Una scossa tellurica sta attraversando il mondo del food delivery in Italia. La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, ha acceso un faro potentissimo sulle condizioni di lavoro dei rider, disponendo il controllo giudiziario per due dei colossi del settore, Foodinho-Glovo e Deliveroo. L’ipotesi di reato è pesantissima: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, in una parola, caporalato. Un’inchiesta che coinvolge circa 60mila ciclofattorini in tutta Italia e che promette di ridisegnare le regole di un settore in crescita esponenziale.
L’Affondo della Procura: Paghe da Fame e “Caporalato Digitale”
Al centro dell’indagine, coordinata dal Pubblico Ministero Paolo Storari, vi è un modello di business che, secondo gli inquirenti, si baserebbe sullo sfruttamento sistematico dei lavoratori. I rider, formalmente inquadrati come lavoratori autonomi con partita IVA, sarebbero in realtà trattati come dipendenti, senza però godere delle tutele fondamentali. Le paghe, spesso di 3 o 4 euro a consegna, costringono i ciclofattorini a turni massacranti per raggiungere un reddito minimo, che in moltissimi casi resta ben al di sotto della “soglia di povertà”, calcolata dagli investigatori in un reddito netto di poco superiore ai 16.000 euro annui (circa 1.245 euro al mese per 13 mensilità). Le analisi della Procura evidenziano una “sostanziale prevalenza”, tra il 73% e l’81%, di rider che percepiscono redditi inferiori a tale soglia, pur lavorando un numero di ore superiore a un normale orario settimanale.
L’intera organizzazione del lavoro, secondo le accuse, è gestita da un algoritmo: è la piattaforma a decidere l’assegnazione degli ordini, a monitorare tempi e percorsi, a valutare le performance e a penalizzare chi rifiuta una consegna. Un sistema di “eterodirezione” che, di fatto, svuota di significato l’autonomia del lavoratore, configurando quello che è stato definito un vero e proprio “caporalato digitale”.
Foodinho-Glovo: La Strada Verso la Regolarizzazione
Per Foodinho-Glovo, la prima a finire sotto la lente della magistratura, il percorso verso la normalizzazione è già iniziato. Dopo il provvedimento d’urgenza del PM Storari, convalidato il 19 febbraio dal GIP Roberto Crepaldi, è stato nominato un amministratore giudiziario, Adriano Romanò. Il suo compito è cruciale: affiancare il management per “provvedere alla regolarizzazione dei lavoratori”. Il dialogo tra l’azienda e l’amministratore è già avviato, con l’obiettivo di definire un adeguamento delle retribuzioni e introdurre forme contrattuali che garantiscano maggiori tutele, passo fondamentale per ottenere una futura revoca del controllo giudiziario.
Deliveroo: Indagine in Corso e Primi Colloqui
Anche Deliveroo Italy S.r.l. è ora sottoposta a controllo giudiziario per le medesime ipotesi di reato, che riguarderebbero circa 3.000 rider a Milano e 20.000 a livello nazionale. Il provvedimento, eseguito dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, è in attesa di convalida da parte di un GIP. Nel frattempo, si è tenuto un primo colloquio tra gli inquirenti e i legali della società, che ha dichiarato la propria intenzione di collaborare con le autorità. L’indagine ha raccolto le testimonianze di oltre 50 rider, i cui racconti descrivono un quadro di sfruttamento e controllo pervasivo da parte della piattaforma.
La Filiera dello Sfruttamento: Nel Mirino Anche i Grandi Clienti
L’onda d’urto dell’inchiesta non si ferma alle piattaforme di delivery. La Procura ha infatti esteso le sue attenzioni ai grandi gruppi “clienti”, ovvero le catene di ristorazione e della grande distribuzione che si avvalgono dei rider per le consegne a domicilio. Nomi come McDonald’s Italia, Burger King, Esselunga, Carrefour, KFC, Poke House e Crai hanno ricevuto una richiesta di consegna di documentazione. L’obiettivo è analizzare i loro modelli organizzativi e verificare se siano idonei a prevenire lo sfruttamento lungo tutta la filiera. Se emergeranno lacune, queste società potrebbero rischiare provvedimenti per un’eventuale agevolazione colposa dello sfruttamento. Un approccio investigativo già visto in altre inchieste milanesi, ad esempio nel settore della moda, che mira a responsabilizzare tutti gli attori della catena produttiva.
Le Reazioni e le Prospettive Future
L’intervento della magistratura è stato accolto con favore dalle organizzazioni sindacali, che da anni denunciano la precarietà e lo sfruttamento nel settore della gig economy. Per molti, questa inchiesta rappresenta una sconfitta del sistema contrattuale finora adottato e conferma la necessità di applicare contratti nazionali, come quello della Logistica, che garantiscano salari dignitosi e tutele piene. La strada intrapresa dalla Procura di Milano potrebbe segnare un punto di svolta, costringendo le piattaforme a rivedere radicalmente i loro modelli di business e spingendo il legislatore a intervenire per normare in modo più equo un settore cruciale della nuova economia.
