TORINO – Un sospiro di sollievo e un sorriso che riaccende la speranza. Elsa, la studentessa quindicenne di Biella rimasta vittima del devastante incendio che la notte di Capodanno ha distrutto il locale ‘Le Constellation’ a Crans-Montana, in Svizzera, è tornata in Italia. Accompagnata dalla madre, che non l’ha mai lasciata sola in queste lunghe settimane, è atterrata nel primo pomeriggio di oggi all’ospedale CTO di Torino a bordo di un elicottero proveniente da Zurigo. Ad attenderla, l’equipe specializzata del Centro Grandi Ustioni, eccellenza italiana dove la giovane proseguirà il suo complesso percorso di cure e riabilitazione.

Il calvario dopo la tragedia di Capodanno

La notte del 31 dicembre scorso doveva essere una serata di festa per celebrare l’arrivo del nuovo anno, ma si è trasformata in una tragedia immane. Un incendio, le cui cause sono ancora al vaglio degli inquirenti svizzeri e italiani, è divampato nel locale ‘Le Constellation’, provocando numerose vittime e feriti. Tra questi, Elsa, che ha riportato gravissime ustioni di secondo e terzo grado su circa il 60% del corpo. Le sue condizioni sono apparse subito disperate, tanto da richiedere il ricovero d’urgenza in Svizzera e un lungo periodo in coma farmacologico.

Per 22 lunghissimi giorni, la ragazza ha lottato tra la vita e la morte. Poi, il lento risveglio, un primo, flebile segnale che ha riacceso la speranza nei cuori dei genitori e di un’intera comunità, quella biellese, che si è stretta attorno alla famiglia con un affetto travolgente. In queste settimane, la giovane ha subito numerosi e delicati interventi chirurgici all’ospedale universitario di Zurigo, mostrando una forza e una tenacia straordinarie.

Il ritorno in Italia: un nuovo inizio

Il trasferimento a Torino, reso possibile dal progressivo miglioramento e dalla stabilizzazione delle sue condizioni cliniche, segna una tappa fondamentale nel suo percorso di guarigione. “È la prima vera buona notizia da quel maledetto giorno“, ha commentato il padre Lorenzo, sottolineando la felicità della figlia nel poter finalmente tornare nel suo Paese. All’arrivo al CTO, come riportato dal personale medico, Elsa è apparsa vigile, cosciente e ha persino accennato un sorriso, un’immagine potente che testimonia la sua incredibile voglia di vivere.

Da lunedì scorso, la quindicenne ha ripreso a respirare autonomamente, un progresso decisivo che ha convinto i medici svizzeri a dare il via libera per il rientro. Ora si trova ricoverata nel reparto di terapia sub-intensiva del Centro Grandi Ustioni, dove potrà contare sull’assistenza continua della madre e sulla vicinanza del padre. “La strada è ancora molto lunga“, ha precisato Massimo Navissano, direttore del centro, “è una paziente molto delicata, ha subito tanti interventi, ma faremo tutto il possibile per renderla il più breve possibile“.

Le indagini proseguono tra Italia e Svizzera

Mentre Elsa inizia questo nuovo capitolo della sua battaglia, le indagini sulla strage di Crans-Montana proseguono su un doppio binario. La magistratura del Canton Vallese e la Procura di Roma stanno lavorando per accertare le responsabilità di quanto accaduto. Nel mirino degli inquirenti ci sono i gestori del locale, accusati di non aver rispettato le norme antincendio. Testimonianze di altri ragazzi italiani feriti nel rogo parlano di uscite di sicurezza sbarrate e di un fuoco divampato in pochi istanti, forse innescato da alcune candele pirotecniche utilizzate per festeggiare. Recentemente, è stato acquisito agli atti dell’inchiesta un nuovo video che mostra il momento esatto in cui le fiamme hanno avvolto il soffitto del locale, ricoperto di materiale fonoassorbente infiammabile. La famiglia di Elsa, come dichiarato dal padre, non cerca vendetta ma vuole capire cosa sia successo e perché la vita della loro figlia sia cambiata per sempre.

La vicenda ha scosso profondamente l’opinione pubblica e ha visto anche l’intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che durante una visita a Zurigo ha incontrato i genitori della ragazza e ha nuovamente telefonato al padre in occasione del suo rientro in Italia, per esprimere la sua vicinanza e quella di tutto il Paese.

Di veritas

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