appare ora più incerto che mai. L’uccisione di Khamenei crea un vuoto di potere al vertice della Repubblica Islamica, la cui stabilità è ora a rischio. L’operazione militare, che secondo fonti americane potrebbe durare per giorni o settimane, rischia di innescare un conflitto regionale più ampio e devastante. Mentre Trump dichiara che i bombardamenti continueranno “finché sarà necessario per raggiungere la pace in Medio Oriente”, il mondo trattiene il fiato di fronte a una crisi che potrebbe avere conseguenze globali incalcolabili.

Di atlante

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